Di acqua ce n'è abbastanza, anche per aiutare altri distretti

Talete sosteneva che l’acqua fosse alla base di tutte le cose. Se oggi fosse tra noi, preoccupati come siamo di andare incontro ad un’altra estate di siccità, il filosofo originario di Mileto se ne uscirebbe con il più classico dei «ve l’avevo detto». Lo vedremmo bene alle AIL, Talete. L’anno scorso l’azienda luganese è stata confrontata con un aumento delle richieste d’acqua da parte dei Comuni attorno alla città: più venti percento. Perché? «Sono Comuni che basano il loro approvvigionamento sulle sorgenti – spiega il capo dell’area Acqua e Gas Michele Broggini – e che quindi sono i primi a sentire l’effetto della siccità». Gli ettolitri forniti all’ingrosso ai Municipi della regione hanno costituito circa il ventitré percento della «produzione» complessiva di acqua, che è stata quasi identica a quella dell’anno procedente. Il distretto è sempre stato abbastanza ricco dal punto di vista idrico, ma i cambiamenti climatici hanno fatto traballare alcune certezze. Viene da chiedersi quanto siamo vicini al razionamento, anche nelle zone urbane, di un bene che non ci è mai mancato e che, come tutte le cose che ci sono sempre, tendiamo a dare per scontato.
Razionamenti lontani
«La preoccupazione esiste – ammette Broggini – e come azienda ci siamo preparati per assicurare quantitativi sufficienti. Il razionamento è una misura estrema, prima ce ne sono altre come la sensibilizzazione e la limitazione di determinati usi. L’acquedotto di Lugano comunque gode ancora di una situazione favorevole grazie al fatto di avere diverse fonti, due delle quali, il lago e la falda, sono poco dipendenti dalle precipitazioni». Quasi tutte le zone servite dalle AIL sono connesse ad almeno due fonti, perciò eventuali limitazioni sarebbero ridotte a poche aree. La positività del quadro fa sorgere una domanda:è ipotizzabile una solidarietà idrica nei confronti dei distretti messi peggio?«Il nostro acquedotto funge già da supporto per un gran numero di Comuni che prelevano acqua (le forniture all’ingrosso citate prima, ndr) e quindi esiste già un sistema di apporto in caso di necessità. Per i Comuni non collegati alla nostra rete, ovviamente, il trasporto risulta più difficile: in caso di emergenza sarebbe necessario posare delle condotte provvisorie o trasportare l’acqua con delle autobotti». Di richieste in tal senso non ce ne sono ancora state, «ma in termini di quantità potremmo produrre l’acqua necessaria» fa sapere sempre Broggini. Unico problema, risolvibile: le autobotti andrebbero noleggiate da terzi.
Dalle montagne al lago
Nel frattempo le AIL lavorano per ottimizzare la propria rete, ad esempio con il risanamento delle sorgenti e dei manufatti che raccolgono la loro acqua. Un progetto in tal senso è stato lanciato due anni fa sulle pendici del Tamaro ed è tuttora in fase di sviluppo. «Va detto che in termini quantitativi il miglioramento sarà modesto: queste sorgenti coprono circa il quindici percento del fabbisogno totale e, come per tutte le sorgenti, la loro produzione è influenzata dalle piogge». Come fonte ha un peso ben maggiore il Ceresio, la cui acqua viene prelevata, resa potabile e immessa nella rete. A tal proposito, la Città ha deciso di costruire una nuova stazione di pompaggio in via Vella a Cassarate, dove già ci sono alcuni impianti. Il progetto sta avanzando. «È il più importante per il nostro comprensorio – osserva Broggini – in quanto concretizza la nostra strategia di diversificazione e ridondanza delle fonti. Grazie a questo impianto, in caso di problemi dovuti a siccità, inquinamenti o a dei guasti, l’impatto sull’utenza sarà limitato, se non impercettibile». Dopo la realizzazione di questa opera, che prevede la posa di strutture provvisorie in zona Ronchetto, vicino all’Ospedale Civico, sarà necessario potenziare l’impianto del pian Casoro a Barbengo. «In termini quantitativi il suo apporto è meno importante, ma comunque necessario per garantire l’approvvigionamento del comparto sud».
Il prezzo della certezza
Tutto ciò chiaramente ha dei costi, e non sono indifferenti. Per l’impianto di Cassarate, ad esempio, si parlava di decine di milioni di franchi. Anche per questo, il Municipio aveva deciso di alzare del venti percento, dal 2022, le tariffe dell’acqua potabile, promettendo di non toccarle più per i cinque anni successivi. Era il dicembre del 2021. «Nel frattempo sono cambiate diverse cose, come i prezzi dell’energia o dei materiali, oltre ai costi generali» annota Broggini. «La situazione viene monitorata attentamente e se necessario formuleremo delle proposte al Municipio, organo competente per definire le tariffe». Un nuovo aumento a breve termine non può quindi essere escluso. Chissà cosa direbbe Talete.
