Diffamazione prescritta

BELLINZONA - Il procedimento contro Matteo Cheda è stato abbandonato poiché il reato di diffamazione del quale è accusato è ormai prescritto. Così ha stabilito il giudice della Pretura penale Siro Quadri, dopo che l'incarto era tornato nelle sue mani in ossequio alla decisione della sua collega della Corte d'appello e di revisione penale Giovanna Roggero-Will.
Il giornalista bellinzonese, patrocinato dall'avvocato Patrick Gianola, il 26 novembre del 2015 si era infatti visto accogliere l'appello presentato contro la sentenza di colpevolezza (30 aliquote giornaliere da 120 franchi sospese ed una multa di 750 franchi) pronunciata un anno prima proprio dal giudice Siro Quadri. Sentenza che la Corte d'appello aveva annullato, rinviando la causa alla Pretura penale per un nuovo giudizio.
Ma nel frattempo, cioè trascorsi quattro anni dai fatti, il reato di diffamazione è caduto in prescrizione. Di modo che al giudice Quadri non è rimasto altro da fare che decretare l'abbandono del procedimento penale nei confronti di Matteo Cheda.
Era stato aperto nel 2011 a seguito delle querele sporte contro il giornalista indipendente dagli avvocati Franco e Filippo Gianoni. I due legali, patrocinati dal collega Stefano Camponovo, ritenevano che il loro onore fosse stato leso con la pubblicazione tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 di due articoli su CdT e laRegione Ticino e con l'opuscolo distribuito nel giugno del 2011, alla vigilia della votazione sull'insediamento all'ex campo militare della nuova sede dell'Istituto di ricerca in biomedicina.
La questione a sapere se Matteo Cheda li abbia effettivamente diffamati rimarrà dunque irrisolta. A meno che la Corte dei reclami penali non dovesse accogliere un'eventuale opposizione alla decisione del giudice Siro Quadri presentata dalla pubblica accusa, oppure dagli avvocati Gianoni.
