L'intervista

«Dipendenze, la prevenzione dovrebbe essere rafforzata»

Martedì 11 novembre un convegno per capire l'impatto sociale di alcol, droghe e tecnologia – Ne parliamo con il professor Andreas Cerny e con Alberto Moriggia, direttore sanitario di Ingrado
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Giona Carcano
06.11.2025 06:00

In Svizzera le dipendenze sono in costante crescita: accanto all’alcol e alla minaccia degli oppioidi sintetici, aumenta rapidamente il consumo di crack, mentre la dipendenza tecnologica emerge come nuova sfida con effetti sul benessere mentale e sociale. Martedì 11 novembre, la Fondazione Epatocentro Tino, con EOC e USI, organizza un incontro sul tema. Ne parliamo con il professor Andreas Cerny, direttore della fondazione, e con Alberto Moriggia, direttore sanitario di Ingrado

Professor Andreas Cerny, come vive la problematica delle dipendenze nella sua quotidianità? Vede lacune alle quali la politica sanitaria dovrebbe dare risposte?
«Rispondo da medico che ha vissuto l’epidemia dell’AIDS, dell’epatite B e C favorite dall’uso di droghe per via endovenosa, e che si confronta quotidianamente con le conseguenze della dipendenza da alcol e tabacco. Le strategie classiche - come la sensibilizzazione sui rischi, il tentativo di ridurre i consumi a rischio, la prevenzione dei danni correlati e il sostegno ai trattamenti - vengono promosse con mezzi spesso limitati. Una delle ragioni principali è la carenza di ricerca sulla prevalenza delle diverse forme di dipendenza, sulle loro cause e sulle strategie che possono essere messe in atto per prevenirle e curarle. Troppo spesso i fondi per la ricerca vengono destinati a tematiche che promettono risultati veloci e concreti, idealmente brevettabili, a scapito della ricerca in ambito sociale. In assenza di questi dati, il sistema politico-sanitario resta inerte. Non è sempre stato così: ricordo che la Svizzera, alla fine degli anni ’80, era all’avanguardia nello sviluppo di una strategia di somministrazione controllata di oppiacei che ha permesso la reintegrazione sociale di molte persone, salvando al contempo molte vite. Ci voleva molto coraggio per promuovere e attuare l’idea di somministrare oppiacei in modo controllato a persone con una forte dipendenza da eroina. Proprio questa visione e questo coraggio oggi mancano».

A suo avviso, quali strumenti mancano oggi a livello di prevenzione e intervento precoce, soprattutto per le nuove dipendenze (digitali, comportamentali)?
«Il nostro sistema sanitario ci permette di curare le conseguenze delle dipendenze da sostanze, ma mette a disposizione pochi mezzi per la loro prevenzione. La Legge sull’assicurazione malattia (LAMal) è stata concepita principalmente per la cura delle malattie e, di conseguenza, copre solo un numero limitato di prestazioni preventive, come i controlli durante la gravidanza, le vaccinazioni o i test di screening per i tumori. Troppo spesso ci troviamo a operare in un “modus operandi da pompiere sanitario”, intervenendo solo quando la dipendenza ha già prodotto i suoi danni: per esempio, quando si scopre un tumore al polmone in un fumatore, o una cirrosi epatica in una persona dipendente da alcol. Nel caso delle dipendenze digitali, la prevenzione dovrebbe iniziare in età precoce, già in ambito familiare. Penso, ad esempio, a quando i genitori affidano lo smartphone al bambino invece di coinvolgerlo in un’attività condivisa. Se mi chiede quali patologie vedremo in futuro come conseguenza delle dipendenze digitali, non saprei ancora dirlo. Sarà un tema di ricerca molto importante: dovremo prima comprendere la dimensione e la dinamica del problema, identificarne i fattori che lo condizionano, le manifestazioni, sviluppare le strategie efficaci di prevenzione e cura. Solo allora potremo dotare il sistema sanitario degli strumenti adeguati ad affrontare il problema. La strada, purtroppo, è ancora lunga».

Qual è il ruolo del medico oggi nella gestione e prevenzione delle dipendenze?
«Attribuisco un ruolo importante al pediatra: durante i controlli e le vaccinazioni, egli risponde alle problematiche comportamentali sollevate dai genitori. L’adolescente e il giovane adulto hanno solo pochi contatti con il medico di famiglia e, di conseguenza, diminuiscono le possibilità di individuare situazioni a rischio legate alle dipendenze o di instaurare interventi mirati. Da adulto si consulta il medico, di regola poco e al bisogno. I problemi di dipendenza vengono spesso a galla solo tardivamente, per esempio in pronto soccorso per infortuni avvenuti sotto effetto di sostanze. Troppo spesso, in questi casi, l’intervento si limita alla gestione immediata (come la medicazione di una ferita e la somministrazione dell’antitetanica). La vera prevenzione dovrebbe iniziare molto prima ed è lì che il sistema spesso non funziona. Una volta che la dipendenza è stata individuata, ritengo che in Ticino la rete di cura e la collaborazione tra specialisti funzionino generalmente bene».

Troppo spesso ci troviamo ad agire quando la dipendenza ha già prodotto i suoi danni, in un modus operandi da pompieri

Dottor Alberto Moriggia, il panorama delle dipendenze oggi in Svizzera è profondamente cambiato. Come direttore sanitario di Ingrado, quali sono le principali trasformazioni che ha osservato negli ultimi dieci anni?
«Negli ultimi anni il panorama delle dipendenze è cambiato soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione. Oggi molti pazienti presentano dipendenze croniche insieme ad altre malattie, assumono più farmaci e hanno bisogno di cure e assistenza direttamente a casa. Sul fronte delle sostanze, si è ridotto l’uso degli oppioidi mentre è aumentato quello della cocaina: un fenomeno legato al mercato e alla maggiore disponibilità. Questo ha richiesto un adeguamento nelle modalità di presa in carico dei pazienti stessi. L’alcol, invece, resta la principale dipendenza in Ticino, coinvolgendo tutte le fasce d’età. Negli ultimi dieci anni si è inoltre accentuata l’attenzione verso le dipendenze comportamentali, in particolare il gioco d’azzardo, cresciuto anche grazie alla possibilità di giocare online tramite smartphone».

L’aumento del consumo di crack e la minaccia degli oppioidi sintetici rappresentano una nuova fase della crisi delle dipendenze. Che cosa sta succedendo davvero sul territorio rispetto a questi fenomeni?
«In Svizzera, e anche in Ticino, si osserva un netto aumento del consumo di crack. È una sostanza più economica, facilmente reperibile e semplice da usare: viene venduta già pronta, senza bisogno di particolari competenze, e questo ha ampliato il numero di consumatori. Molti ex consumatori di eroina sono passati al crack proprio per la sua disponibilità. Dal punto di vista sanitario, il crack comporta danni più gravi rispetto a eroina e oppioidi, e per questo abbiamo dovuto adattare i nostri modelli di presa in carico. Quanto agli oppioidi sintetici, al momento non rappresentano un’emergenza reale in Ticino, anche se restano sotto stretta osservazione; siamo pronti a intervenire qualora la situazione dovesse cambiare».

L'alcol è ancora la principale dipendenza in Ticino

In alcune zone degli Stati Uniti il problema della dipendenza da Fentanyl è ormai dilagante. Esiste un rischio simile anche in Europa e in Svizzera?
«In Svizzera il fenomeno è ancora marginale, ma l’attenzione resta alta e il monitoraggio costante. Il rischio infatti esiste, perché è sempre il mercato a determinare la diffusione delle sostanze. Tuttavia, le condizioni sociali e sanitarie europee e svizzere sono molto diverse da quelle di Stati Uniti e Canada. Lì, diversi fattori tra cui il sistema sanitario, la gestione della povertà e la complessità urbana hanno creato un terreno favorevole».

Quali fattori sociali e ambientali stanno alimentando le nuove dipendenze in Svizzera e in particolare in Ticino? La solitudine, i social media o la pressione della società possono essere elementi che contribuiscono al fenomeno?
«Viviamo in una società dei consumi, dove tutto è a portata di mano, anche le sostanze. Oggi è possibile ordinare molte sostanze psicoattive direttamente online e riceverle a casa, un fattore che aumenta la disponibilità e quindi il rischio di consumo. Ma alla base del problema c’è quasi sempre una determinante sociale. In Ticino diversi fenomeni, per esempio l’invecchiamento della popolazione, la difficoltà che possono avere le persone, giovani o meno, nel trovare il proprio ruolo nella società, finiscono per giocare un ruolo importante nell’attivare o aggravare situazioni di dipendenza».

L’undicesima edizione della piattaforma di discussione si concentrerà il prossimo martedì 11 novembre sul tema seguente: «Tra salute, libertà personale e profitto: il dilemma delle dipendenze di oggi». Dalle 17 interverranno (accoglienza dalle 16.45) nell’aula polivalente del Campus Est dell’USI di Lugano, Giovanni Pedrazzini, Raffaele De Rosa, Giorgio Merlani, Daniele Zullino, Alain Kaelin, Alberto Moriggia. A moderare la discussione, il vicedirettore del Corriere del Ticino, Gianni Righinetti. Iscrizioni su piattaformasanitaticino.ch