Alla frontiera

Distributori di benzina: «Berna ci deve aiutare»

Il decreto carburante, in vigore da giovedi in Italia, ha fatto calare di 25 centesimi il prezzo per litro nella Penisola – Martinoni, CEO di ECSA e portavoce delle stazioni di servizio: «La Confederazione, questa volta, deve intervenire» – A rischio i punti di rifornimento, come nel 2022 per la guerra in Ucraina
©Chiara Zocchetti
Matteo Generali
21.03.2026 06:00

L’attacco israelo-statunitense contro l’Iran ha avuto ripercussioni immediate sui mercati del carburante internazionali, facendo impennare il prezzo del petrolio e, di riflesso, quello dei carburanti. Anche in Svizzera, dove fino a pochi giorni fa il costo della benzina risultava sostanzialmente allineato a quello degli altri Paesi europei, la situazione è rapidamente cambiata. Dal 19 marzo, in particolare nelle regioni di confine con l’Italia, i distributori elvetici hanno perso competitività rispetto ai concorrenti oltrefrontiera. La ragione? Una misura adottata dal Governo italiano per contenere il rincaro energetico: un taglio temporaneo di parte delle accise sui carburanti, approvato il 18 marzo ed entrato in vigore il giorno successivo. La riduzione, pari a 25 centesimi al litro per benzina, ha prodotto un calo immediato dei prezzi alla pompa.

Si teme per i posti di lavoro

Per i gestori ticinesi, lo scenario richiama alla memoria quanto accaduto nel 2022, quando la guerra in Ucraina provocò un’impennata analoga dei prezzi. In quell’occasione, l’Italia intervenne con misure fiscali mentre la Svizzera rimase ferma, con conseguenze pesanti per il settore. «Alcune stazioni di servizio del nostro territorio furono costrette a chiudere», ricorda Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy e portavoce dell’Associazione ticinese stazioni di servizio (ATSS). Secondo Martinoni, il rischio che la storia si possa ripetere è concreto: «Prima eravamo competitivi sul prezzo, oggi non più. È verosimile che molti svizzeri facciano rifornimento oltre confine, magari in concomitanza con la spesa». A ciò si aggiunge il comportamento dei lavoratori frontalieri, che faranno il pieno in Italia. «La differenza è talmente ampia che rinunceranno quasi certamente a fare rifornimento in Svizzera», osserva Martinoni. Non mancano tuttavia alcuni elementi a favore delle stazioni elvetiche, soprattutto lungo la fascia di confine: servizi accessori come il cambio valuta, il rimborso dell’IVA (tax free), l’offerta commerciale degli shop e dei bar, oltre a standard qualitativi elevati dei carburanti. «Il diesel svizzero è di qualità superiore rispetto a quello italiano, per questo motivo storicamente è stato più caro, a maggior ragione oggi», prosegue Martinoni.

L’incertezza geopolitica non lascia presagire un ritorno rapido alla normalità. «Si parlava di un conflitto breve, ma non sembra andare in quella direzione», afferma Martinoni. «Se i prezzi del petrolio resteranno elevati, l’unico modo per ristabilire un minimo di competitività sarebbe un intervento dello Stato, ad esempio con un taglio temporaneo delle imposte sui carburanti». Una misura che in Svizzera non ha precedenti recenti, ma che, secondo il settore, «potrebbe evitare nuove chiusure e la perdita di posti di lavoro».

A Berna qualcosa si muove

Nel frattempo, la politica federale si è mossa. Lorenzo Quadri (Lega), Piero Marchesi e Marco Chiesa (UDC), ad esempio, hanno presentato una serie di atti parlamentari per chiedere un alleggerimento del peso fiscale sui carburanti. Nello specifico, Quadri, in un’interpellanza, ha chiesto la sospensione parziale dell’imposta sugli oli minerali e sulla tassa CO₂ per contenere il prezzo della benzina e del riscaldamento. «La Confederazione ha ampio margine di manovra per venire incontro ai consumatori, alleggerendo dunque l’importante maggior costo che si prospetta per le economie domestiche a seguito della situazione geopolitica». Sulla stessa linea anche il collega al Nazionale Marchesi che, sempre in un’interpellanza, ha sottolineato l’impatto del rincaro su famiglie e aziende, come anche la particolare vulnerabilità delle regioni di confine: «Non possiamo assistere passivamente mentre cittadini e imprese sopportano da soli il rincaro; occorre valutare una riduzione delle accise e sostenere i distributori ticinesi colpiti dalla concorrenza italiana». Il consigliere agli Stati Marco Chiesa, in un’iniziativa parlamentare, chiede invece di «escludere esplicitamente l’imposta sugli oli minerali, il supplemento fiscale sugli oli minerali e la tassa d’importazione sui carburanti».

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