La serata

«Dobbiamo imparare a relazionarci in modo scettico e lucido con l'IA»

Tutto esaurito, a Bellinzona, per la presentazione dell'ultimo libro di Bruno Giussani: «La mente sotto assedio. Come non lasciarsi manipolare nell’era dell’intelligenza artificiale» (Edizioni Casagrande, 2026) - In dialogo con l'economista Ivano Dandrea, l'autore ha spiegato come resistere alle problematiche della tecnologia
©Gabriele Putzu
Giacomo Butti
26.02.2026 12:01

Serata da tutto esaurito per la presentazione del nuovo libro di Bruno Giussani, «La mente sotto assedio. Come non lasciarsi manipolare nell’era dell’intelligenza artificiale» (Edizioni Casagrande, 2026). In un evento organizzato dal Rotary Club Bellinzona all’hotel Unione, il giornalista, autore e «curatore di idee» ha presentato, davanti a oltre 180 persone, il volume nel quale esplora la difesa dell’integrità cognitiva e la resistenza (non rifiuto) a una tecnologia invisibile, l’intelligenza artificiale (IA), ma pervasiva.

Il filtro dello schermo

«La nostra comprensione della realtà», ha spiegato Giussani in dialogo con l’economista Ivano Dandrea, è costantemente filtrata da interazioni con strumentazioni che utilizzano l’IA. Smartphone e pc, ma anche tv, pannelli delle automobili e bancomat. «Questi non sono sistemi neutri controllati dall’utente: dietro ogni schermo c’è un’infrastruttura di potere, controllo e sorveglianza», ha sottolineato Giussani. Moli infinite di dati vengono catturate, in un contesto che vede «ogni linea di codice» che regola questi sistemi «pensata non per il bene comune, ma delle aziende produttrici».

I rischi

Ciò comporta quello che Giussani definisce un vero e proprio assedio. «L’aspetto problematico di queste tecnologie è che sono veramente utili: l’IA è quasi irresistibile perché offre la possibilità di delegare uno sforzo: capire, imparare, decidere. La macchina fa tutto e ne traiamo beneficio sul breve termine. Ma sul lungo andare ciò ci danneggia: meno facciamo, meno siamo in grado di fare». Giussani ha messo in guardia anche dall’idea che l’IA, in futuro, si occupi dei compiti noiosi lasciando all’uomo più tempo per la creatività. «Nessuno ci paga per essere creativi. C’è un potenziale effetto di sostituzione di funzioni, all’interno delle professioni, che va studiato». Magari l’IA non cancellerà completamente alcuni mestieri, «ma certo sarà necessaria una reinvenzione di come facciamo il nostro lavoro».

Come difendersi

Di fronte a queste e ad altre sfide (importante, in particolare, l’impatto sulla gioventù, più esposta, in pieno fase di sviluppo, ai danni che può portare una dipendenza dall’IA), Giussani offre dunque un manuale di resistenza. «Ma non di rifiuto», sottolinea. «Dobbiamo imparare a relazionarci in modo scettico, lucido e saper tenere una sana distanza dall’IA. Alcune misure possono essere prese in modo collettivo (l’esempio classico è la regolamentazione), altre sono individuali (educazione e sviluppo di una igiene digitale)». L’essere umano, evidenzia Giussani, non rischia di diventare pigro. «Pigri siamo nati: dobbiamo metterci nell’ottica di fare sforzi». Una posizione senza precedenti: «Per la prima volta nella storia siamo confrontati con una tecnologia che non è estensione del nostro braccio, ma della nostra cognizione e capacità di comprendere il mondo». Necessario, dunque, trattarla di conseguenza.

L'appuntamento a Lugano

Bruno Giussani presenterà il suo libro anche al LAC di Lugano, il prossimo 13 marzo. In un'altra serata dedicata all'IA, e a come utilizzarla senza esserne utilizzati, l'autore dialogherà con il direttore del CdT Paride Pelli.