Agricoltura

Donne contadine invisibili: «Dietro un’azienda agricola c’è spesso una donna, anche se non si vede»

Sono un terzo della forza lavoro, ma le donne contadine svizzere - anche ticinesi - restano sottorappresentate e spesso senza salario: il 2026 ONU accende i riflettori, ma la sfida è politica ed economica
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Ginevra Benzi
28.03.2026 06:00

Nel 2024 le donne contadine a livello svizzero rappresentavano circa un terzo della forza lavoro del settore agricolo, per un totale di circa 54.000 donne attive. E anche in Ticino le donne nel mondo agricolo ricoprono un ruolo fondamentale. Proprio quest’anno, l’ONU ha designato il 2026 come l’anno internazionale delle donne contadine (woman farmer), auspicando che la politica si chini sull’incoraggiare la loro autonomia e sul migliorare la loro sicurezza finanziaria. Gli uomini, ancora oggi, vengono di fatto troppo spesso considerati la principale forza lavoro del mondo agricolo elvetico. Un discorso che abbiamo affrontato con Alice Ambrosetti, presidente dell’Associazione Donne Contadine Ticinesi. «Non credo che quest’anno porterà un cambiamento immediato nelle politiche. Può tuttavia avere un effetto importante sulla società civile, ovvero far sapere al mondo che ci siamo. Perché quando esisti agli occhi di tutti diventa anche più facile ottenere risposte politiche».

Un problema nazionale

A livello politico, prosegue Ambrosetti, il lavoro viene svolto soprattutto a Berna dall’Unione Svizzera delle Donne Contadine e Rurali. Ma le decisioni prese dalle donne contadine, come spesso accade anche in altri settori, vengono spesso ignorate o sottovalutate. «Siamo sottorappresentate, quindi è più difficile far sentire la nostra voce. A questo si aggiungono gli stereotipi di genere». A livello nazionale, l’Associazione ticinese sta però acquisendo maggiore peso. «Nei gremi più piccoli, però, il nodo non è tanto la mancanza di ascolto, quanto piuttosto trovare donne disposte ad entrare nei comitati». Convincerle non è un lavoro facile, «dobbiamo quindi dimostrare concretamente che il tempo per impegnarsi, volendo, lo si trova. Non nascondo, tuttavia, che la vita da donna contadina è tutt’altro che semplice. Per cambiare le dinamiche dobbiamo far passare l’idea che ognuna di noi può contribuire, portando il proprio punto di vista anche nelle piccole cose».

Contadine in Ticino e questione finanziaria

Proprio come a livello nazionale, anche in Ticino tra le principali sfide ci sono gli stereotipi di genere, ancora molto radicati. «Si associa la donna alla sfera domestica, che è certamente una parte della realtà. Chi vuole fare anche produzione agricola trova quindi più ostacoli. Resta un mondo prevalentemente maschile». Sul nostro territorio le aziende agricole a gestione familiare sono numerose, e anche se prevale ancora la figura maschile qualcosa sta cambiando in positivo. «A livello percentuale il Ticino è uno dei Cantoni con più donne gestrici di un’azienda agricola, ed è un bel segnale. Sempre più donne diventano co-gestrici accanto al partner. Sono segnali positivi, che mostrano un aumento dell’autonomia e dell’indipendenza femminile». Fra i principali nodi da sciogliere quando si parla di equità fra generi l’ONU ha citato anche l’autonomia economica. In Ticino «la donna viene spesso classificata solo come membro della famiglia o come casalinga, non venendo quindi rilevata come forza lavoro agricola. Pertanto, ci sono ancora diverse donne che lavorano senza un riconoscimento salariale». Far passare il messaggio nel settore non è però così scontato. «L’agricoltura vive sempre una sorta di "lotta tra poveri": la liquidità è poca e quando parli di salario la reazione è lo spavento. Ma bisogna continuare a insistere».

Un appello alla politica

Una disparità salariale di cui la politica non sembra perderci troppo il sonno, anche se qualcosa si sta muovendo. «Dal 2027 i coniugi dovranno avere obbligatoriamente una forma di previdenza assicurativa, e questo è un primo passo importante. A mio avviso portiamo più innovazione e apertura rispetto agli uomini. Spesso i cambiamenti aziendali nascono proprio dalle donne, che hanno un approccio diverso, più orientato al dialogo con i consumatori». Oggi più che mai, per le donne contadine è anche fondamentale far capire che il settore primario è la base di tutto. «Questo concetto lo stiamo perdendo e bisogna riportarlo nelle piccole realtà e nel quotidiano».

Priorità per il 2026

Un messaggio chiaro, dunque, alla politica in occasione del riconoscimento ONU: «Anche noi facciamo parte delle famiglie contadine: serve un sostegno concreto sul reddito. Perché attualmente per noi il mondo agricolo è come una catena, se sta bene l’azienda sta bene anche la donna e viceversa. Serve quindi un cambio di rotta, perché il settore in questo momento sta soffrendo molto. E molto spesso dietro un’azienda agricola c’è una donna, anche se non si vede».