Processo

Droga e vestiti di lusso che portano dietro le sbarre

In 5 anni un 40.enne del Mendrisiotto ha comprato e alienato quasi 100 kg di marijuana e hashish – L’uomo è stato condannato a 3 anni, di cui 18 mesi da espiare – Il giudice: «Quantitativi enormi, anche se le droghe sono leggere»
©CdT/Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
30.09.2025 19:00

Droga, una pistola, contanti, vestiti di lusso, ma anche un papà e una figlia piccola. Sono i protagonisti della vicenda approdata oggi in aula penale, di fronte a una Corte delle Assise criminali presieduta da Curzio Guscetti. La bambina è la figlia dell’imputato e ha cambiato profondamente i progetti di vita e le priorità dell’uomo, ma la sua esistenza non è bastata per tenere il padre lontano dai guai e fargli scampare la condanna.

L’imputato alla sbarra era un 40.enne del Mendrisiotto arrestato lo scorso 27 marzo a Chiasso perché sospettato di essere coinvolto in un importante traffico di compravendita di marijuana e hashish: per circa 98,8 kg di stupefacente e un valore di circa 142.000 franchi, sull’arco di 5 anni. Di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti, riciclaggio di denaro aggravato, infrazione alla Legge federale sulle armi e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, ripetuta, i reati di cui doveva rispondere. Addebiti che l’uomo ha riconosciuto.

Percorso riabilitativo

«Durante la pandemia – ha spiegato l’imputato – lavoravo poco e avevo pochi soldi, e uscivo anche poco. Per mantenere il mio consumo ho quindi iniziato ad acquistare quantitativi maggiori di stupefacente. Poi degli amici, venendo a casa mia per fumate collettive, hanno iniziato a rifornirsi da me». Da quel momento è stata «un’escalation» e il traffico di stupefacente è diventata sostanzialmente la sua attività lavorativa. Che gli permetteva di acquistare capi di lusso, tantissimi infatti quelli sequestrati dagli inquirenti. «La sua è una vita dai valori superficiali, in cui regna l’esigenza di apparire più di ogni altra cosa. Nelle foto ostentava mazzette di soldi, gioielli, capi di lusso e panetti su panetti di hashish. Ci sono pure immagini della figlioletta che gioca sommersa dalle banconote», ha fatto notare la procuratrice pubblica Veronica Lipari prima di chiedere una condanna a 3 anni e 6 mesi, tutti da espiare.

Di 24 mesi, 12 dei quali da espiare, la condanna proposta invece dalla difesa, impersonata da Stefano Stillitano. L’avvocato ha fatto notare la collaborazione durante l’inchiesta, e si è battuto per ridurre la cifra considerata come riciclaggio a 38 mila franchi, «gli altri sono stati usati davvero per vivere e per le spese quotidiane».

L’imputato ha assicurato più volte di voler cambiare vita per la figlia e la famiglia, ma per poter essere un padre migliore e presente dovrà aspettare. La Corte lo ha infatti condannato a 36 mesi, di cui 18 sospesi per un periodo di prova di 4 anni, ma anche a seguire un percorso riabilitativo che lo aiuti a reinserirsi nella società una volta uscito dal carcere. Confermato l’atto d’accusa, ad eccezione dell’aggravante del mestiere per il reato di riciclaggio. «I quantitativi sono enormi, anche se le droghe sono leggere», ha sentenziato Guscetti.