Giubiasco

Dubbi e preoccupazioni sul centro a Seghezzone

Presentato il progetto riguardante le unità abitative per le persone richiedenti l'asilo – I consiglieri di Stato Zali e De Rosa hanno rassicurato la popolazione – La struttura provvisoria aprirà in giugno – Cantone e Città divisi sulle procedure seguite, con il primo che ha iniziato i lavori senza domanda di costruzione
©Chiara Zocchetti
Giacomo Butti
10.03.2026 23:38

Preoccupazione e disappunto, ma anche proposte costruttive. Decisamente animata la serata di presentazione, da parte del Cantone, delle nuove unità abitative per persone richiedenti l’asilo previste in zona Seghezzone a Giubiasco. Al Mercato coperto, davanti a oltre 150 cittadini, le autorità cantonali (presenti i direttori del Dipartimento del territorio Claudio Zali e del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa) hanno esposto il progetto per la struttura che, composta da moduli prefabbricati noleggiati dal Canton Lucerna, potrà ospitare 88 persone. Un piano dovuto all’esigenza di rispondere in modo concreto alla «forte e costante pressione migratoria» sul Ticino, ma che - presentato a lavori iniziati già da un mese - ha dovuto fare i conti con una certa frustrazione dei cittadini presenti all’evento.

Polemiche precedenti

L’alta partecipazione alla serata non stupisce, proprio alla luce delle discussioni già emerse nelle scorse settimane. Il 26 febbraio, il giorno stesso in cui il Consiglio di Stato pubblicava l’annuncio (tardivo) dell’inizio dei lavori e, con esso, la clausola d’urgenza che ne giustificava il prosieguo dopo un tentativo di stop del Comune, il granconsigliere Andrea Giudici (UDC) inoltrava al Governo un’interpellanza con l’obiettivo di fare chiarezza sulle modalità con le quali tali interventi erano stati avviati. Sotto la lente, in particolare, le ragioni della presunta - e poi confermata - assenza, sin lì, di una formale domanda di costruzione, e i costi complessivi dell’operazione.

Ma un certo polverone, andando a ritroso, era già stato sollevato due settimane prima, quando la consigliera comunale e granconsigliera Maura Mossi Nembrini (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce) aveva chiesto al Municipio di Bellinzona, in un’interpellanza, delucidazioni sulla improvvisa comparsa delle ruspe sul sedime adibito a discarica.

Qualche tensione

Ma quindi, il Comune sapeva o non sapeva dei lavori? E se sapeva, perché ha provato a fermarli? La situazione è stata chiarita nel corso della serata, durante la quale sono emerse anche certe tensioni fra autorità cantonali e comunali. Prendendo la parola, Zali ha spiegato che i Dipartimenti interessati hanno portato avanti con Bellinzona «un lavoro condiviso». Il direttore del DT si è detto dunque «sorpreso» dell’ordine di sospensione emanato dal Municipio: «La domanda di costruzione era pronta. E la clausola d’urgenza? Ne discuteremo con il Municipio quando tornerà a parlarci». Non rappresentato fra i relatori ufficiali della serata, l’Esecutivo cittadino si è allora fatto sentire tramite il sindaco Mario Branda - presente fra il pubblico -, che a domanda diretta di un cittadino ha chiarito che sì, il Municipio era stato informato del progetto e che dopo aver scartato la possibilità di realizzarlo in zona Galbisio, aveva dato la propria disponibilità per Seghezzone, ma «a patto che fossero seguite le procedure. Noi avevamo fatto questa richiesta. Ma i lavori sono cominciati» prima della serata informativa. Di qui lo stop, superato dal Cantone, come detto, con una clausola d’urgenza.

Rassicurazioni

Il centro, hanno in ogni caso rassicurato le autorità cantonali, ha carattere temporaneo e la sua costruzione non è antitetica alla futura costruzione di un centro scolastico nello stesso comparto, un «progetto ancora in fase embrionale». Messa in esercizio a fine giugno, la struttura accoglierà persone richiedenti l’asilo «per tre-quattro anni», permettendo di risparmiare fra uno e due milioni di franchi rispetto alla soluzione attuale, che prevede alloggi presso pensioni della regione. Dalla prossima estate, ha garantito De Rosa, si procederà con la graduale riduzione del numero di persone alloggiate nei pressi di una struttura alberghiera di Giubiasco: «Un’esigenza espressa da Comune e comitato di quartiere, che abbiamo voluto ascoltare».

Tanti dubbi, insomma, quelli emersi nel corso della serata. Ma anche proposte costruttive, fra chi ha proposto la propria azienda per impieghi formativi e chi si è informato sulla possibilità di organizzare momenti di incontro e integrazione fra residenti e richiedenti l’asilo.