Due «giornate jolly» per stare a casa da scuola

Due giorni liberi in cui tenere a casa i propri figli da scuola senza alcun obbligo di giustificazione. Una possibilità già concessa in gran parte della Svizzera ma rimasta finora sconosciuta in Ticino. Ora, però, il Consiglio di Stato si dice aperto all’idea. Rispondendo alla mozione – presentata dal capogruppo dei Verdi Matteo Buzzi (primo firmatario) e da colleghi di PLR, PS, UDC, Più Donne, PVL ed HelvEthica – il Governo propone di modificare la Legge della scuola introducendo «il principio secondo cui le famiglie possono chiedere l’esonero delle figlie e dei figli dall’obbligo di frequenza fino a un massimo di due giorni per anno scolastico senza bisogno di produrre giustificazioni». Con l’obbligo, però, di notificare in anticipo le assenze. La mozione partiva dalla considerazione che «la pianificazione e l’organizzazione delle vacanze delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano è sempre più complicata e onerosa». Al punto che «puntuali esigenze per attività familiari di corta durata non possono essere soddisfatte». Di qui la richiesta di concedere «maggiore flessibilità nell’organizzazione di momenti liberi con i familiari al di fuori delle vacanze ufficiali», introducendo due «giornate jolly» in cui poter tenere liberamente a casa da scuola i propri figli.
Come funziona oggi
Nella sua presa di posizione, a titolo di premessa, il Consiglio di Stato ricorda che la Legge della scuola prevede che «tutte le persone residenti nel Cantone, dai quattro ai quindici anni, sono soggette all’obbligo scolastico, che si concretizza nella frequenza regolare della scuola dell’obbligo». Le disposizioni presenti nei regolamenti delle scuole dell’obbligo, viene inoltre spiegato, ammettono le assenze «unicamente in presenza di motivi giustificati, in particolare per malattia, infortunio o per gravi ragioni di ordine familiare» e devono essere «comunicate e giustificate dall’autorità parentale alla direzione di istituto». Nella scuola ticinese, insomma, al momento non esiste il principio che permette alle famiglie di «derogare liberamente e senza giustificazione all’obbligo di frequenza per una o più giornate». Nel resto del Paese, però, la situazione appare ben diversa. La presenza di «giornate jolly», sostiene il Governo, «rappresenta una flessibilità concessa alle famiglie per gestire assenze brevi delle figlie e dei figli senza l’obbligo di una giustificazione specifica». Ad esempio, i Grigioni concedono tre giorni liberi, mentre Basilea Città, Soletta, Turgovia e Zurigo hanno optato per due giornate. Altre realtà, invece, come Argovia, Appenzello esterno, Friburgo, Lucerna, Sciaffusa, Uri e Vallese hanno previsto quattro mezze giornate. Solo sette – tra cui appunto il Ticino – i Cantoni che non prevedono affatto questa possibilità.
Perché vale la pena cambiare
Pur ribadendo che la frequenza regolare alla scuola «riveste un ruolo centrale non solo per la costruzione degli apprendimenti, ma anche per la dimensione sociale ed educativa dell’esperienza scolastica», il Governo riconosce che «per molte famiglie, in particolare quelle in cui entrambi i genitori lavorano, quelle monoparentali o ricomposte, la gestione del tempo familiare e la pianificazione delle vacanze risultano oggi più articolate e onerose». Per questo motivo, la possibilità di usufruire di giornate di assenza liberamente scelte «può rappresentare una misura di flessibilità mirata», volta «ad agevolare l’organizzazione familiare senza compromettere il percorso scolastico degli allievi, né la loro progressione negli apprendimenti». Queste giornate, prosegue l’Esecutivo, «consentirebbero inoltre alle famiglie di tenere conto di tradizioni, ricorrenze o eventi significativi legati alle proprie origini culturali o familiari, che non sempre trovano corrispondenza nel calendario scolastico cantonale». Inoltre, la possibilità di concedere due «giornate jolly» «favorirebbe una maggiore trasparenza nella gestione delle assenze, permettendo ai genitori di agire in modo dichiarato e responsabile, senza ricorrere ad assenze arbitrarie o a giustificazioni improprie». Insomma, per il Governo si tratta di una buona idea, anche per la quantità delle giornate proposte – due –, che non rischia di generare «ricadute negative in termini di apprendimento e socializzazione».
