Due procedimenti penali e un Governo che lo scarica: a che punto è il caso Zali

Claudio Zali è nuovamente indagato. E l’accusa nei confronti del consigliere di Stato è grave, gravissima: si parla infatti di presunti reati attinenti alla sfera sessuale di una persona. Tanto gravi da spingere il Governo, riunitosi oggi in seduta straordinaria, a chiedergli di fare un passo indietro e lasciare immediatamente la sua funzione.
Accertamenti in corso
Partiamo però dal nuovo incarto penale a suo carico. La notizia è stata confermata in una lettera, di cui ha riferito la RSI e che il Corriere del Ticino ha potuto visionare, inviata oggi dal procuratore generale Andrea Pagani all’ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Nello scritto, Pagani anticipava delle risposte fornite ai colleghi de laRegione. Nei confronti del «ministro», dimissionario per il prossimo 30 settembre, vale la presunzione di innocenza. Per Zali si tratta del secondo procedimento penale in qualità di imputato dopo quello per abuso di autorità e tentata coazione aperto negli scorsi mesi.
Interpellato dal CdT, il Ministero pubblico ha confermato che «nei confronti del consigliere di Stato Claudio Zali (al centro da settimane di importante attenzione mediatica), sulla scorta di dichiarazioni di terza persona, è stato avviato un procedimento penale per reati contro l’integrità sessuale in relazione a fatti risalenti ad alcuni anni fa. Per i fatti oggetto d’accertamenti il consigliere di Stato è stato recentemente interrogato come imputato. Durante l’audizione ha contestato una qualsivoglia responsabilità di natura penale». La presunta vittima, va precisato, «non si è costituita accusatrice privata dopo la sua audizione».
Stando a quanto riferito da laRegione, le ipotesi di reato riguarderebbero gli articoli 191 e 193 del Codice penale. Il primo concerne gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere. L’accusa è molto grave: il Codice penale prevede che «chiunque, conoscendone e sfruttandone lo stato, si congiunge carnalmente o compie un atto analogo alla congiunzione carnale o un altro atto sessuale con una persona incapace di discernimento od inetta a resistere, è punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria». Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, è necessario che l’incapacità della vittima sia totale. Il secondo addebito è lo sfruttamento dello stato di bisogno o di dipendenza. L’articolo 193 prevede una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria per chi, «sfruttando lo stato di bisogno o approfittando di rapporti di lavoro o comunque di dipendenza, determina una persona a compiere o a subire un atto sessuale».
A dare il la agli accertamenti penali, come detto, è stata la segnalazione di una terza persona, ossia la 52.enne deceduta lo scorso 18 agosto a Melide e sentita dagli inquirenti in qualità di testimone. La donna negli scorsi mesi aveva inviato una lettera al Ministero pubblico, di cui alcuni stralci sono anche stati diffusi via social, per segnalare una situazione legata a presunti reati sessuali. La vittima non si è costituita accusatrice privata, ma trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio gli accertamenti della Magistratura proseguono. Così come proseguono quelli per chiarire le circostanze della morte della 52.enne. A giorni dovrebbero arrivare i risultati definitivi dell’autopsia.
L’altro incarto
Per il consigliere di Stato si tratta del secondo procedimento penale in qualità di imputato. È di fine luglio la notizia dell’apertura di un incarto, coordinato dal procuratore generale Pagani e dalla vice Chiara Borelli, per abuso di autorità e tentata coazione in relazione alla riunione indetta dal direttore del Dipartimento del territorio sul caso del 14.enne, figlio di una sua conoscente, detenuto alla Farera. Una riunione, organizzata via WhatsApp, finita anche al centro degli accertamenti politici delle Sottocommissioni Vigilanza e Finanze del Gran Consiglio.
L’ultimatum dei colleghi
Ma veniamo ora a quello che a tutti gli effetti appare come un ultimatum al consigliere di Stato da parte del Governo. L’Esecutivo, oggi, al termine di una riunione straordinaria ha infatti chiesto a Zali di dimettersi con effetto immediato «a tutela delle istituzioni e della loro credibilità». «Al momento – prosegue la nota dell’Esecutivo – il consigliere di Stato Claudio Zali non ha dato seguito a questa richiesta». E il Governo «tornerà a riunirsi domani, in seduta ordinaria e, in assenza di un passo in questa direzione, procederà alla ridefinizione della conduzione del Dipartimento del territorio». Ossia, in poche parole, è assai probabile che il Governo proceda a togliere a Zali ulteriori competenze.
Infine, «richiamando la dichiarazione pubblica della presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti», il Governo ribadisce «che in questo momento è fondamentale rispettare scrupolosamente la separazione dei poteri e i principi sui quali si regge lo Stato di diritto. Fra questi principi, vi è anche la presunzione di innocenza che è dovuta a ogni cittadino, indipendentemente dalla sua posizione». Un incontro informativo con i media è previsto oggi al termine della seduta del Consiglio di Stato.

