La storia

Due volontarie rivensi in Vaticano: «Ci ha cambiato la vita»

Due amiche hanno trascorso due settimane da volontarie nella cucina delle Guardie Pontificie - Un’«esperienza totale» che ci hanno raccontato pochi giorni dopo il loro ritorno – «Trovare Dio girando la frittata»
Lidia Travaini
07.04.2026 06:00

«Vado a Roma a fare la volontaria nelle cucine del Vaticano». Una frase pronunciata con leggerezza, durante una conversazione tra amiche di un giorno come un altro, ha provocato una risposta immediata, che si è subito trasformata in un programma: «Vengo anche io». Per concretizzare il progetto ci è voluto circa un anno e oggi, Anna Bernaschina e Lidia Chinotti, rientrate da pochi giorni da Roma, quando le incontriamo ci accolgono con un’altra frase convinta: «Ci ha cambiato la vita».

Un anno di attesa

Per capire in che modo dobbiamo ripartire dal principio, e ascoltare come raccontano l’esperienza vissuta tra il 28 febbraio e il 15 marzo nella mensa del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia ubicata all’interno della caserma del Corpo. Un’esperienza intensa e «che ti fa sentire in Svizzera, perché si parlano tutte le lingue», ci dicono, iniziata con un’articolata procedura di candidatura. «Abbiamo dovuto scrivere una lettera di motivazione, inviare un curriculum, allegare la lettera del parroco di Riva perché bisogna essere cristiani praticanti, avere la raccomandazione di una ex guardia e noi ne avevamo addirittura due», spiega Anna. «E poi bisogna essere svizzeri». La risposta positiva è stata quasi immediata, forse anche grazie alla candidatura impeccabile, ma per poter partire per Roma le due amiche hanno dovuto attendere un anno. «Anche se guardi ora sul sito non c’è disponibilità per tutto l’anno». Il desiderio di partire in maggio ha quindi dovuto essere accantonato, dopo una lunga attesa il momento è però arrivato.

«Ci chiamavano le sante»

Dopo un travagliato viaggio in treno le due amiche giungono a Roma. L’esperienza è totale. Il compito è quello di aiutare le cinque suore che gestiscono la cucina a preparare il pranzo e la cena (e la colazione) per le 135 Guardie Pontificie: «Sono tutti molto giovani, tra i 20 e i 22 anni, ragazzi che fanno una scelta controcorrente e che ti colpiscono, ti viene da trattarli un po’ come i tuoi figli». La cucina ha regole precise: «C’è un programma dei turni, un menu, ma c’è anche una regola non scritta: non si spreca nulla. Non per niente sono Suore Albertine Serve dei Poveri».

Ma oltre la cucina c’è anche molto altro, un’esperienza totale, scrivevamo: «Ti danno l’alloggio, in un grande appartamento comune con 7 camere e 3 bagni. Hai la tua stanza, una bella stanza ma spartana, essenziale. È tutto molto essenziale». Essenziale e arricchente. Perché si creano legami, con gli altri volontari («i cantinieri»), con le suore – «Sono severe ma buone, e io le abbracciavo», ci confida Lidia – e con le Guardie: «Ci riconoscevano, ci distinguevano tra i turisti anche quando eravamo fuori, e ci facevano un sorriso per salutarci, per farci capire che per loro eravamo come di famiglia, che ci rispettavano». «Ci chiamavano le sante – aggiunge Anna ridendo – anche perché noi abbiamo vissuto l’esperienza appieno e andavamo a messa due volte al giorno».

Sapori ticinesi ed esotici

«Noi siamo state tra le prime ticinesi a fare questa esperienza». Per questo le due amiche di Riva San Vitale sono partite «preparate». Con loro in valigia c’era un libricino, anzi ce n’era una decina. «Durante l’anno di attesa e organizzazione abbiamo preparato una raccolta di ricette tipiche ticinesi, dalle ciambelle, alla torta di pane, ai tortelli, al panettone che faceva mia nonna in valle di Muggio, e abbiamo chiesto a una tipografia un preventivo per stampare la raccolta. La tipografia quando ha saputo cosa andavamo a fare ci ha regalato la stampa di 10 copie, che noi abbiamo portato a Roma». Un modo per lasciare un loro ricordo, ma anche per lasciare in Vaticano un po’ di Ticino. Un regalo apprezzato, tanto che «hanno voluto anche la dedica». A far gustare un po’ di Ticino alle Guardie Pontificie è stato anche un apprezzatissimo risotto: «Una sera abbiamo preparato il risotto e tutti tornavano a chiedere il bis. Alla fine non ce n’era più. Sembrava proprio di avere lì dei figli, molto rispettosi e gentilissimi».

Altrettanto graditi sono stati dei sapori esotici: «Una mattina in cucina abbiamo trovato dei bauli zeppi di frutta esotica. C’era di tutto. Ci hanno spiegato che era un dono del Papa, qualcuno gli aveva regalato tutti questi bauli e lui li dava a noi. Abbiamo mangiato frutta esotica per tre giorni». Quello sulla frutta esotica è solo uno degli innumerevoli aneddoti che ci raccontano Lidia e Anna. Episodi di un’esperienza che non dimenticheranno di certo e che hanno amato in ogni sfaccettatura. «È stato bellissimo, solo belle cose», ci dicono più volte. Una bellezza che le due amiche hanno visto ovunque, dall’architettura e la città, alle piccole cose di ogni giorno: «Cucinare con amore», ci dicono. Ma anche lanciarsi in un’esperienza con coraggio: «Il motto delle Guardie Pontificie è "Con coraggio e fedeltà", ecco loro hanno proprio coraggio a fare una scelta così controcorrente, e io non sono altrettanto capace? Anche io devo dare l’esempio, no?».

Le due amiche si sentono diverse, l’esperienza ha cambiato loro la vita, confidano. Ma in che modo? «È difficile spiegarlo, forse lo vedremo cammin facendo. Ma io mi sento più tranquilla, più pacifica», spiega Lidia. «È un cambiamento che sentiamo dentro, un po’ come il Mal d’Africa forse», concordano. «Io vedo più la Provvidenza nelle cose», così ancora Lidia. E la bellezza nelle cose semplici, conclude Anna mostrandoci un libro che ha a casa sua da anni ma che oggi guarda con occhi diversi: «Trovare Dio anche girando la frittata».