Locarno

È ormai minata la fiducia riposta su Rudy Chiappini

L’ex direttore dei Servizi culturali ha usufruito di depositi e custodi del Comune per scopi personali – Un ultimo tassello, dopo il discusso caso legato al procedimento in corso per «l’affare dei falsi Modigliani», che è stato mal digerito dal Municipio – L’Esecutivo a tutto campo sull’operato dell’alto funzionario
L’ex direttore dei Servizi culturali di Locarno, Rudy Chiappini. © CdT/Archivio
Luca Pelloni
07.04.2021 16:59

L’ex direttore dei Servizi culturali della Città, Rudy Chiappini, ha usufruito – senza autorizzazione – di depositi e custodi del Comune per scopi privati. In particolare per lo stoccaggio, come ammesso dal diretto interessato, di una camera da letto. È l’ultimo tassello, emerso di recente, della vicenda legata all’ex direttore, sotto inchiesta in Italia per quello che è conosciuto come «L’affare dei falsi Modigliani». Un tassello, di cui il Municipio rende partecipi i consiglieri comunali rispondendo all’interrogazione inoltrata dal PS, che «mina la fiducia riposta dal datore di lavoro nei confronti dell’ex direttore». Municipio che, ora, «avvierà le necessarie verifiche, deplorando» comunque già ora «l’uso non autorizzato dei depositi e del personale».

La presunzione d’innocenza

Entrando nel merito delle domande poste, l’Esecutivo illustra invece i motivi che lo hanno spinto a non sospendere Chiappini, quando nel 2019 è stato rinviato a giudizio in Italia. «Riteniamo in generale logico che l’autorità comunale non si sostituisca all’autorità penale nell’inchiesta e nel giudizio», si legge nella risposta all’interrogazione. «Come ogni datore di lavoro responsabile, inoltre, dobbiamo far valere nei confronti dei dipendenti il principio della presunzione d’innocenza». Ciò non toglie che il Municipio abbia chiesto regolari aggiornamenti sul procedimento in corso al rappresentante legale di Chiappini. E, su proposta del capo Dicastero Giuseppe Cotti, ha aperto un’inchiesta amministrativa. Una procedura che poi è stata sospesa, con decisione unanime dell’Esecutivo, nell’attesa dell’esito del procedimento penale. Ma chiedendo comunque una copia degli atti istruttori, che Chiappini non ha mai trasmesso.

Un fatto grave
V’è poi il capitolo dei compensi dichiarati dall’ex direttore, il quale lavorando all’80% per la Città aveva il permesso di svolgere altre attività. Ma a determinate condizioni e previa autorizzazione. Chiappini ha dichiarato di aver percepito 15.000 franchi per due mostre «esterne» organizzate negli anni scorsi. Ma qui emerge che non abbia annunciato proprio tutte le esposizioni alle quali ha collaborato. Se dovesse rivelarsi inoltre vero quanto riferito dalla trasmissione Falò, ossia che l’ex direttore avrebbe in sostanza fatto figurare un compenso inferiore per la mostra su Modigliani a Genova, si tratterebbe «certamente di un fatto grave», sul quale «il Municipio non mancherà di prendere posizione a tutela di tutti i dipendenti».

Mandato limitato
Rimarcando che Chiappini è ormai in pensione, il Municipio spiega poi che nel febbraio 2020 – un anno prima della puntata di Falò sui falsi Modigliani – aveva deciso di dare mandato a Chiappini per le mostre della primavera/estate 2021. Le esposizioni a Casa Rusca, infatti, «non possono essere improvvisate, e richiedono una programmazione da attuare con largo anticipo». Non si poteva, insomma, attendere la nomina del nuovo direttore, il cui concorso è tra l’altro sospeso per un ricorso. Mandato che ora è stato limitato alla mostra in corso. E revocato per le prossime.

Qualche merito non manca
Sottolineando che prenderà «una posizione dura e critica» se Chiappini venisse condannato, infine l’Esecutivo ne sottolinea però anche i meriti. Sotto la sua direzione sono state organizzate mostre di richiamo a Casa Rusca, è stato aperto il nuovo museo di Casorella, si è avviato il concorso per restaurare e valorizzare il Castello e si è proceduto con la schedatura elettronica di oltre 4.500 dipinti, sculture, disegni e stampe di proprietà della Città.

La reazione del PS
«Il Municipio ha finalmente dato un segnale forte e chiaro: non si fa fesso il Comune, anche per rispetto di tutti gli altri funzionari onesti della Città». Pronta è stata la controrisposta del PS, firmata da Pier Mellini e dal municipale Ronnie Moretti, alle spiegazioni dell’Esecutivo. Sicuri che la lista delle incongruenze bugie di Chiappini «si allungherà ancora», i due lanciano però anche una stoccata a Giuseppe Cotti: «Tutte le prove aggiuntive confermano che l’operato di Chiappini non è stato verificato adeguatamente dal suo capo Dicastero, che non perdeva l’occasione di decantarne pubblicamente le lodi anche dopo i gravi sospetti evidenziati dalla magistratura, e ne esce pure lui sfiduciato».