Elezioni, una contesa sempre più competitiva

Per riuscire a farsi eleggere in Gran Consiglio occorre saper mobilitare sempre più risorse. Economiche, sì, ma non solo. È pure una questione di livello di formazione e anche (se non soprattutto) d’esperienza politica. Detta in altro modo: la contesa per un seggio nel Legislativo cantonale appare sempre più competiviva: tra i partiti, certo, ma anche al loro interno.
È quanto emerso, in estrema sintesi, da un’articolata e approfondita analisi dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna in merito alle elezioni cantonali ticinesi del 2023. Uno studio, realizzato da Jessica Rosco, Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, che sulla base di un sondaggio presso centinaia di candidati eletti e non eletti nell’ultima tornata elettorale ha approfondito e tracciato, appunto, il profilo di chi si è messo a disposizione per l’elezione e, soprattutto, di chi poi effettivamente è stato eletto in Parlamento.
Le risorse necessarie
Diversi gli spunti interessanti emersi dall’analisi dei politologi dell’UNIL. Uno, ad esempio, riguarda il persistere di un certo divario di genere tra i candidati. Sì, perché sebbene il 2023 abbia registrato il record assoluto di candidature femminili (il 40,1% del totale), tra le candidature spontanee (quindi non direttamente sollecitate dal partito), le donne hanno rappresentato solo il 27% del totale contro il 73% degli uomini.
Venedo poi alle caratteristiche di chi ce l’ha fatta ad entrare in Gran Consiglio, è emersa tutta l’importanza di tre elementi: l’istruzione (più è «alta» e maggiori sono le possibilità di essere eletti), la professione (gli avvocai e le professioni liberali sono molto sovrarappresentate) e il genere (con una quota di uomini maggiore).
Interessante, poi, è notare che per la prima volta nessun candidato con un basso livello d’istruzione (ossia solo con la scolarità obbligatoria) è riuscito a conquistare un seggio.
Detto del profilo socio-demografico, è interessante pure osservare le caratteristiche più «politiche» degli eletti. E tra queste, come detto, emerge con forza l’importanza dell’esperienza pregressa dei candidati per riuscire a essere eletti. Basti pensare che il 96,6% dei candidati con due o più legislature alle spalle è effettivamente stato eletto nel 2023. Anche l’esperienza sul piano comunale si è rivelata parecchio determinante per il successo elettorale: chi nel 2023 non aveva mai ricoperto una carica locale ha ottenuto un seggio in Gran Consiglio solo nel 4,9% dei casi, contro il 26,9% di chi invece ha potuto vantare tale esprienza in campagna elettorale. Come fatto notare da Mazzoleni, questo divario di oltre 20 punti percentuali è il più importante dal 1995, ossia da quando sono iniziate le rilevazioni dell’Osservatorio sulle elezioni cantonali ticinesi. Rilevante, poi, è la capacità dei candidati di riuscire ad apparire su media ad alta visibilità, mentre i social media (sempre più utilizzati) sono stati usati in maniera abbastanza omogenea tra eletti e non eletti. Anche se, ha sottolineato Rosco, l’utilizzo continuo sui social media ha comunque inciso:a contare, in sostanza, è l’utilizzo sul lungo periodo (oltre i sei mesi) di questi strumenti, che dunque non vanno «attivati» solo qualche settimana prima dell’elezione.
Sul fronte finanziario, infine, è interessante osservare come il 65% di tutti i candidati ha dichiarato di aver speso almeno 2 mila franchi, mentre tra i non eletti 8 candidati su 10 hanno investito in campagna elettorale meno di mille franchi.
In chiusura, Mazzoleni ha osservato come probabilmente l’elevata frammentazione (con ben 12 partiti eletti in Gran Consiglio nel 2023) ha richiamato una «maggiore competizione tra le liste, ma anche dentro le liste». Una competizione, ha aggiunto, «che si fa con le risorse, formative, professionali, finanziarie e con l’accesso a canali comunicativi molto visibili, che solo a loro volta molto selettivi». Ma non solo: come detto anche l’esperienza politica è importante «e il cumulo di tutte queste risorse risulta decisivo».
