Eliano Catelli: «Giornata importante, la aspettavamo»

Tanta attesa, e tanta sofferenza, ma finalmente oggi la campagna di vaccinazione è iniziata anche in Ticino. Una campagna che durerà dei mesi e, come noto, nel nostro cantone è partita dalle case per anziani, dove i residenti e il personale sono stati i primi ad essere vaccinati. E per vedere, concretamente, come si sono svolte le prime «storiche» iniezioni, siamo stati alla casa di riposo Solarium di Gordola, dove questa mattina verso le 7 sono giunte le prime dosi del prodotto di Pfizer-BioNTech. In poco tempo - dopo aver atteso le tre ore necessarie per scongelare il prodotto - alle 10 in punto sono iniziate le vaccinazioni. «Una procedura delicata, che richiede delle ‘‘mani di fata’’», ci ha spiegato la dottoressa Anna De Benedetti, Caposervizio vigilanza e qualità dell’Ufficio del medico cantonale. In una ampia sala della casa di riposo, infatti, due infermiere con gesti meticolosi preparano il prodotto, man mano che i residenti e i colleghi, a gruppi di cinque, si preparano per l’iniezione.
L’atmosfera a Gordola è tranquilla, ma nell’aria si può comunque percepire l’importanza del momento che, seppur in parte simbolico, rappresenta l’inizio della ripartenza, specialmente in un settore (quello delle case per anziani) che ha pagato un prezzo molto caro in questa pandemia. Tra i meno emozionati, forse, ci sono proprio loro: gli anziani, che alla loro età probabilmente di momenti storici ne hanno vissuti parecchi. «Non me ne sono nemmeno accorta», ci racconta ad esempio Ruth, una vispa anziana di 83 anni, che stamane è stata tra le prime a ricevere l’iniezione. «Sono contenta che abbiano iniziato a vaccinarci, la speranza però è che questo possa farci tornare a momenti più sereni e tranquilli». Già, guardando alle scorse settimane, Ruth non nasconde che «durante il periodo di Natale è stata dura. È una festa da fare con i familiari, e passarla senza di loro non è bello». Insomma, dopo le prime storiche iniezioni, lo sguardo dei diretti interessati, così come quello di Ruth, è già rivolto al futuro: «Alcuni dei miei nipoti non li vedo praticamente da un anno. Spero di poterli riabbracciare presto».


