Faido

Ennesimo femminicidio: l'omicida sempre in fuga

Una donna della Valle di Blenio è stata uccisa, con un colpo di pistola alla testa, all’esterno del nosocomio durante l’orario di visita - L’aggressore è l’ex marito: gli inquirenti si sono subito messi sulle sue tracce dopo aver visionato le riprese del sistema di videosorveglianza
© Ti-Press/Benedetto Galli
Alan Del Don
Giacomo Butti
10.07.2026 18:20

Trovare la morte in un luogo di cura e riabilitazione. E per mano di una persona che la vittima conosceva benissimo, l’ex marito. Una donna è stata uccisa ieri sera nel parco dell’ospedale di Faido, dove era degente. La 56.enne, cittadina svizzera domiciliata in Valle di Blenio, è stata freddata con un colpo di pistola alla testa verso le 19.30. È stata trovata 20-30 minuti dopo dal personale del nosocomio ed in seguito trasportata con urgenza dalla Rega al San Giovanni di Bellinzona, dove è purtroppo deceduta due ore più tardi. La Polizia cantonale sta cercando in tutto il Ticino, ma principalmente nelle Tre valli, un uomo. Secondo nostre informazioni si tratta di una persona nota soprattutto nella Valle del Sole, di poco più anziana della vittima. Si ritiene possa essere stato spinto dalla rabbia. Ma si saprà di più quando verrà arrestato ed in seguito interrogato dagli inquirenti coordinati dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis.

Accertamenti in corso

La struttura sanitaria medioleventinese è comprensibilmente sotto choc. Nessuno ha voglia di parlare con i giornalisti. Da quello che il Corriere del Ticino ha potuto appurare, il Ministero pubblico e la Polizia cantonale si sono messi sulle tracce dell’uomo dopo aver visionato i filmati di videosorveglianza forniti subito dalla direzione dell’ospedale. Non è chiaro se le telecamere abbiano o meno ripreso, pure, la terribile scena di quello che sembra oramai essere un omicidio. Anche se, su questo punto, gli inquirenti allo stato attuale non si sbilanciano. «Sono in corso gli accertamenti per chiarire cause, modalità e responsabilità relative a quanto accaduto», recita il comunicato stampa diffuso oggi alle 16.

Costruito su iniziativa di Comuni e patriziati leventinesi, l’ospedale di Faido è attivo dal 1923, su progetto dell’architetto Giuseppe Bordonzotti. E dalla fondazione a oggi, nonostante le numerose aggiunte architettoniche, ha mantenuto l’ampio parco che, nel tempo, è stato trasformato da area di svago a spazio terapeutico, con l’introduzione di percorsi immersi nel verde dedicati alla riabilitazione. È in quest’area all’interno del perimetro del complesso - e in orario di visita - che, sempre secondo nostre informazioni, si sono verificati i fatti. Anche su questo punto occorre però capire se l’uomo si sia recato nell’istituto di cura per andare a trovare la donna oppure se l’abbia sorpresa all’improvviso, mentre si trovava nel giardino alla ricerca di refrigerio, e poi sia fuggito.

L’arma non è stata trovata

Gli inquirenti finora non hanno nemmeno trovato l’arma utilizzata per commettere il delitto. Il fatto, in ogni modo, che l’uomo si sia presentato all’esterno del nosocomio con una pistola (a quanto pare di piccolo calibro), può significare che il gesto fosse premeditato. Ciò che potrebbe anche portare gli inquirenti - ma il condizionale è più che mai d’obbligo - ad ipotizzare il reato di assassinio, qualora dall’inchiesta emergesse appunto la volontà dell’aggressore di togliere la vita alla 56.enne bleniese.

Immagini da visionare

Molti, l’avete intuito, gli interrogativi tuttora aperti. Domande alle quali soltanto l’uomo potrà fornire delle risposte. Ed eventuali testimoni che potrebbero aver assistito al fatto di sangue nonché, come detto, le riprese del sistema di videosorveglianza esterno. Materiale, quest’ultimo, che gli inquirenti visioneranno nei dettagli nelle prossime ore. Ogni particolare, ogni minimo dettaglio, infatti, può fare la differenza. Sia in fase di indagine sia, qualora si arrivasse in aula penale, durante il processo che verrà celebrato di fronte alla Corte delle Assise criminali.

I precedenti del 2026

La 56.enne è la terza donna uccisa quest’anno, in poco più di sei mesi, nel Bellinzonese e valli. Lo scorso 28 gennaio, nella capitale, un 24.enne ha accoltellato la madre, ammazzandola, e ferendo in modo grave il suo compagno: il culmine (era poi emerso) di una situazione da tempo problematica, e al centro di frequenti interventi di polizia. La perizia psichiatrica ha stabilito che il rischio di recidiva del giovane è «molto alto» a causa della tossicodipendenza e della fragilità psichica; si trova in regime di espiazione anticipata della pena con l’accusa, in via principale, di assassinio. Risale al 13 febbraio, invece, il femminicidio-suicidio di Gnosca. Di ritorno da una serata passata al carnevale Rabadan, un 57.enne della regione ha ucciso la moglie di 47 anni - dopo un litigio - prima di togliersi la vita.

In questo articolo: