ErreDiPi sostiene l'iniziativa popolare contro il dumping salariale

In vista dell'appuntamento elettorale e con lo sguardo rivolto alla Giornata internazionale dei diritti delle donne, ErreDiPi (Rete di difesa dei diritti dei lavoratori) rompe gli indugi e annuncia il proprio sostegno convinto all’iniziativa popolare «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!». Per il movimento, non si tratta solo di una battaglia di principio, ma di un «investimento sostenibile» per correggere le storture di un mercato del lavoro ticinese sempre più sotto pressione.
La ricetta: più ispettori e trasparenza
L’iniziativa, lanciata originariamente dal Movimento per il Socialismo (MPS), poggia su pilastri molto concreti. La richiesta è chiara: potenziare l’Ispettorato del lavoro portando il numero degli addetti a uno ogni 5.000 dipendenti e obbligare la notifica di ogni contratto stipulato sul territorio cantonale.
Secondo ErreDiPi, il costo dell’operazione – stimato in circa 6 milioni di franchi all’anno per la creazione di 54 nuovi posti di lavoro – sarebbe ampiamente ripagato dai benefici sociali. «È una cassetta degli attrezzi semplice e concreta per contrastare un fenomeno che penalizza il settore pubblico come quello privato», spiegano i promotori in una nota diffusa oggi.
Un divario salariale che pesa
Il quadro tracciato dal coordinamento è a tinte fosche. In Ticino, i salari restano tra i più bassi della Confederazione, con un divario che supera il 18% rispetto alla media nazionale a parità di costo della vita. Ma il dumping non è solo una questione di cifre in busta paga: ErreDiPi punta il dito contro i «licenziamenti sostitutivi», il mancato rispetto dei contratti collettivi e i «falsi contratti a tempo parziale», dove i dipendenti lavorano a tempo pieno pur essendo pagati per la metà delle ore.
Un fenomeno che, a cascata, investe anche il settore pubblico. «La concorrenza al ribasso nel settore sanitario e dell'assistenza spinge verso il basso la qualità dei servizi e peggiora le condizioni di chi lavora per lo Stato», ammonisce il movimento.
La parità oltre la teoria
Un punto cardine del sostegno di ErreDiPi riguarda la sezione dedicata alle discriminazioni di genere. L’iniziativa propone infatti la creazione di un’area specifica dell’Ispettorato, con un’ispettrice ogni 2.500 occupate.
«A trent’anni dall’approvazione della Legge sulla parità, essa rimane largamente inapplicata per mancanza di strumenti», denuncia ErreDiPi. Le cifre citate parlano di un gap salariale che per le donne tocca il 20%, a cui si aggiungono le penalizzazioni legate alla maternità e il tema delle molestie sul posto di lavoro. Proprio in vista dell’8 marzo, il movimento invita dunque a votare «Sì», vedendo nel potenziamento dei controlli l’unica strada per passare «dalla teoria della parità alla pratica».