Ex postribolo Corona: tutti assolti ma risarcimenti da ricalcolare

A conti fatti, ci sono voluti più di 18 anni per poter scrivere la parola fine a una vicenda che ha tenuto i due protagonisti principali e le loro famiglie in un limbo. Una vicenda a cui il Tribunale federale ha scritto la parola fine lo scorso 24 giugno, confermando l’assoluzione dalle accuse di promovimento della prostituzione dell’ex gerente e di un ex dipendente dell’ex bar Corona di Pambio-Noranco, un cittadino italiano e un portoghese, che erano stati arrestati il 19 maggio 2008 nel corso di un blitz anti-prostituzione coordinato dall’allora procuratore pubblico Mario Branda. I due uomini erano sospettati di interferire nella libertà d’azione delle donne attive nel locale a luci rosse, imponendo loro degli obblighi di presenza e di consumazione, nonché limitando il tempo in camera con il cliente a mezz’ora.
Entrambi gli imputati, che all’epoca hanno rispettivamente 47 e 46 anni e oggi sono alle soglie della pensione, trascorrono due mesi in carcerazione preventiva e si vedono sequestrare ingenti importi di denaro. L’incarto approda in un’aula penale, in Pretura, solamente l’11 giugno del 2018, oltre dieci anni dopo l’arresto dei due uomini. La giudice Elettra Orsetta Bernasconi Matti tiene conto delle eccessive lungaggini dell’inchiesta, ma decide comunque di confermare i decreti d’accusa stilati l’anno precedente dall’allora procuratore generale John Noseda e condanna i due imputati a una pena pecuniaria sospesa. Il 17 febbraio 2020 la Corte di appello e revisione penale (CARP) conferma la condanna, riducendo però la sanzione inflitta ai due imputati. Un anno dopo, il 9 febbraio 2021, il Tribunale federale accoglie un ricorso dell’avvocato Marco Garbani – patrocinatore dell’ex gerente, ora difeso dall’avvocato Cristopher Jackson (l’ex dipendente è invece difeso dall’avvocato Costantino Castelli) –, e dichiara nulle le due condanne poiché ai due indagati è stato negato il diritto di controinterrogare le undici prostitute le cui deposizioni sono la spina dorsale dell’impianto accusatorio.
Tutto da rifare. Chiamata ad esprimersi nuovamente, il 28 febbraio dello scorso anno la CARP assolve i due uomini e ordina il dissequestro di vari beni, riconoscendo su tali averi un interesse del 5 % a carico dello Stato. Riconosce pure indennità pari a 19.200 e, rispettivamente, 33.700 franchi così come 12.800 e 13.400 a titolo di riparazione del torto morale. Il procuratore generale Andrea Pagani, che ha «ereditato» l’incarto, impugna la sentenza. Un mese fa, come detto, il Tribunale federale si esprime infine in ultima istanza, e conferma il proscioglimento dei due imputati. D’altro canto, ritiene però che il metodo di calcolo di interessi e indennità non è stato corretto. «Assegnare un’indennità piena a titolo di riparazione del torto morale contrasta manifestamente con (…) il diritto federale», argomenta l’Alta Corte con sede a Losanna. Pertanto, la CARP dovrà ricalcolare sia i risarcimenti, sia l’interesse del 5%. Ancora una volta, è quasi tutto da rifare.

