FFS Cargo, il Comitato contro lo smantellamento scrive ai vertici: «A rischio centinaia di posti e competenze in Ticino»

Il Comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino» torna all'attacco e chiede l'apertura di una trattativa con le FFS, il Consiglio di Stato e i rappresentanti del territorio per discutere il futuro della presenza ferroviaria federale a sud delle Alpi. In una lettera inviata al direttore delle FFS Vincent Ducrot, il gruppo denuncia che le decisioni annunciate da FFS Cargo il 19 maggio «comportano per il Ticino la perdita di ulteriori posti di lavoro qualificati» e si inseriscono in «un processo di progressivo ridimensionamento della presenza ferroviaria federale a sud delle Alpi».
Concentrazione in Svizzera tedesca
Secondo il Comitato, negli ultimi anni si è assistito a «una concentrazione crescente delle attività, delle competenze e delle funzioni decisionali nella Svizzera tedesca», mentre il Ticino avrebbe visto ridursi progressivamente posti di lavoro e competenze. La chiusura del deposito macchinisti di Chiasso e di altri punti operativi del Mendrisiotto coinvolgerebbe circa quaranta collaboratori ticinesi e rischierebbe di «impoverire ulteriormente un comparto che negli ultimi anni ha già subito numerosi ridimensionamenti». Particolarmente critico il passaggio dedicato alla distribuzione degli impieghi ferroviari nel Cantone. Nella lettera si sottolinea che i servizi centrali, il mercato viaggiatori, gli immobili e le attività legate alla digitalizzazione rappresentano «appena l'8% dell'occupazione ferroviaria cantonale, contro una media nazionale del 29%». Da qui l'avvertimento: entro il 2028 potrebbero andare persi circa 350 posti equivalenti a tempo pieno e oltre il 60% del personale ferroviario ticinese potrebbe essere impiegato esclusivamente nella gestione della linea. «Questa evoluzione non è accettabile per un Cantone che rappresenta il principale corridoio ferroviario alpino della Svizzera e la porta d'accesso verso l'Italia e il Mediterraneo», si legge nel documento.
Sei proposte
Il Comitato formula quindi sei proposte. La prima punta a salvaguardare i posti di lavoro e le competenze di FFS Cargo mantenendo i macchinisti alle dipendenze della società e mettendoli eventualmente a disposizione di altre aziende ferroviarie del gruppo. Una soluzione che, secondo gli estensori della lettera, consentirebbe di «preservare i posti di lavoro esistenti», «mantenere le condizioni salariali del personale» ed «evitare costi amministrativi e piani sociali».
Tra le richieste figura anche la creazione a Chiasso di un polo nazionale per la sicurezza ferroviaria, la riunificazione o una maggiore integrazione tra FFS Cargo e SBB Cargo International, il potenziamento dell'officina di manutenzione di Chiasso e la nascita di un centro di competenze ferroviarie in Ticino in collaborazione con SUPSI, USI e scuole professionali.
L'ultima proposta riguarda il trasferimento in Ticino di nuove attività delle FFS nei settori dei servizi centrali, degli immobili, del mercato viaggiatori, della digitalizzazione e delle tecnologie informatiche. «Non è sostenibile che un Cantone strategico per il sistema ferroviario nazionale continui a essere quasi esclusivamente una sede di attività operative mentre le funzioni direttive, progettuali e tecnologiche vengono concentrate altrove», afferma il Comitato.
La lettera si conclude con un invito alle FFS ad avviare rapidamente un confronto con il Cantone e con i rappresentanti del movimento. L'obiettivo dichiarato è «individuare soluzioni concrete per salvaguardare e rafforzare la presenza ferroviaria federale nel nostro Cantone».
