FFS Cargo: il dissenso si allarga

Un fronte compatto da una parte. Due lingue diverse che fanno fatica a comunicare dall’altra. Sono queste le caratteristiche che sta sempre più assumendo l’annunciata riorganizzazione di FFS Cargo, con conseguenti reazioni preoccupate nate nel nostro cantone. Delle caratteristiche che sono emerse chiaramente e ancora una volta anche oggi, a margine dell’incontro organizzato a Bellinzona tra il comitato No allo smantellamento di FFS Cargo, una delegazione del Consiglio di Stato formata da Marina Carobbio e Christian Vitta, e il presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali Bruno Storni. L’incontro era voluto per fare il punto sulla situazione del personale coinvolto nella riorganizzazione (FFS Cargo ha annunciato la soppressione di 40 posti di lavoro in Ticino, ma nessun licenziamento, ma il comitato è di tutt’altro avviso, ndr) e per coordinare le varie attività e rivendicazioni a sostegno dell’occupazione e lo sviluppo delle attività di FFS in Ticino.
Partiamo dalle rivendicazioni, frutto di una constatazione e preoccupazione di fondo: le politiche di centralizzazione delle FFS stanno portando a «un progressivo abbandono del nostro cantone, che si sta trasformando in un corridoio di transito», ha spiegato Matteo Pronzini, del comitato. E ancora: «Al momento la regione più penalizzata è il Mendrisiotto, dove saranno sacrificati sostanzialmente tutti i 40 posti di lavoro».
Con i rappresentanti del Consiglio di Stato si è quindi discusso di come rafforzare a medio e lungo periodo la presenza ferroviaria in Ticino, sia quantitativamente, sia qualitativamente. Le rivendicazioni formulate vanno in questa direzione e sono condivise con il Governo. «È fondamentale che si faccia fronte comune e gioco di squadra, anche da parte della Deputazione», ha ribadito Pronzini. L’intento è «di portare nuove attività o potenziare attività che già ci sono», partendo dall’officina FFS Cargo di Chiasso, dove potrebbe ad esempio essere creato un team FFS Cargo di verificatori e macchinisti preposto al controllo dei treni e dei vagoni. Ma in generale potenziare l’officina di manutenzione, che sta generando utili. «Dobbiamo fare fronte comune per difendere i posti di lavoro e questa battaglia deve essere l’inizio di un’altra battaglia, quella per fare in modo che in questo cantone ci sia una discussione sullo sviluppo economico».
Le lettere e i colloqui
Passiamo ai posti di lavoro e ai tagli annunciati. La speranza e l’intento sono che, «contrariamente alla volontà di FFS Cargo», i dipendenti coinvolti nella ristrutturazione non debbano veder sciolto il proprio rapporto di lavoro con FFS Cargo e ricevere, come alternativa «la proposta di un posto di lavoro ad esempio con TiLo, con delle perdite anche di 15.000 franchi l’anno di stipendio», ha sottolineato Pronzini. Qui la questione si fa particolarmente spinosa, perché FFS Cargo e TiLo sottostanno a due CCL diversi e il passaggio da un’azienda all’altra per i dipendenti non sarebbe economicamente indolore.
Del tema ha parlato anche Luca Benato, del sindacato svizzero dei macchinisti, sezione Ticino, nonché destinatario di una delle citate lettere di licenziamento. «A conti fatti, viene chiuso il deposito di Buchs ma ne viene aperto uno a Gossau, FFS Cargo rinuncia a Briga ma apre a Sion, soltanto a Chiasso si chiude e basta». Inoltre, «era stato detto che i macchinisti di manovra di Chiasso non sarebbero stati toccati, invece hanno ricevuto anche loro una lettera di licenziamento. Questo continuo nascondere e rigirare le parole è una cosa molto fastidiosa». Frasi che mostrano come le parti parlino lingue diverse e si fatichi a comprendere appieno cosa sta accadendo. A tale riguardo, ad esempio, a fine maggio FFS Cargo aveva sottolineato – e lo ha fatto ancora giovedì a Berna, quando i vertici delle FFS hanno incontrato la Deputazione ticinese – che non ci sarebbero stati licenziamenti e che a tutti i 40 collaboratori toccati dalla riorganizzazione in Ticino sarebbe stata proposta un’alternativa. «Loro ci hanno consegnato la lettera di licenziamento, ma al momento l’unica proposta fatta è di proporsi per un colloquio a TiLo e sperare di essere assunti», dice però Benato.
L’esperienza del passato
Se da una parte in Ticino, il fronte è compatto, con il Governo che condivide le preoccupazioni del Comitato e parteciperà alla manifestazione in programma a Chiasso il 12 giugno, dall’altra Ticino e Berna sembrano parlare sempre più lingue diverse. Lo sottolinea anche Thomas Giedemann del Sindacato del personale dei trasporti: «Manca trasparenza, il direttore di FFS Cargo nei giorni scorsi ha dichiarato che il personale toccato dalla riorganizzazione non può essere impiegato per FFS Cargo International perché attualmente c’è un esubero di macchinisti, ma questa cosa non ci risulta per niente, anzi».
La speranza del Comitato è che da interlocutori che parlano lingue diverse, si passi a una situazione in cui i vertici di FFS ascoltino le rivendicazioni che giungono dal Ticino. Per riuscirci si punterà sull’unire le voci, per poter lanciare un appello corale. L’esperienza delle Officine insegna infatti che la mobilitazione popolare può portare frutti. Si cercherà di farlo il 12 giugno a Chiasso, con una manifestazione popolare a cui parteciperanno anche le autorità, sia cantonali, sia comunali.
La replica delle FFS
Considerata la delicatezza di alcune affermazioni fatte dal Comitato, abbiamo chiesto alle FFS di prendere posizione sugli aspetti forse più controversi. A proposito del coinvolgimento nella riorganizzazione del personale di manovra di Chiasso le FFS sottolineano che «già nell’autunno 2025 è stato annunciato che alcuni collaboratori del personale di manovra in Ticino subiranno dei cambiamenti, per lo più un trasferimento di sede. Tutti questi collaboratori addetti alla manovra rimarranno alle FFS»; e che «tutte le sedi del personale addetto alla manovra in Ticino rimarranno attive». In relazione alle presunte lettere di licenziamento invece si ribadisce che «nessun collaboratore in Ticino ha ricevuto un licenziamento. In Ticino non ci sono licenziamenti. Inoltre, non abbiamo chiesto ai collaboratori di rivolgersi volontariamente e di propria iniziativa a TiLo. Come già comunicato, i macchinisti interessati ricevono un’offerta ragionevole da TiLo. A tal fine si svolgono, come di consueto, colloqui conoscitivi organizzati per i collaboratori».
