Filmati «rubati» e toccamenti, molestatore a processo

Siamo nell’era degli occhiali «smart» capaci di registrare le persone a loro insaputa – Si è persa di vista la privacy titolavamo giusto oggi– e, in relazione al dibattimento iniziato nella giornata di martedì di fronte alle Assise criminali di Lugano, la domanda è: che sarebbe successo, se questi occhiali li avesse utilizzati l’imputato? L’uomo alla sbarra – sulla sessantina, residente nella valle del Vedeggio – si è infatti trovato davanti a un giudice soprattutto per la sua abitudine di filmare con il telefonino, di nascosto e sopra i vestiti, le parti intime di donne e ragazzine, alle volte masturbandosi nel frattempo. Una «passione» che lo aveva portato a sviluppare delle tecniche per non farsi sorprendere in fallo, tanto – come da lui dichiarato in aula – da farlo sentire tranquillo nel filmare una ragazzina a due passi dai genitori. Una «passione» che le nuove tecnologie potevano facilitare ulteriormente.
Fermato da una denuncia
L’uomo, difeso dall’avvocato di fiducia Stefano Camponovo, è parzialmente reo confesso, e ai filmati ha intervallato anche dei toccamenti (in gran parte contestati), almeno finché a inizio 2023 è stato arrestato. È in quel frangente che la sua ultima vittima, un’adolescente sua lontana parente, ha infatti a fatica confidato il suo disagio, facendo partire la macchina della giustizia. Lo ha fatto dopo che l’imputato l’aveva rincorsa in strada, filmandola, toccandole il sedere e chiedendole un bacio. Poco prima, ma questo emergerà solo in inchiesta, la stava già filmando, e al contempo si stava masturbando. Fatti da lui ammessi. Al contrario di episodi precedenti di alcuni anni ai danni della sorella della ragazza, anche lei all’epoca adolescente. Toccamenti e masturbazioni in questo caso però veementemente negati dall’imputato. Titolare dell’incarto è la procuratrice pubblica Anna Fumagalli, che ha chiesto una condanna a tre anni e dieci mesi, mentre a patrocinare le due presunte vittime è l’avvocato Arturo Garzoni. Presidente della Corte è il giudice Curzio Guscetti (a latere Rosa Item e Werner Walser): la sentenza è attesa per domani, mercoledì. L’uomo deve rispondere in particolare delle imputazioni di ripetuti atti sessuali con fanciulli (in parte tentati), ripetuta coazione, e ripetuta violazione della sfera privata mediante apparecchi di presa d’immagine, oltre che di alcuni reati finanziari legati alla sua attività lavorativa. Dopo la denuncia, l’uomo ha passato 114 giorni in carcere, poi è stato rimesso in libertà con delle misure sostitutive dell’arresto.
Fra vergogna e reticenza
Forse per vergogna, forse per reticenza, in aula oggi l’uomo ha faticato a giustificare il suo agire, ripetendo spesso: «Non so spiegarmi perché l’ho fatto. So di aver sbagliato tanto». Il giudice Guscetti ha dunque dovuto insistere non poco per ottenere spiegazioni, o anche solo conferme di quanto già dichiarato in inchiesta: «Sono stati dei colpi di testa», si è limitato a dire. A tratti ha persino negato che il motivo per cui aveva fatto i numerosi video fosse legato alla sua eccitazione sessuale. «Faccio schifo a me stesso – ha anche detto, riferendosi alla porzione di fatti che riconosce. – Vorrei chiedere scusa e perdono alla ragazza che ho inseguito, e anche ai suoi genitori». Ma non alla sorella che pure lo accusa.
Il nodo da sciogliere
L’unico nodo da sciogliere infatti, oltre all’entità della pena - l’avvocato Camponovo chiede che venga limitata a 24 mesi e che sia interamente sospesa - riguarda le accuse mosse dalla sorelle. Accuse per cui, al contrario delle altre, non vi sono prove. Camponovo ha argomentato che il suo assistito va assolto in dubio pro reo, ovvero perché non vi sono sufficienti elementi agli atti per dissipare ogni dubbio e dunque portare la Corte a maturare una granitica certezza della sua colpevolezza. Fumagalli e Garzoni hanno per contro argomentato che la giovane ha riferito linearmente i fatti, senza accanirsi e senza che vi fosse motivo per mentire.
