Giudiziaria

Filmava di nascosto le donne in bagno: «Me ne vergogno molto»

Condannato a sedici mesi sospesi un 37.enne italiano che ha immortalato le vittime a loro insaputa nelle toilette di due esercizi pubblici del Luganese di cui era gerente - Sul suo computer ritrovate decine di migliaia di foto e video a carattere pedopornografico: «Ma non ho mai avuto un interesse reale»
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Federico Storni
05.02.2026 17:35

«Me ne vergogno profondamente. Fatico a riconoscermi in quanto ho fatto. Chiedo scusa alle vittime». È sembrato voler rompere con il passato, il 37.enne italiano residente nel Luganese apparso oggi di fronte alla Corte delle assise correzionali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta. E l’auspicio è che sia davvero così, perché il suo passato parla di fastidiosi reati contro la sfera privata e intima e gli è valso una condanna a sedici mesi sospesi con la condizionale, l’interdizione a vita dal compiere lavori che comportino contatti frequenti con i minorenni, e l’ordine di seguire un trattamento psicologico ambulatoriale. Tutto ciò per ripetuta pornografia e per ripetuta violazione della sfera privata o segreta mediante apparecchi di presa d’immagine. Nel concreto: è stato trovato in possesso di decine di migliaia di immagini e video ritraenti atti sessuali con minorenni. Oltre a ciò, ha filmato di nascosto quattro donne mentre queste si trovavano in bagno. L’uomo, difeso dall’avvocata d’ufficio Giorgia Maffei, era reo confesso. L’inchiesta è stata coordinata dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. Le parti hanno trovato un accordo di pena in aula che è poi stato approvato dalla Corte. Non è stata pronunciata l’espulsione obbligatoria dell’imputato in quanto è stato ritenuto preponderante il suo interesse a rimanere in Svizzera rispetto all’interesse pubblico al suo allontanamento.

Fattispecie molto rara

Le condanne per ampie collezioni virtuali di materiale pedopornografico non sono inaudite alle nostre latitudini. «Non ho mai avuto un interesse reale, né la volontà di condividerle», ha detto in aula il 37.enne al proposito della sua. Più rara invece la fattispecie dei momenti intimi «rubati». Un reato che l’uomo ha compiuto posando videocamere nascoste nei bagni dei due esercizi pubblici di cui era gerente, in parte in presunta complicità con una persona che sarebbe nel frattempo deceduta. Una vittima era presente oggi in aula, ed è a lei che l’imputato ha rivolto le scuse. Seppure ammesse, una parte delle accuse risulta prescritta (il periodo va dal 2015 al 2022).

Di questo tipo di violenza privata non abbiamo trovato traccia nella storia giudiziaria recente ticinese. Vi era stato un caso simile alcuni anni fa nel Canton Vaud, dove un uomo aveva posato micro-camere in vari bagni pubblici per diversi mesi, raccogliendo centinaia di scatti. Nei mesi scorsi in Italia sono emerse fattispecie analoghe ma in ambito lavorativo, con un padrone di negozio che ha filmato di nascosto delle dipendenti e un impiegato delle colleghe.