Fino all'1% del PIL della Svizzera per la protezione del pianeta

Il prossimo 8 marzo la popolazione svizzera è chiamata alle urne per votare sull’iniziativa popolare «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente» (Iniziativa per un fondo per il clima). Ma di cosa si tratta? Quali sono i vantaggi e quali le conseguenze? Ecco le risposte alle principali domande.
Che cosa chiede l’iniziativa popolare?
L’iniziativa, lanciata nel 2022, chiede di modificare la Costituzione con l’articolo 103a: «Promozione di una politica energetica e climatica socialmente equa». L’obiettivo è di creare un fondo per la lotta contro i cambiamenti climatici e le loro conseguenze. In caso di sì alle urne, tale fondo dovrà essere costituito entro il 2029 e dovrà essere alimentato fino al 2050 con un contributo annuo compreso tra lo 0,5 e l’1% del Prodotto interno lordo (PIL) della Svizzera. Concretamente, stando ai numeri attuali, significa tra i quattro e gli otto miliardi di franchi all’anno. La Confederazione, tuttavia, potrà ridurre tale importo nel momento in cui la Svizzera avrà raggiunto i suoi obiettivi climatici, come ad esempio la neutralità climatica entro il 2050 conformemente all’Accordo di Parigi.
Chi ha lanciato l’iniziativa e chi la sostiene?
Tra i promotori figurano personalità politiche principalmente di PS e Verdi, tra cui i consiglieri nazionali ticinesi Bruno Storni e Greta Gysin. Vi figura pure l’attuale consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. Il testo è sostenuto anche dal Partito evangelico svizzero (PEV) e da esponenti di altri partiti, come Centro e PVL, nonché dai sindacati.
Chi invece è contrario alla proposta?
Governo e Parlamento invitano a respingere il testo, senza contrapporre alcun controprogetto. A loro avviso, la richiesta dell’iniziativa è eccessiva. Oltre alla netta maggioranza borghese in Parlamento, anche le associazioni economiche e padronali si sono dette contrarie, sostenendo che non c’è chiarezza in merito al finanziamento del fondo. I sondaggi indicano che l’iniziativa sarà bocciata.
Come verrebbe finanziato questo fondo?
I promotori, su questo punto, rimangono vaghi. Nelle disposizioni transitorie, tuttavia, è indicato che il fondo deve essere finanziato al di fuori del freno all’indebitamento. Pertanto, almeno per i primi anni, senza nuove imposte o tasse, né misure di risparmio in altri settori. Per i promotori, ciò garantisce la sicurezza di pianificazione per gli investimenti urgenti nella protezione del clima, nell’adattamento e nell’innovazione. I contrari, invece, ritengono che l’aumento del debito pubblico - che già deplorano - porterà inevitabilmente a un aumento delle imposte oppure a tagli in vari settori.
Per cosa dovrà essere utilizzato il fondo?
Le risorse del fondo per il clima devono essere utilizzate per sviluppare le energie rinnovabili (come i pannelli solari), promuovere la mobilità moderna e i trasporti pubblici, ristrutturare gli edifici dal punto di vista energetico (sostituendo ad esempio i sistemi di riscaldamento a gasolio con pompe di calore) e sostenere l’industria nei suoi sforzi per raggiungere la neutralità carbonica, nonché di promuovere la rimozione e lo stoccaggio del CO₂. L’obiettivo è di investire anche in posti di lavoro nel campo dell’innovazione. Oltre ai contributi diretti, sono possibili anche prestiti agevolati, garanzie e fideiussioni.
La Svizzera, oggi, quanto investe in questo ambito?
Confederazione e Cantoni, anche sulla base della Legge sul CO₂ e della legge sul clima e l’innovazione (approvata dal popolo nel 2023), investe fino a tre miliardi all’anno per clima, energia e biodiversità, ha spiegato durante i dibattiti in Parlamento il «ministro» dell’Ambiente e dell’Energia Albert Rösti, aggiungendo che Berna solo per la protezione del clima e per la riconversione del sistema energetico ha a disposizione ogni anno circa 2 miliardi di franchi. Stando ai promotori, però, gli obiettivi in materia di protezione del clima non saranno raggiunti senza ulteriori investimenti pubblici. A loro avviso, «non fare nulla è molto più costoso», poiché «i mancati investimenti di oggi saranno i costi di domani», come i danni legati ad eventi estremi. Con un fondo per il clima diminuirebbe anche la dipendenza energetica (con fonti fossili) dall’estero.
