Frontalieri, ecco dove vivono: il balzo in dieci anni della Brianza

Com’è evoluto il fenomeno del frontalierato nell’ultimo decennio? Qualche informazione in più, ora, è possibile ottenerla consultando la banca dati aggiornata messa a disposizione dall’Ufficio federale di statistica. In particolare, il nuovo dataset recentemente aggiornato presenta i dati trimestrali relativi alle persone frontaliere secondo il luogo di residenza, il cantone in cui lavorano e il sesso. Partendo dal dato complessivo, ad esempio, si rileva che, dal 2015 al 2025, il numero totale di lavoratori con il permesso G provenienti dall’Italia è aumentato di oltre 20 mila unità (+30%), passando dai 70.157 frontalieri conteggiati nel primo trimestre del 2015 ai 91.246 conteggiati nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Non tutti, però, lavorano in Ticino, benché il nostro cantone sia chiaramente quello più interessato dal fenomeno del pendolarismo dalla vicina Penisola. Guardando le tabelle si vede infatti che dieci anni fa circa 7 mila lavoratori provenienti dalle zone di confine lavoravano in altri cantoni, Grigioni e Vallese in primis. Numeri che, in un decennio, sono andati aumentando. Stando all’ultimo dato disponibile, quello del trimestre conclusivo dello scorso anno, si nota in effetti che i frontalieri attivi fuori dal Ticino sono saliti a circa 12.700, con una progressione dell’80,4%. Sul nostro territorio, invece, dieci anni fa erano occupate 64.192 persone, mentre ora sono 78.491. Un aumento complessivo di 14.300 persone, ossia del 22%.
Da dove vengono?
Ma da dove vengono le persone che ogni giorno varcano il confine per lavorare qui? Secondo i dati dell’UST, la stragrande maggioranza arriva dalla Lombardia, che nel 2025 contava ben 68.371 lavoratori frontalieri attivi in Ticino, più altri 6.600 occupati in altri cantoni. Segue, anche se a grande distanza, il Piemonte, regione in cui vivono 8.607 permessi G, quasi 6 mila dei quali lavorano in Ticino. Decisamente basso, invece, il numero di frontalieri provenienti dalle altre regioni confinanti con la Svizzera. Per esempio, circa 200 frontalieri arrivano dalla Valle d’Aosta e sono occupati prevalentemente in Vallese, mentre un altro migliaio risulta residente tra Bolzano e Trento e con un lavoro nei Grigioni.
Concentrandoci solo sulla Lombardia e il Piemonte, è interessante notare l’evoluzione del pendolarismo da oltre confine nell’ultimo decennio. In Piemonte, ad esempio, i frontalieri totali sono cresciuti di 2.400 unità, ma quelli attivi in Ticino di poco più di 700. Ben diverso, per contro, il caso della Lombardia: in dieci anni i permessi G totali sono passati da 59 mila a quasi 75 mila: circa 16 mila in più. Quelli occupati in Ticino, invece, sono cresciuti da 55.500 a 68.300, con un incremento di circa 12.800 persone, pari al 23%.
Entrando ancora più nel dettaglio, è possibile passare in rassegna anche le province di provenienza. Per il Piemonte, senza sorpresa, è il Verbano-Cusio-Ossola a fare la parte del leone, con quasi 8 mila frontalieri (erano circa 6.200 nel 2015). In Lombardia, invece, il quadro è più variegato. A giocarsi il primato, però, sono le province di Como e Varese. Dalla prima arrivano ogni giorno in Svizzera per lavorare circa 32.800 persone, 32.200 delle quali nel solo Ticino. Dalla seconda, invece, ne giungono 31.900 in totale, di cui 31.400 nel nostro cantone. Rilevante anche la quota di Sondrio, con 5.200 lavoratori con permesso G, la stragrande maggioranza dei quali è assunta però nei Grigioni (in Ticino risultano attive solo 650 persone). Oltre 2 mila frontalieri arrivano invece direttamente da Milano per lavorare nel nostro cantone, quasi un altro migliaio dalla provincia di Monza e Brianza e 700 da quella di Lecco. Qualche centinaia di lavoratori con il permesso G si conta pure a Bergamo (400 persone) e a Brescia (300), mentre nel resto delle province lombarde - più lontane dalla frontiera - i numeri crollano.
Chi è cresciuto di più
Ma è guardando la progressione sull’arco dell’ultimo decennio che si trova un dato per certi versi sorprendente. Sì, perché se il Comasco e il Varesotto hanno visto aumentare in maniera simile il numero di residenti frontalieri, è la provincia di Monza e Brianza ad aver conosciuto l’incremento più marcato. In zone come Seregno, Desio e Lissone, infatti, il numero di permessi G attivi in Ticino è quasi raddoppiato, passando da 508 a 903 e facendo segnare in dieci anni un +77,7%. Rimane comunque notevole la progressione di Como, con un aumento del 23,6% e ben 6.145 frontalieri in più in Ticino in dieci anni (da 26.031 a 32.176), e di Varese con un +21% (+5.457, da 25.954 a 31.411). Ma anche del capoluogo lombardo, dove i frontalieri sono cresciuti del 19,1% (+326, da 1.701 a 2.027).
