Lugano

«Fumavo cocaina quasi tutti i giorni», condannato a ventisei mesi da espiare

Per procacciarsi la droga un quarantaquattrenne del Luganese ha portato a termine 34 furti per circa 37 mila franchi
I fatti sono avvenuti tra il 2023 e il 2025. © CdT/ Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
28.04.2026 16:50

Ventisei mesi da espiare. È questa la condanna inflitta oggi dalla Corte delle assise criminali di Lugano, presieduta dal giudice Curzio Guscetti (giudici a latere Renata Loss Campana e Fabrizio Filippo Monaci) a un 44. enne del Luganese per furto aggravato, ripetuto danneggiamento, violazione di domicilio e infrazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti. L’uomo, difeso dall’avvocato Marco Morelli, è stato riconosciuto colpevole per rubato dal 2023 al 2025 - in 34 occasioni - beni altrui (dalle bottiglie di vino ai monopattini, sottratti per lo più da cantine private) al solo scopo di ricavarne denaro e comprare e consumare cocaina. Furti per circa 37 mila franchi ammessi in aula dall’imputato, già condannato in passato e quindi già con dei trascorsi nelle carceri cantonali per altri reati, tutti riconducibili in un modo o nell’altro all’abuso di cocaina.

«Ero come in un circolo vizioso - ha riferito ieri il 44. enne che si è detto sinceramente pentito e deciso a disintossicarsi completamente (cosa che è avvenuta da quando è stato arrestato nel luglio scorso) - pensavo solo alla sostanza e a fumarla, ero in balia del consumo». Ha spiegato così tutta la serie di furti portati a termine in un periodo della sua vita dove la droga aveva preso il sopravvento, tanto da essere, sempre in quel periodo, senza dimora e senza lavoro. Dopo aver scontato l’ultimo condanna nel 2019, l’uomo è infatti ricaduto nel vortice della droga, tornando a frequentare quelle che lui ha definito cattive compagnie e riassumendo cocaina tutti i giorni. «A un certo punto non riuscivo più neanche a lavorare», ha specificato. «Così ho iniziato a rubare».

In aula il 44. enne ha ammesso dunque tutte le sue colpe, dichiarando nel contempo di aver imparato la lezione e di volersi rimettere sulla buona strada. Si spiega anche così l’accordo di pena trovato tra l’accusa, rappresentata dalla procuratrice generale sostituta, Chiara Borelli e la difesa. Un accordo ripreso completamente dalla Corte, dopo aver ascoltato l’imputato e la sua forte volontà di tornare in carreggiata, una volta scontata la pena. In carcere, dove si trova tutt’ora, l’uomo ha sostenuto di aver imparato la lezione e di essersi rimesso in forma. Non solo. Ha dichiarato di essersi riavvicinato ai suoi familiari, che invece aveva evitato durante il suo ultimo periodo in cui si faceva quotidianamente, e di avere interessanti prospettive di lavoro. Inoltre, essendo papà ha anche specificato di sentire nuovamente le responsabilità genitoriali e di volerle onorare fino in fondo. «Le sue prospettive appaiono più rosee oggi», ha rilevato Guscetti, che ha anche invitato l’uomo a non trascurare un sostegno psicologico, nonostante la sua forte volontà gli abbia impedito di accusare troppo il colpo per la mancanza di cocaina dietro le sbarre