Gasolio per riscaldamento, la stangata in Ticino è del 40%

1. È vero che siamo in presenza, ormai da settimane, di una vera e propria altalena dei prezzi degli idrocarburi?
Sì. Ieri il petrolio e il gas erano in caduta libera. Sul fronte del greggio, il WTI (petrolio USA) è sceso a New York del 5,76% a 83,55 dollari al barile. Il Brent (lo standard internazionale) ha ceduto l’8% fermandosi a 89 dollari. In forte flessione anche il gas. Ad Amsterdam, le quotazioni del gas sono scese del 7,2% a 59 euro al megawattora. Ma soltanto cinque giorni fa, il 23 luglio, il Brent era salito al prezzo più alto da maggio superando i 102 dollari al barile.
2. Qual è la causa di questo andamento oscillatorio?
La causa principale è legata alla guerra nel Golfo Persico iniziata con il bombardamento dell’Iran da parte di USA e Israele lo scorso 28 febbraio. Una delle conseguenze del conflitto è stata la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il 20% del greggio prodotto nel mondo. Anche l’interruzione del traffico mercantile attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, a Sud del Mar Rosso, minacciata dalle milizie filo-iraniane degli Houthi decise a ostacolare le esportazioni dal principale produttore mondiale, l’Arabia Saudita, ha contribuito all’innalzamento del prezzo del petrolio.
3. Il calo di queste ultime ore è destinato a durare?
Difficile dirlo, molto dipende dall’andamento della guerra nel Golfo Persico. Intervistato ieri dalla Reuters, John Evans, analista di PVM Oil - il più grande broker mondiale di energia e materie prime - ha spiegato che “il mercato sembra essere sempre alla ricerca di buone notizie da un’arena che in realtà non ne sta offrendo alcune. L’attuale sospensione degli attacchi militari potrebbe sembrare un miglioramento, ma non garantisce che presto il petrolio fluirà dall’area mediorientale. I prezzi continueranno a scendere non grazie a mini-cessate il fuoco discutibili, ma soltanto se i prezzi alti intaccheranno la domanda”.
4. Le oscillazioni del prezzo del petrolio incidono sui costi finali dei carburanti per i consumatori?
Sì, e in misura notevole. Secondo l’ultimo dato nazionale disponibile in Svizzera, riferito alla rilevazione del TCS del 25 luglio, la benzina senza piombo 95 costa in media 1,96 franchi al litro, la benzina senza piombo 98 costa invece 2,07 franchi al litro, mentre il diesel è salito a 2,14 franchi al litro. Si tratta del livello più alto da circa due anni, anche se tuttora sotto i record toccati subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina (febbraio 2022), quando la benzina senza piombo 95 superò a tratti i 2,30 franchi al litro. Alla fine di febbraio, prima cioè della guerra in Iran, la benzina 95 costava in media 1,67 franchi al litro, la benzina 98 era attorno a 1,78 franchi al litro così come il diesel, il cui prezzo medio era di 1,79 franchi al litro.
5. È vero che il gasolio per riscaldamento è uno dei prodotti petroliferi che, in Ticino, ha subìto negli ultimi mesi gli aumenti maggiori di prezzo?
Sì. Attualmente, la media del costo al litro della nafta è di 1,40 franchi, IVA compresa. Lo scorso anno, nello stesso periodo, il consumatore finale pagava la nafta meno di un franco al litro, IVA compresa. L’aumento è stato quindi superiore al 40%.
6. Quali sono i motivi di questi aumenti?
Il Corriere del Ticino lo ha chiesto a Paolo Righetti, presidente di Swissoil Ticino e direttore di Volenergy. «Ormai da molto tempo - dice Righetti - il prezzo del gasolio per riscaldamento non segue l’andamento dei consumi, non è cioè legato alla domanda. A determinare il costo finale per chi compra è l’andamento borsistico. Quest’anno, soprattutto a causa della guerra in Iran, il prezzo del petrolio ha continuato a rincarare. Soltanto oggi (ieri per chi legge, ndr) è sceso sugli 85 dollari al barile, dopo le dichiarazioni di Iran e Stati Uniti sulla sospensione temporanea dei bombardamenti».
7. Sono molti i ticinesi interessati a questo rincaro?
Sì. Sia in Svizzera sia nel nostro cantone il 40% circa degli stabili utilizza impianti di riscaldamento a nafta.
8. In che modo il Governo italiano è intervenuto ieri per ridurre il prezzo dei carburanti? E i benzinai ticinesi di confine saranno sfavoriti dalla decisione?
Nella riunione del Consiglio dei ministri di ieri è stato deciso uno sconto soltanto sul prezzo del gasolio per un controvalore, tra accise e IVA, di 17 centesimi di euro al litro e fino al 6 di agosto. Lo ha riferito in conferenza stampa, al termine della riunione, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il costo dell’operazione si aggira sui 125 milioni di euro. «Monitoreremo giornalmente l’andamento dei prezzi che evolvono in base alle situazioni di conflitto - ha aggiunto Giorgetti - Oggi (ieri, ndr), ad esempio, il prezzo del Brent è in calo; la speranza è che questo si traduca tra qualche giorno anche in una diminuzione del prezzo alla pompa». Rimangono quindi invariate le accise sulla benzina e i relativi prezzi, attualmente simili se non superiori nelle province di confine di Como e Varese - tra 1,93 e 1,95 euro al litro - a quelli ticinesi.
9. È vero che, in Italia, le imposte incidono moltissimo sul prezzo dei carburanti?
Sì. Assopetroli ha calcolato che se anche la materia prima fosse gratis, un litro di verde costerebbe comunque circa 1,08 €. Secondo la rilevazione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ripresa dal Sole 24 Ore, la componente fiscale su un litro di benzina è il 58% del totale. In particolare, gravano sul prezzo finale le accise, il cui importo è fisso (0,7284 € al litro sulla benzina), e l’IVA al 22%, che si applica anche sulle accise, amplificando ogni variazione della materia prima.
10. Le componenti del prezzo svizzero della benzina sono simili a quelle del prezzo italiano?
No. La fiscalità sui carburanti si articola in voci distinte e contabilizzate separatamente: un’imposta sugli oli minerali di 43,12 centesimi a litro sulla benzina senza piombo; un supplemento fiscale sugli oli minerali di 30 centesimi al litro; una tassa d’importazione; un contributo per le riserve obbligatorie (Carbura); una compensazione CO₂; l’IVA all'8,1%, applicata sull’intero prezzo, quindi anche sulle imposte. Secondo il TCS, le tasse statali pesano circa il 50% del prezzo finale, meno che in Italia (58% sulla benzina). Il carico fiscale complessivo, IVA inclusa, si aggira sui 90 centesimi al litro. L’8,1% delle entrate fiscali federali derivano dal gettito generato dalla vendita di benzina e diesel, circa 5,6 miliardi di franchi l’anno.
