GIudiziaria

Genitori a processo per le botte ai figli

Per l’accusa era soprattutto la donna ad alzare le mani - Lui riconosce gli addebiti, lei in parte
©CdT/Chiara Zocchetti
Federico Storni
09.08.2022 19:17

Ci sono aspetti difficilmente conciliabili nella vita della 39.enne egiziana residente nel Luganese comparsa oggi con il marito (65, naturalizzato svizzero) di fronte alla Corte delle assise correzionali presieduta dal giudice Marco Villa. Da un lato le è mossa l’accusa di aver picchiato quasi ogni giorno i due figli fra il 2018 e il 2021. Per quattro anni. Anche mordendo loro le dita fino a fargliele sanguinare e, in un caso, a portare all’asportazione definitiva di un’unghia. O scaldando regolarmente un cucchiaino con un accendino e appoggiandolo sulla pelle nuda dei bambini (il più grande oggi ha sei anni) sempre nello stesso punto per lasciare meno tracce possibili. Dall’altro lato, invece, c’è un impiego da babysitter con referenze stellari: «Non ho dubbi che sia un’ottima madre – ha detto la donna presso cui lavora dopo due mesi di carcerazione preventiva. – Le lascio i miei figli senza timori. Mi auguro che possa tornare presto a vivere con i suoi».

Perché in tutto questo la donna – e così il marito – non ha contatti con i figli dal luglio del 2021. Dal giorno in cui sono stati arrestati con l’accusa di ripetuta violazione del dovere d’assistenza e d’educazione. In aula la donna, in lacrime, ha espresso il desiderio che i bambini possano tornare da lei: sa di aver sbagliato, ha detto, ma al limite ai figli ha dato qualche schiaffo, non certo quello che le è imputato. I piccoli, invece, dall’allontanamento non hanno mai fatto richieste di tornare a casa.

Anche furti di vestiti

La sentenza è prevista domani, mercoledì, nel pomeriggio. Il marito - la cui colpa sarebbe soprattutto il non aver fermato la moglie - riconosce tutti gli addebiti, mentre la moglie respinge gran parte delle accuse e lamenta piuttosto rapporti tesi con il partner. Fra i due - che sono peraltro cugini - è in corso una procedura di separazione. A entrambi è inoltre imputato di aver rubato vestiti e oggetti per i figli in numerosi negozi del Sottoceneri. Entrambi riconoscono di averlo fatto (la refurtiva è stata recuperata) ma la donna afferma di essere stata costretta dal marito tramite minacce e vie di fatto. Che l’uomo sia stato manesco nei confronti della donna lo dicono anche sentenze recenti, però il suo avvocato - la legale Sabrina Aldi - ha parlato di reciprocità nelle liti fra i due e la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, titolare dell’incarto, ha detto che la donna «non è in alcun modo sottomessa» al marito. Donna che è difesa dall’avvocato Marco Masoni e dall’MLaw Sara Menegalli.

Versioni a confronto

La procuratrice Tuoni ha chiesto la condanna a 22 mesi per il padre e a 20 per la madre (per entrambi la metà da espiare), malgrado abbia calcato maggiormente la mano sulle presunte responsabilità di quest’ultima, parlando di «gesti di violenza e di sadismo» nei confronti dei piccoli. L’avvocata Sandra Xavier, patrocinatrice delle due vittime, ha detto che nella madre ha visto «una freddezza che non ha eguali, senza un parola di rincrescimento verso i suoi figli». Masoni ha invece affermato che «in un momento di smarrimento in quanto frustrata, triste e depressa a causa del rapporto con il marito, la donna ha sfogato la propria rabbia contro i figli. A modo suo ha riconosciuto le proprie responsabilità e uscita dal carcere si è rimboccata le maniche. È tutt’altra persona rispetto a quella arrestata. Auspichiamo che un giorno, ancora lontano nel tempo, possa riabbracciare i suoi figli».