Giustizia a Lugano: «Torre Est? No, grazie»

«La torre Est? Grazie, ma non ci interessa». Tramonta l’ipotesi di insediare la Giustizia ticinese nel comparto del nuovo Polo sportivo e degli eventi (PSE). Stando a quanto appreso dal Corriere del Ticino, infatti, il Cantone ha comunicato negli scorsi giorni alla Città di Lugano che la proposta – pervenuta nell’ambito della grida pubblica lanciata quasi un anno fa – non è stata presa in considerazione.
Si torna al piano A
A questo punto, conferma il sindaco di Lugano Michele Foletti, la Città farà le sue valutazioni e procederà con il piano A, ossa il trasferimento dell’amministrazione comunale al PSE. Il Municipio, va detto, non era impreparato a questo scenario: già lo scorso luglio, quando il Cantone aveva chiesto di bloccare l’offerta per altri sei mesi, l’Esecutivo si era cautelato. L’allungamento della procedura avrebbe infatti potuto creare più di un problema, con un effetto a catena su altri progetti, come quello dell’organizzazione logistica dell’amministrazione comunale. Inizialmente, Palazzo Civico voleva portarla nella torre Est e per non rischiare intoppi aveva portato avanti la pianificazione in ottica del trasloco. Interrompere i lavori fino a fine anno, in attesa della decisione del Cantone, non sarebbe stato fattibile, poiché avrebbe comportato eccessivi ritardi. Come detto, però, per la Giustizia non se ne farà nulla. A Cornaredo dovrebbe dunque trovare casa l’amministrazione comunale.
E in via Peri?
L’offerta della torre Est, lo ricordiamo, era in un certo senso legata a quella di Lugano Next SA (ex AIL Servizi), che aveva messo a disposizione alcuni blocchi del comparto EFG in centro città, in via Peri . Il diritto di compera da cinquanta milioni di franchi per cinque dei sei blocchi dello stabile in centro città resta a favore di Lugano Next SA e verrà poi parzialmente ceduto alla partecipata a Pro Next SA per quanto concerne due blocchi, i quali verranno acquistati dalla società stessa, mentre gli altri tre – che sarebbero stati destinati alla Giustizia, oppure all’amministrazione comunale – verranno sicuramente acquistati da un’altra entità vicina, alla quale verrà ceduto il rispettivo diritto di compera.
I «Piani B»
La richiesta del Cantone di «bloccare» le proposte aveva creato qualche grattacapo agli offerenti (vedi il Corriere del Ticino dell’11 luglio scorso), i quali si erano però premuniti con dei «Piani B»: d’accordo a mantenere l’offerta, ma se nel frattempo qualcuno si dovesse fare avanti, non troverebbe certamente la porta chiusa. Anzi.

