Gli agricoltori guardano al 2026 con preoccupazione

Nonostante le difficoltà settoriali, il 2025 è stato un anno generalmente positivo per il settore agricolo ticinese. Il 2026 si prospetta assai diverso e la preoccupazione è alta. È quanto emerso durante la Camera Cantonale dell'Agricoltura, l'assemblea che riunisce le organizzazioni agricole del Cantone che si è tenuta oggi a Bellinzona. Di fronte alle tensioni internazionali che esacerbano cambiamenti strutturali, la richiesta dei delegati e delle delegate degli Enti affiliati all’Unione Contadini Ticinesi è di «agire dove si può ma con maggiore intensità e incisività». A tal proposito sono state votate all’unanimità all’indirizzo delle Autorità tre risoluzioni su prodotti locali, superfici agricole utilizzate durante le fasi dei grandi cantieri e formazione continua in agricoltura.
Lupo, «non se ne può più»
Il 2026 inizia con un contesto internazionale più problematico del 2025, la cinquantina di delegati e delegate riunitisi presso l’Auditorium di BancaStato si è concentrata sulla realtà cantonale e quanto si può fare per rafforzare il settore a beneficio della collettività, evidenziando tre punti in cui è possibile e necessario intervenire. «L’opinione pubblica è consapevole delle difficoltà del settore lattiero-caseario e vitivinicolo», ha ricordato il presidente Omar Pedrini, mentre per i problemi causati da ungulati e grandi predatori ha rimarcato come «non vogliamo né possiamo vivere di soli indennizzi», specificando che la politica ha ascoltato, ma «occorre un’applicazione più efficace e concreta perché non se ne può più». Nel suo intervento, il segretario agricolo cantonale Sem Genini ha evidenziato le innumerevoli attività svolte dall’UCT e come sia ora possibile «potere contribuire più che in passato a progetti a favore della nostra agricoltura, che sono molti e coprono tutti i diversi settori produttivi».
Prodotti locali, cantieri e formazione
La prima risoluzione, proposta dalle maggiori associazioni agricole cantonali, evidenzia come ai numerosi eventi, manifestazioni e occasioni che hanno luogo in Ticino vi è spesso un grande assente: i prodotti locali. Questi eventi, specialmente quando organizzati anche con fondi pubblici, sono un’occasione di promozione della realtà intera del Ticino, segno di coinvolgimento e attenzione al territorio. Un tassello imprescindibile per una strategia capillare. La risoluzione invita tutti a compiere una riflessione e uno sforzo in tal direzione, secondo il principio «locale come prima scelta, svizzero l’alternativa, estero solo l’eventuale ripiego».
La seconda risoluzione riguarda l’occupazione delle superfici agricole per i cantieri delle grandi opere. Le delegate e i delegati ne riconoscono l’importanza e i benefici collettivi ed esistono tabelle di indennizzi ufficiali. Questi terreni vengono computati nella superficie aziendale, che condiziona anche il numero di animali che si possono tenere. Il trapasso aziendale stesso può venire messo in pericolo. In Ticino solo il 18% dei terreni agricoli è di proprietà di chi li gestisce e una riduzione improvvisa e temporanea, seppure su più anni, rappresenta un pericolo concreto. La risoluzione chiede misure ad hoc per evitare tali possibilità, trovando sistemi di indennizzo più equi, lavorando con parsimonia e minimizzando l’occupazione delle superfici agricole.
La terza risoluzione evidenzia l’importanza della formazione continua per le professioni agricole. Gli scambi e i contatti con il resto della Svizzera sono importanti sotto molteplici punti di vista ma questo non significa rinunciare a sviluppare un'offerta formativa locale, specialmente in considerazione della realtà linguistica e geografica del Ticino e delle sue potenzialità. Ciò avviene già in parte e con poche risorse aggiuntive, che è fondamentale mettere a disposizione, si potrebbero ottenere risultati concreti, in collaborazione soprattutto con il Centro Professionale del Verde di Mezzana.
