Gli impianti tornano a sorridere: «Neve e vacanze ci hanno aiutato»

La settimana di Carnevale ha portato una boccata d’ossigeno agli impianti di risalita dopo un Natale da dimenticare. Scongiurato il lavoro ridotto, durante le vacanze sulle piste si è lavorato a pieno regime, anche se potrebbe non bastare per salvare la stagione: «Il periodo natalizio è stato pessimo, ci ha condizionato», dice Denis Vanbianchi, direttore della stazione di Campo Blenio. Per Giovanni Frapolli, proprietario degli impianti di Bosco Gurin, invece, «è necessario investire sull’innevamento e farlo alla svelta. Chi non lo capisce rischia di chiudere nei prossimi anni, forse addirittura nei prossimi mesi».
Le difficoltà persistono
Più cauto si mostra Matteo Milani, presidente degli Amici del Nara SA. «Al momento - dice - è difficile fare un bilancio, parlare in corso di esercizio è sempre complicato, ma i 4.700 primi passaggi registrati nella settimana ci rendono orgogliosi».
Poco prima di Carnevale è arrivata la neve, e gli effetti sono stati immediati: «In questi ultimi giorni abbiamo avuto una media quotidiana di 700 persone, con picchi anche di mille. Oltre allo sci, il comprensorio può contare pure sul richiamo delle slitte: «Non è l’attrazione con la maggiore affluenza, eppure il 20% dei nostri visitatori opta per questa offerta». Il Nara, lo ricordiamo, aveva preso in considerazione anche la possibilità di ricorrere al lavoro ridotto. Un’ipotesi alla fine scongiurata. «Ma, visto il pessimo inizio, alcuni collaboratori hanno deciso di cercare un’altra occupazione. Tanto che siamo tuttora a corto di personale».
Il bicchiere mezzo pieno
Anche a Campo Blenio le nevicate hanno permesso di invertire la rotta, tanto che nell’arco della settimana sono state calcolate, in media, 500 presenze al giorno, con un picco di 800 nella giornata di venerdì. «Rispetto all’anno scorso abbiamo registrato un aumento. Va anche detto, però, che il periodo carnevalesco, quest’anno, è arrivato in anticipo rispetto al 2025, quando le ferie erano cadute nel mese di marzo», spiega il direttore Denis Vanbianchi.
Nella Valle del Sole, la scuola di sci ha registrato quasi sempre il tutto esaurito, sia con le lezioni private sia con quelle di gruppo, e ha contribuito a far superare la quota di 500 visitatori. Cifre migliori di quelle registrate a Natale. «Durante le festività invernali avevamo aperto unicamente la parte bassa degli impianti, registrando numeri più esigui. Nonostante ciò, abbiamo sempre guardato il bicchiere mezzo pieno». Eppure, una settimana di grande affluenza non può, da sola, risollevare una stagione intera: «Ormai è tardi. Per fare una buona annata, il periodo natalizio è essenziale. Quelle giornate rappresentano circa il 40% delle nostre entrate».
Investimenti e abitudini
Coerenza, investimenti e progettualità sono invece i concetti chiave per Giovanni Frapolli, proprietario degli impianti di Bosco Gurin. «Abbiamo sempre detto che Natale è decisivo per le nostre entrate. Senza di esso, tutto il resto si complica terribilmente».
Insomma, riuscire a garantire la neve tra il 15 dicembre e la metà di gennaio è in cima alla lista degli obiettivi per le stazioni sciistiche ticinesi. «L’innevamento, in quel periodo, deve essere garantito a tutti i costi». Anche perché le abitudini sono cambiate: sciare a Carnevale o a Pasqua non è più una priorità per i ticinesi, «se possiamo offrire il servizio anche in queste settimane, tanto meglio. Ma le alternative sportive, anche d’inverno, non mancano. Facciamocene una ragione». Frapolli, da tempo, si fa portavoce di un cambiamento radicale per il settore degli impianti di risalita in Ticino: «Dobbiamo smetterla di aspettare e sperare nel meteo. Al contrario, urge un cambio di mentalità: è necessario investire sul lungo termine, non soltanto negli ultimi scampoli di stagione».
Una situazione ribaltata
Ad Airolo, l’ottimismo iniziale - giustificato dalle vacanze situate in un periodo più freddo rispetto all’anno scorso - si è tramutato in una mole di lavoro eccezionale. «La neve è arrivata solamente a ridosso delle ferie. In pochi giorni, quindi, abbiamo dovuto far brillare, esplodere varie zone del comprensorio per una regolare messa in sicurezza», spiega Nicola Mona, direttore di Airolo-Pesciüm. Nell’Alta Leventina, come in altre zone del cantone, è stato necessario chiudere gli impianti anche per il grado quattro di pericolo valanghe, una situazione che - complice il cambiamento climatico - probabilmente si verificherà sempre più spesso nei prossimi anni.
«La neve c’è, ma ogni tanto a causa delle slavine, del vento o del caldo è difficile spiegare il perché delle chiusure al pubblico», dice Mona. L’obbiettivo, per il comprensorio, è rimanere aperti fino agli ultimi giorni di marzo, in concomitanza con le vacanze di Pasqua.
Per centrare l’obiettivo, va da sé, saranno fondamentali le basse temperature e un meteo favorevole. Ma non solo: «Per tanti anni la sfortuna di Airolo è stata di non essere esposta al sole; in futuro, la situazione potrebbe ribaltarsi. Avere una buona fetta della stazione sciistica all’ombra permette, infatti, una maggiore durata della neve. Siamo fiduciosi per la seconda parte della stagione».
Tanta neve e Odermatt
Anche la stazione sciistica di Carì, nel mese di febbraio e, in particolare, nel corso della settimana di Carnevale, ha ritrovato il sorriso. «Stilare un bilancio ora sarebbe rischioso e poco realistico», sottolinea il direttore degli impianti di Nuova Carì, Ettore Schranz. «Sicuramente, gli ultimi giorni sono stati positivi. Siamo contenti dalla risposta della popolazione, anche perché, rispetto a Natale, quasi tutte le piste sono aperte». Nella settimana appena terminata, a Carì si è lavorato a pieno regime, tanto che si è ricorsi all’assunzione di ulteriore personale.
Febbraio, dunque, ha migliorato notevolmente una stagione partita in salita, tanto che, aggiunge Schranz, «siamo in linea con i numeri degli ultimi 4-5 anni». E se all’inizio dell’inverno il problema maggiore era l’assenza di neve, nel comprensorio leventinese anche il vento - che ha tenuto fermo l’impianto per un giorno intero - e il pericolo di valanghe hanno ostacolato la stazione sciistica. Tra chi ha voluto testare la località, negli ultimi giorni, c’è stato anche Marco Odermatt. Fresco di medaglie olimpiche, il campione nidvaldese si è goduto una giornata sulle piste leventinesi appena imbiancate.

Nei mesi freddi Locarno meglio di Lugano
La settimana di Carnevale, per alcune città ticinesi, è sinonimo di festa. E di grandi affluenze turistiche. Nei centri in cui non sfilano i carri, però, febbraio è spesos un periodo turisticamente difficile. Lorenzo Pianezzi, titolare dell’Hotel Zurigo Downtown di Lugano, spiega: «i primi mesi dell’anno sono tra i più tranquilli, i ritmi sono più bassi». Eppure, si potrebbe fare qualcosa di più.
«Meglio un anno fa»
All’inizio del 2025, Lugano aveva ospitato alcuni congressi. Per la soddisfazione degli operatori turistici. Sottolinea Pianezzi: «Dodici mesi fa eravamo molto soddisfatti dell’afflusso in città, perlopiù dovuto al turismo congressuale». Solitamente, le conferenze e gli eventi di portata internazionale si tengono nei mesi caldi, quando però il comparto può già contare sulla presenza dei turisti tradizionali. In questo senso, Pianezzi si augura un’inversione di rotta: «Sarebbe importante provare a convincere gli organizzatori di congressi a puntare di più sulla promozione di eventi in inverno, da noi tutto sommato mite, così da spalmare gli arrivi dei visitatori».
«Il clima ci ha favorito»
A Locarno, invece, il secondo mese dell’anno ha registrato un netto incremento di turisti, soprattutto se confrontato con un gennaio uggioso.
Lo conferma il presidente di HotellerieSuisse Sopraceneri, Marcel Krähenmann: «Il meteo, questa volta, ci ha sorriso. E con il sole, sono arrivati anche i visitatori». Gli hotel, sul Lago Maggiore, sembrano ancor più frequentati del 2025, nonostante il periodo carnevalesco anticipato. «Nel Locarnese siamo purtroppo molto meteo-dipendenti. Monitoriamo ogni settimana le previsioni, sia le nostre sia quelle della Svizzera interna e delle località sciistiche. Se sono annunciate piogge a nord delle Alpi, siamo pronti a ricevere un’ingente quantità di turisti. È un lavoro che prende forma durante la settimana, e per questo motivo, talvolta, è difficile organizzare il lavoro dei nostri collaboratori». A conti fatti, però, stavolta ne è valsa la pena.
