Gli occhi del Governo su quella licenza

«La procedura di vigilanza permetterà di valutare se sono adempiuti i requisiti di cui al predetto disposto per procedere alla revoca». Il Consiglio di Stato vuole vederci chiaro sulla licenza edilizia concessa dal Municipio di Riviera a fine marzo 2022 per l’edificazione di - leggiamo dall’atto ufficiale - «due case unifamiliari, ufficio e sistemazione esterna» in zona commerciale-artigianale nel quartiere di Cresciano. Lo si evince - come appreso dal CdT - dalla risposta data negli scorsi giorni all’interrogazione inoltrata dal deputato del Movimento per il socialismo Matteo Pronzini. Il quale voleva in sostanza sapere se il rilascio del permesso di costruzione rispetta le norme di Piano regolatore e le prescrizioni sanitarie e se, in caso contrario, il Governo avrebbe valutato un intervento in qualità di autorità di vigilanza sui Comuni.
Le valutazioni
I preposti servizi cantonali non hanno ravvisato «nel progetto contrasti con le norme applicabili di diritto cantonale e federale», mentre l’Esecutivo ha verificato la conformità alla zona in collaborazione con l’Ufficio della pianificazione locale. Dall’esame è emerso che «il fondo dedotto in edificazione è attribuito dal Piano regolatore in vigore alla zona commerciale-artigianale. Secondo tale disposto, tale zona di utilizzazione è destinata alla realizzazione di esercizi pubblici, negozi, uffici ed aziende artigianali mediamente moleste», rileva il Consiglio di Stato che il caso ha voluto essere presieduto, quest’anno, da Raffaele De Rosa, ex sindaco di Riviera. Avendo l’Esecutivo rilasciato la licenza edilizia (anche) per le due case non si sarebbe quindi tenuto conto di quanto prescritto dal PR. Così il Governo non ha potuto fare altro, il 26 aprile scorso, di avviare «una procedura di vigilanza, dando occasione al Municipio di esprimere le proprie considerazioni nel rispetto del diritto di essere sentiti».
Gli eventuali provvedimenti
Matteo Pronzini chiedeva a quali possibili sanzioni potrebbe andare incontro l’Esecutivo qualora il suo agire «risultasse non conforme alle disposizioni legali». Il Consiglio di Stato precisa che i provvedimenti dell’autorità di vigilanza, fra i quali rientrano le sanzioni disciplinari, sono retti dalla Legge organica comunale. Si va - pensando alla fattispecie - dall’ammonimento alla multa fino ad un massimo di 20.000 franchi, come stabilisce l’articolo 197.
