Turismo

Grandi manovre all'orizzonte per gli alberghi di lusso a Lugano

Voci sempre più insistenti parlano di importanti cambiamenti in vista per il Lido Seegarten e l'Hotel De La Paix – Marco Huber: «Non c’è ancora nulla di ufficiale» – Claudio Tavazzani: «Non è importante chi comanda, ma che l'azienda vada bene»
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Andrea Bertagni
Valentina Coda
Andrea BertagnieValentina Coda
26.02.2026 06:00

Qualcuno potrebbe definirle grandi manovre, qualcun altro, spifferi da prendere con le molle. Di sicuro, c’è che il mercato degli hotel di alto livello a Lugano è in fermento. Tra chi ristruttura per rimanere al passo con i tempi, come l’hotel Delfino, e chi rilancia con nuovi progetti di un certo fascino, come ad esempio, l’imprenditore Christian Constantin a Capo San Martino, c’è anche chi sta riflettendo su che strada prendere, come se si trovasse davanti a un bivio. È il caso, secondo quanto appurato dal Corriere del Ticino, dell’Hotel Lido Seegarten (ma non solo) che starebbe trattando la vendita dell’albergo a quattro stelle che a Castagnola è direttamente affacciato sul lago di Lugano, come pochi altri nella regione. «Non c’è nulla di ufficiale, non rilascio dichiarazioni», si limita a dire lo storico proprietario, Marco Huber, che dunque non conferma, ma nemmeno smentisce le indiscrezioni. Che parlano invece di una trattativa già ben avviata per passare la mano e portare a un cambio di destinazione. Niente più camere, ma appartamenti: questo si vocifera. Ma sarà davvero così? Al momento è presto per dirlo e quindi non resta che accontentarsi degli spifferi. Che però ultimamente stanno circolando sempre più con una certa insistenza in città. Sarà un caso?

«Catturano interesse»

Di sicuro, il fermento alberghiero sulle rive del Ceresio non è un’invenzione. Perché si parla di possibili cambiamenti anche per un’altra struttura ricettiva di un certo rilievo: il De La Paix. Anche qui si vocifera di volontà di vendita; volontà mai emerse fino ad ora. Il CdT ha provato a contattare e a chiedere conferme a Claudio Tavazzani, direttore generale della società che gestisce la struttura, ottenendo la seguente risposta: «Non è importante chi detiene le azioni e in quale misura, l’importante è che l’azienda vada avanti bene, così come sta accadendo per il De La Paix, visto che stiamo facendo già i contratti per il 2027 e rispondendo alle richieste del 2028. Anche io ho sentito queste voci e quello che posso dire è che gli hotel di alta gamma a Lugano catturano interesse e per questo hanno sicuramente un futuro».

C’è richiesta

Fermento o non fermento, di sicuro nel ramo alberghiero non è possibile fermarsi. Ma occorre cercare di rimanere al passo. Perché tutto si evolve e dunque anche l’offerta. Soprattutto a Lugano, che, secondo gli addetti ai lavori, ha bisogno come il pane di nuove strutture di un certo livello. Nel concreto, servirebbero più disponibilità di letti, ma anche un’offerta spa e wellness di un certo livello. Anche perché in tutto il Luganese oggi esistono solo tre strutture alberghiere di lusso che si affacciano direttamente sul lago. A emergere sempre più è insomma la consapevolezza di riuscire a colmare prima o poi la carenza di strutture ricettive, soprattutto di un certo livello in grado di contribuire al posizionamento di Lugano come destinazione di eccellenza e inserita in un sistema integrato che unisca cultura, ospitalità di qualità, gastronomia, ma anche congressi: un ambito quest’ultimo per cui Lugano ha intenzione di posizionarsi. Soprattutto nei prossimi anni con il progetto del nuovo polo congressuale al Campo Marzio.

Tutto questo, sapendo che Lugano continua a confermarsi una meta turistica che piace, come dimostrano le prenotazioni estive – che si considerano da metà maggio a metà settembre – negli ultimi anni sempre vicine all’80% dell’occupazione. Lugano insomma lavora bene durante l’alta stagione con luglio che è sicuramente il mese principe dell’estate.

Più differenze che similitudini

La Città non sarà insomma Como, come aveva indicato l’anno scorso uno studio (ripreso dal Corriere del Ticino) della EHL Hospitality Business School di Losanna, che aveva messo a confronto le due destinazioni, trovando più differenze che similitudini. Ciò nonostante, ha comunque il suo fascino. E soprattutto punta a destagionalizzare l’offerta, anche attraverso il mantenimento e il potenziamento (futuro) del turismo congressuale, capace di attirare visitatori e creare importanti entrate economiche al settore (ma non solo) nel corso di tutto l’anno e non soltanto quando splende il sole.

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