Greta Gysin pronta a scendere in campo: «Il Ticino ha bisogno di una svolta»

Dopo aver lasciato i banchi del Gran Consiglio nel 2015 e aver trascorso quasi due legislature nella Berna federale, la consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin è pronta a correre per un posto nel Governo cantonale alle elezioni cantonali 2027. Dove la partita è più aperta che mai. Una candidatura di «peso» per tentare l’assalto a un secondo seggio progressista in Consiglio di Stato. L'abbiamo intervistata.
Nel 2023 aveva scelto di concentrarsi su Berna. Questa volta, invece, ha deciso di candidarsi. Che cosa è cambiato?
«Tante cose: la mia situazione personale, il fatto di non essere più alla prima legislatura a Berna, ma anche il contesto politico. Oggi non solo il Ticino ha urgentemente bisogno di una svolta, ma questa sembra anche essere concretamente possibile, considerata la nuova costellazione politica. A ciò si aggiungono gli incoraggiamenti ricevuti negli ultimi mesi da tante persone e parti: la riflessione è stata lunga, e sono arrivata alla conclusione che è il momento di assumermi questa responsabilità».
Il momento politico è piuttosto movimentato. Quanto ha pesato il divorzio tra Lega e UDC nella sua scelta? E quanto ha contato l'idea che, nell'area rossoverde, si stia parlando apertamente di raddoppio?
«L’obiettivo è sicuramente quello di rafforzare l’area progressista e provare a conquistare un secondo seggio. Se oggi sono convinta che ci siano le condizioni per farlo – o perlomeno per provarci seriamente – è proprio perché il quadro elettorale è profondamente cambiato: l’alleanza tra Lega e UDC non ci sarà e questo apre degli spazi. Non è stato l’elemento decisivo, ma fa certamente parte della riflessione. Alla base, comunque, c’è la convinzione che il Ticino abbia davvero bisogno di una svolta, e che credo di poter dare un contributo».
Quindi per voi il raddoppio non è un tabù?
«Oggi nessuno può davvero sapere come sarà composto il Governo dall’aprile 2027. C’è una possibilità reale e bisogna fare di tutto per coglierla, ben consapevoli che non siamo gli unici ad ambire al secondo seggio e che la partita è tutt’altro che scontata. Ma una possibilità, a mio avviso, c’è».
Se il raddoppio è uno scenario possibile, lo è anche un altro: che lei possa soffiare il seggio a Carobbio Guscetti. Si è posta questo «problema»?
« La mia non è una candidatura contro Marina Carobbio, ma con Marina Carobbio. L’intento è quello di contribuire a far crescere l’area e, se possibile, conquistare un secondo seggio. Questo deve essere il nostro obiettivo comune».
Ovviamente sarà l’elettorato a decidere. Ma dove vede il suo futuro politico? Ha vissuto entrambi i mondi: Berna e il Gran Consiglio ticinese. Quale sente più suo?
«Sento mio il mondo della politica. Ma ha ragione: sarà l’elettorato a decidere se e dove proseguirà la mia strada. Quello che posso dire è che la mia candidatura non è simbolica o di bandiera: in caso di elezione, sono pronta ad assumere la funzione. Il che non vuol dire che a Berna non stia bene o che non sia appassionante. Sono due livelli completamente diversi, con tematiche molto differenti e interessanti, e c’è lavoro da fare sia a Bellinzona che a Berna».
Veniamo al suo partito. L’impressione è che in questi quattro anni i Verdi siano rimasti un po' all'ombra del PS. Concorda? E cosa dovrebbero fare gli ecologisti per emergere in una politica frammentata dove emergere è sempre più difficile?
«Concordo che sia sempre più difficile emergere, soprattutto se si sceglie di non urlare: cosa che in Ticino è diventata, purtroppo, un po’ di moda, e che non contribuisce certo a un dialogo costruttivo. È anche vero che la congiuntura politica degli ultimi anni ha un po’ penalizzato noi e i nostri temi. Ma è altrettanto vero che l’attualità continua a darci ragione. Se pensiamo alla crisi energetica, saremmo oggi meno vulnerabili se avessimo seguito la politica che noi proponiamo da sempre. Stessa cosa con le conseguenze dell’emergenza climatica: sono anni che spingiamo per mitigarla e adattarsi; non è stato fatto in misura adeguata, e oggi ne paghiamo le conseguenze. L’attualità continua a confermare che le nostre politiche sono valide, anzi più urgenti che mai. Questa è la nostra forza».
L'MpS farà parte della coalizione. Un partito abbastanza distante dal modo di fare politica suo e dei Verdi. È un alleato scomodo, o comunque benvenuto?
«Che ci siano differenze – sia di contenuto politico che di metodo – è evidente, è inutile nasconderlo. Però penso che in politica, come in natura, questa biodiversità nella lista possa essere preziosa: ci permette di raggiungere un pubblico differente. Ciò che deve rimanere chiaro a chiunque faccia parte di questo progetto è che abbiamo un obiettivo comune: rafforzare il Ticino progressista e rimettere il cantone in movimento. Sulle differenze continueremo a confrontarci tranquillamente».
Il Governo è stato molto criticato nell'ultima legislatura. Lei condivide questo giudizio? E cosa cambierebbe se fosse eletta?
«Condivido il giudizio critico complessivo sul lavoro del Governo, ma bisogna riconoscere che anche il Gran Consiglio spesso non è stato da meno. Detto questo, il Ticino attraversa una crisi istituzionale molto seria, oltre che difficoltà oggettive e note. C’è una situazione finanziaria difficile, e problemi strutturali che si trascinano da anni: dai salari alla cassa malati, dall’economia alla protezione del territorio. E non c’è mai stata una visione chiara, né tantomeno una visione comune, su come affrontarli. Quello a cui si assiste è una gestione dell’emergenza, tra conflitti e polemiche, invece di una politica capace di dare una direzione e immaginare un Ticino diverso. Vorrei contribuire a portare più fiducia nella capacità del nostro cantone. Se continuiamo a concentrarci sui limiti e sulle difficoltà invece di valorizzare il potenziale, è difficile uscirne. E sono persuasa che in Ticino ci sia più potenziale di quanto la politica stessa a volte sembri riconoscere. Bisogna ricominciare da lì: avere fiducia, smettere di credere che sia sempre colpa degli altri e che siano quindi gli altri a dover risolvere i nostri problemi».
Quali sarebbero le sue priorità se fosse eletta?
«La protezione del territorio e l’adeguamento all’emergenza climatica, assolutamente trascurati negli ultimi decenni: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma è altrettanto urgente anche la situazione socioeconomica. Abbiamo salari troppo bassi, un ceto medio sempre più sotto pressione, e una gioventù che fatica a restare o a tornare in Ticino perché non ne trova le condizioni. Serve una svolta salariale, e un’altra politica fiscale. E poi, al di sopra di tutto, c’è la questione istituzionale. La crisi è in atto da tempo, ma si è acuita negli ultimi mesi. Bisogna assolutamente ricostruire la credibilità e la fiducia, con trasparenza e responsabilità».
Molti scandali hanno segnato questa legislatura. Che insegnamento trarre da tutto ciò? E, da osservatrice esterna, che sentimento le lascia questa legislatura cantonale?
«Lascia un po’ di amaro in bocca. Chi esercita una funzione pubblica ha una responsabilità particolare. Chiunque può sbagliare – non siamo infallibili – ma quando succede è necessario essere trasparenti e assumersi le proprie responsabilità. E allo stesso modo, anche le istituzioni devono garantire che le regole valgano per tutti: dal semplice cittadino al capo dipartimento. Più di una volta si è avuta purtroppo l’impressione che la priorità non fosse fare piena luce con la necessaria rapidità e trasparenza. Con conseguenze evidenti sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Una delle grandi sfide della prossima legislatura sarà proprio quella di ricostruire quella fiducia».
Una domanda quasi d'obbligo: il caso Sirica, che riguarda un esponente di spicco della sua area. Ha commesso una grave infrazione al codice della strada, ma va riconosciuto che è stato trasparente. È qualcosa che imbarazza il fronte rossoverde o pensa che la questione sia in qualche modo già chiusa?
«Non sarebbe corretto trasformare quella che è una responsabilità individuale in un giudizio su un’intera area politica. La giustizia farà il proprio corso, come è giusto che sia. Considerato che è un personaggio pubblico, è anche comprensibile che se ne discuta. Auspico, però, che durante la campagna ci si possa concentrare sui temi che contano per il Ticino piuttosto che lasciare che vicende personali monopolizzino lo spazio politico e mediatico».
