Ha guidato per anni senza patente

Guidare macchine senza essere in possesso della licenza di condurre era diventata una prassi quotidiana per l’imputato. Le utilizzava per «andare a lavorare» e per oltre due anni ha giustificato, soprattutto a se stesso, il suo agire illecito utilizzando questa scusa, come da sua stessa ammissione fatta sia in sede d’inchiesta sia davanti alla Corte delle assise criminali. Corte che si è dovuta chinare su tre distinti atti d’accusa, stilati da altrettanti procuratori pubblici – Valentina Tuoni, Roberto Ruggeri e Claudio Luraschi – e tutti riconducibili al 21.enne cittadino svizzero, che tra il 2023 e il 2025 ne ha combinate di tutti i colori. E questo malgrado avesse sulle spalle vari incarti aperti e una condanna nel canton Uri. Ma l’imputato non è stato giudicato colpevole «solo» dei reati di grave infrazione alle norme della circolazione, ripetuta guida senza autorizzazione e furto d’uso (ha quasi quotidianamente utilizzato la macchina di sua madre, ndr), bensì anche di truffa per mestiere e appropriazione indebita. Per quasi un anno, infatti, ha fatto credere a dei conoscenti di essere attivo nell’ambito della compravendita di gioielli e di essere in grado di conseguire lauti guadagni da tale attività. In un caso, ad esempio, si è fatto consegnare da una persona due collane, una spilla, un orologio Cartier, sei anelli e un paio di orecchini al fine di fare valutare la merce da un compro-oro. Il risultato? I gioielli sono stati sì venduti, ma il guadagno è finito dritto nelle tasche dell’imputato, che in seguito si è reso irreperibile. Con questo agire, reiterato, ha cagionato un danno al patrimonio di terzi per oltre 19 mila franchi. «Per tutti questi anni ha fatto quello che voleva, ora è il momento di smetterla», lo ha ammonito il presidente della Corte, il giudice Amos Pagnamenta, prima di condannare il 21.enne a 30 mesi, di cui 6 da espiare e il restante sospeso per 4 anni. Durante la lettura della sentenza, Pagnamenta si è soffermato parecchio sui reati di circolazione stradale. E il motivo è presto detto: «Di fatto, se uno non ha la patente non guida, punto. In due anni si è reso autore di due incidenti e due superamenti di velocità: ha dimostrato di non curarsi minimamente delle regole, oltre a una totale incapacità di volersi adattare alle norme della circolazione. In aggiunta, nemmeno la condanna comminata nel canton Uri è servita come deterrente». Anche la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, nella sua requisitoria, ha calcato la mano sulla «totale mancanza di presa di coscienza» dell’imputato, «incurante del pericolo che rappresentava per gli utenti della strada». Il legale del giovane, l’avvocato Davide Pedrotti, ha di contro contestato «la narrativa dell’accusa che pretende di trasformare l’immaturità impulsiva di un giovane adulto in una professione criminale. Il mio assistito è stato prigioniero di una percezione distorta, ha perso la bussola e oggi sta cercando di ritrovarla». Vani i tentativi del difensore di chiedere il proscioglimento del 21.enne da alcuni capi d’imputazione.
