In aula

Ha rubato anche nelle casette al parco Ciani

Condannato ed espulso un ventottenne cittadino italiano che ha commesso diciotto furti con scasso in quattro mesi: ad essere presi di mira negozi, vetture ed esercizi pubblici – Gli servivano soldi per comprarsi la droga
© CdT/Archivio
Valentina Coda
01.09.2026 17:10

Quattro mesi, quattordici accusatori privati, diciotto casi di furto con scasso, almeno trentaseimila franchi di refurtiva e un danno complessivo di oltre ventottomila franchi. Dice di essersi reso conto di aver toccato nuovamente il fondo solamente dietro le sbarre, il 28.enne cittadino italiano residente a due passi dal confine che ha dato del filo da torcere alle autorità tra gennaio e aprile. In correità con altre persone e sotto l’effetto di alcol, droghe e medicinali ha rubato di tutto e di più pur di rimediare del denaro per pagarsi lo stupefacente, di cui era dipendente. A essere presi di mira negozi ed esercizi pubblici, ma anche vetture e le casette in legno poste all’interno del parco Ciani durante il periodo natalizio. L’uomo forzava serrature e lucchetti con il trapano, spaccava porte vetrate con estintori (rubati) e spranghe di ferro, rubava casse registratrici, alcol, cibo, sigarette, computer e cellulari. In un episodio ha sottratto una macchina nel garage di un privato a pochi passi dal centro di Lugano ed ha varcato il confine, finendo poi intercettato dalle autorità italiane. «Ha dimostrato anche dimestichezza e spavalderia durante i colpi se si pensa che in alcuni furti ha indossato una parrucca da donna per depistare le telecamere di videosorveglianza. Ha smesso di delinquere solo quando è stato arrestato», ha rilevato il procuratore pubblico Pablo Fäh prima di chiedere alla Corte delle assise correzionali di condannare l’uomo – con una sfilza di decreti d’accusa alle spalle – alla pena di 12 mesi, oltre all’espulsione dalla Svizzera per 5 anni. Una richiesta, quella del pp, diametralmente opposta a quella del patrocinatore del 28.enne, l’avvocato Maximilian Gianora, che si è battuto per la scarcerazione immediata del suo assistito in quanto «la pena già sofferta è abbastanza» e ha chiesto che gli venisse riconosciuto il sincero pentimento. Inoltre Gianora, nella sua arringa, ha puntato il dito contro lo Stato, più precisamente contro il sovraffollamento delle carceri. «L’imputato è stato posto in carcerazione preventiva, ma considerato che la Farera era completamente occupata è stato costretto a rimanere nelle celle della polizia di Lugano per quattro giorni. Stiamo parlando di una violazione dei diritti fondamentali del mio assistito ed è inaccettabile che lo Stato, per mere esigenze logistiche, non sia stato in grado di garantire delle misure adeguate». Niente da fare. La Corte, presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi, non ha accettato questa attenuante, così come quella del sincero pentimento, seppur prosciogliendo l’imputato da un paio di episodi di furto in virtù del principio in dubio pro reo. La pena comminata, comunque, è sostanzialmente in linea con quanto proposto dalla pubblica accusa: 11 mesi interamente da espiare e l’espulsione dalla Svizzera per 5 anni. Un allontanamento forzato, quello imposto dalla Corte, già espresso dal 28.enne in sede d’interrogatorio. «Non voglio mai più mettere piede in Svizzera». 

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