«Ha violato una bambina mentre dormiva nel suo letto»

«Ha violato una bambina che stava dormendo nel suo letto e che pensava che fosse la mamma a toccarla. Non una persona sotto un pesante influsso di cocaina e di cui si fidava. Quella stanza, quel posto, è sacro, e rappresenta un angolo del mondo in cui un bambino si sente al sicuro e protetto». Le parole della procuratrice pubblica Anna Fumagalli fanno ben comprendere la natura – e le conseguenze – di quanto successo quella notte in un’abitazione del Luganese. Sono da poco passate le 23.30 del 5 giugno dell’anno scorso. Lei, una bimba di 11 anni, sta dormendo nella sua stanza. Lui, un 45.enne ticinese e allora compagno della madre, entra nella camera della piccola e inizia a toccarle le parti intime finché non si sveglia. Ma non ha intenzione di smettere: le abbassa ripetutamente i pantaloni del pigiama e la palpeggia nuovamente. Dopo il rifiuto della minore, sia fisico sia verbale, e essersi messa a piangere, l’uomo le offre 50 franchi per ottenere il suo consenso, chiedendole però di non dire nulla alla madre – che si era brevemente assentata dall’abitazione – dell’accaduto.
Dall’ammissione al blackout
La dinamica, così come i fatti che hanno portato l’uomo alla sbarra dopo la denuncia dell’ex compagna (presente in aula), sono stati sì ammessi dall’imputato, ma non prima di trincerarsi dietro a «contraddizioni grandi come una casa», per dirla con le parole del giudice della Corte delle assise criminali, Curzio Guscetti. Ad esempio, il 45.enne ha dichiarato di «non ricordare niente prima che la bambina si mettesse a piangere» e di avere «dei flash e dei vuoti di memoria», nonostante fosse reo confesso e avesse accettato il contenuto dell’atto d’accusa. «Ha detto di non ricordare nulla, ma due giorni dopo i fatti ha rilasciato dichiarazioni molto precise e dettagliate, facendo anche un disegno della cameretta della bambina, dove dormiva e in quale posizione – l’ha incalzato Guscetti –. Si ricorda cosa è successo, sebbene con delle sfumature, oppure ha mentito anche oggi durante il dibattimento?». Con le spalle al muro, alla fine l’uomo ha ammesso interamente la dinamica dei fatti, venendo in seguito condannato per atti sessuali con fanciulli, consumati e tentati, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e coazione sessuale a 18 mesi, che sono stati sospesi per dare seguito all’esecuzione di un trattamento stazionario. Inoltre, oltre al divieto di contattare e avvicinarsi alla vittima, la Corte lo ha anche interdetto a vita dall’esercitare attività implicanti un contatto regolare con un minore (l’uomo svolge un’attività professionale di formazione di giovani, ndr). La pena è frutto di un accordo pattuito in precedenza tra la pubblica accusa e il patrocinatore dell’uomo, l’avvocato Stefano Camponovo. Nella commisurazione della pena sono state tenute conto di alcune attenuanti, come la scemata capacità di agire al momento dei fatti e di valutarne il carattere illecito, la scemata imputabilità di grado medio e la collaborazione in sede d’inchiesta. «Con il suo agire l’imputato ha colpito due beni fondamentali e giuridicamente protetti: da una parte ha leso l’integrità fisica della giovane minando la sua libertà di autodeterminarsi, dall’altra ha inciso sullo sviluppo personale e sessuale della piccola. La colpa dell’imputato è grave perché ha agito per dare sfogo a biechi istinti sessuali sfruttando la vulnerabilità della piccola che dormiva. E il suo comportamento appare più incredibile tenuto conto che egli ha sacrificato il benessere della piccola nonostante il suo ruolo quasi genitoriale», ha osservato Guscetti durante la lettura della sentenza.
Nel procedimento, madre e figlia si sono costituite accusatrici private. Il loro difensore, l’avvocato Carlo Borradori, ha parlato di una bambina che «in un momento di massima beatitudine non poteva immaginare che l’imputato sfogasse le sue turbe sessuali su di lei». Inoltre, rivolgendosi alla mamma della bimba, Borradori si è chiesto «cosa c’è anche di peggio per una madre, che ha fatto entrare in casa il suo compagno e gli ha fatto conoscere i figli, venire a sapere quello che ha fatto?».
