La storia

«Ho un tumore al colon», la truffa che tocca l’emotività

A Simonetta Cereghetti, titolare della Cereghetti bibite, negli scorsi giorni hanno hackerato l’indirizzo mail: «Ho un brutto male, mi serve un favore» – Un raggiro che mirava a ottenere soldi tramite tessere ricaricabili
Stefano Lippmann
31.07.2026 06:00

«Volevo sapere come stavi e avevo anche una questione importante da discutere con te». È questo il contenuto della mail che hanno ricevuto - la sera del 27 luglio - clienti e conoscenti di Simonetta Cereghetti, titolare della Cereghetti bibite di Rancate, ditta conosciuta e attiva da oltre cinquant’anni. Chi ha dato seguito alla missiva si è in seguito trovato con l’amara e preoccupante notizia: «Mi è stato diagnosticato un tumore del colon-retto allo stadio 2. Non volevo parlarne perché la diagnosi deve ancora essere confermata, tuttavia vorrei che rimanesse riservata». Un fulmine a ciel sereno seguito dalla richiesta di fare un favore alla titolare. Quale? «Avrei bisogno di alcune carte di ricarica iTunes». Quattro, per la precisione, da 200 franchi l’una, oppure «quelle che riuscirai a prendere subito». Con la promessa finale: «Ti rimborserò al più tardi la settimana prossima».

Una vera e propria truffa. Simonetta Cereghetti - che non è afflitta da alcun brutto male - ha deciso di raccontare al Corriere del Ticino quanto le è accaduto «per sensibilizzare le persone a fare molta attenzione. Non vorrei oltretutto che altre persone venissero truffate».

L’inganno, soprattutto in rete, è sempre in agguato. E poi anche perché - aggiunge - «una persona che riceve una comunicazione di questo tipo può andare in panico, non lo trovo giusto». A Simonetta Cereghetti, la sera del 27 luglio, è stato hackerato l’indirizzo mail che viene pure utilizzato dai clienti per le ordinazioni. La prima mail - quella, se vogliamo, esplorativa - è stata in effetti inviata con il suo indirizzo. La seconda e la terza invece, riportavano un indirizzo molto simile ma a conti fatti diverso. Quanto basta per tentare di portare a termine la truffa e riuscire a ottenere soldi. Il tutto facendo leva sulla preoccupazione e sull’emotività. «È stato abbastanza imbarazzante - confida Cereghetti -. Non è stato piacevole. Le persone che mi conoscono - continua il racconto - si sono allarmate e preoccupate». Ma non solo. «Una persona anziana mi ha telefonato dicendomi che non aveva così tanti soldi, ma che se fosse servito mi avrebbe aiutata».

Dal 27 luglio le telefonate in arrivo in ditta non sono mancate: «Tre giorni d’inferno e ancora oggi ci sono persone che chiamano».

Anche perché, ravvisa la nostra interlocutrice, non è stato facile intervenire tempestivamente. «Appena ci siamo accorti del raggiro volevamo mandare subito una mail con la quale mettevamo in allerta i destinatari, ma purtroppo il servizio non funzionava. Il gestore, nel nostro caso Bluewin, ci ha bloccati». La titolare si è inoltre rivolta alla Polizia, ma non è facile risalire agli autori del tentativo di truffa.

«È davvero brutto prendersi gioco della gente in questa maniera» chiosa Cereghetti. Un pensiero, infine, anche ai clienti che si sono preoccupati e che hanno subito, loro malgrado, il tentativo di raggiro.