Hotel: una corsa a due velocità per sfruttare il potenziale ticinese

Andiamo dritti al punto: il settore alberghiero ticinese sta viaggiando a due velocità ed è inutile girarci intorno. Ci sono tanti, anzi tantissimi alberghi in vendita, basta fare una breve ricerca su un sito dedicato alla compravendita immobiliare per rendersene conto. Si trovano prevalentemente nel Sopraceneri, in particolare nel Locarnese. Ma è altrettanto sotto gli occhi di tutti il fermento che vive parte del settore. La cronaca ci parla spesso di grandi progetti e imprenditori che puntano sul nostro cantone portando una ventata di aria nuova (e internazionale). E il Luganese è terreno fertile per questa rilettura. Ma in fin dei conti, qual è lo stato di salute del settore alberghiero della Svizzera italiana? «Generalizzare non si può», mette le mani avanti la presidente di HotellerieSuisse Ticino, Sonja Frey. Ogni regione ha le sue caratteristiche, vero, ma è altrettanto vero che «un cambio generazionale è in atto». Più che di limiti occorre però parlare di opportunità, perché il «potenziale c’è» malgrado alcune strutture vivano un momento più difficile di altre. Quelle che sentono il peso degli anni, ad esempio.
Ostacoli e limiti
Il mondo del turismo è sempre più competitivo. La reputazione e l’attrattiva di una struttura ricettiva passano dalle recensioni e quindi da internet. Per offrire al cliente ciò che cerca occorre da una parte fare promesse e dall’altra mantenerle. Un’equazione che non può prescindere dall’investire nelle competenze e dal disporre dei fondi per farlo. Alcune strutture, per conformazione e caratteristiche, faticano però più di altre a investire nel cambiamento. A pesare sono vari elementi, tra cui il fatto che «le normative diventano sempre più complesse e gli investimenti necessari per rispettare tutti i requisiti, ad esempio in materia di sicurezza, rumore e igiene, possono essere considerevoli. Sono però interventi necessari per ottenere le autorizzazioni e poter continuare a gestire una struttura», osserva Frey, che è anche direttrice dell’Hotel Ascovilla. Tradotto: quelle «meno moderne sono sicuramente più confrontate con queste complicanze. Per le piccole realtà si aggiunge poi un’altra difficoltà. È più difficile ottenere un finanziamento bancario rispetto a una struttura più grande, e questo può rendere ancora più impegnativo investire nella modernizzazione e nello sviluppo dell’attività».
A intrecciarsi sono quindi due aspetti: quello umano e quello finanziario. Emerge chiaramente anche dalle parole di Nadia Fontana-Lupi, direttrice dell’Organizzazione turistica regionale Mendrisiotto e Basso Ceresio, alla quale abbiamo posto la stessa domanda iniziale. Come sta il settore? È in difficoltà o assistiamo «solo» a un cambio generazionale? Il nodo, inutile nasconderlo, è «sempre quello della gestione. Occorrono visione strategica di sviluppo e accoglienza, servono persone chiave con ruoli specifici come revenue manager o venditori. Oggi il mondo alberghiero non è più quello di una volta e non possiamo più aspettare il cliente che arriva: un discorso legato alle competenze è quindi indispensabile e spesso nelle strutture medio-piccole (e in Ticino ce ne sono diverse), queste competenze mancano. Le risorse costano e quando le strutture sono piccole incidono sui costi».
Risorse e visioni
C’è però un’altra faccia della medaglia. Raffigura chi possiede queste risorse e in Ticino ha deciso di farle fruttare. Gli esempi, ultimamente, si sprecano. Parliamo, ad esempio, dei 52 milioni che verranno investiti nella ristrutturazione di due hotel storici di Lugano come Villa Sassa e Villa Principe Leopoldo. Oppure dei vari progetti targati Artisa in più località del cantone. Ma anche di quello a caratura internazionale che si vorrebbe realizzare nel quartiere di Loreto. A tal proposito, la presidente di HotellerieSuisse Ticino non nasconde il proprio entusiasmo. «Penso che sia un grande arricchimento sia per il Ticino sia per Lugano, soprattutto perché non si tratta semplicemente di un albergo. Il progetto offrirà infatti anche alla popolazione locale la possibilità di approfittare di ristoranti, negozi e altri servizi, tutti riuniti sotto lo stesso tetto. Naturalmente non è la prima catena alberghiera ad arrivare a Lugano, ma credo che le catene internazionali siano benvenute, perché portano una nuova dinamica e soprattutto una clientela internazionale. Si tratta spesso di ospiti che viaggiano durante tutto l’anno e che sono meno influenzati dal meteo rispetto, ad esempio, al turista svizzero». Un concetto, quest’ultimo, molto importante per la nostra interlocutrice. Per sfruttare appieno il potenziale turistico del nostro cantone bisognerà puntare sempre più sulla destagionalizzazione: il Ticino infatti non è soltanto una meta estiva. «La sfida principale rimane la dipendenza dal meteo. Un altro aspetto importante è che molti eventi si concentrano nei mesi caldi e proprio durante le vacanze, quando le strutture alberghiere registrano già un’occupazione elevata. Sarebbe interessante distribuire maggiormente le manifestazioni nel corso della stagione, organizzandone di più, ad esempio, verso la fine dell’estate. Le temperature sempre più miti contribuiscono già di per sé ad allungare la stagione e siamo convinti che ci sia ancora un notevole potenziale di sviluppo, anche durante l’inverno. In quest’ottica, iniziative come "Ticino 365" sono di grande aiuto. Lo stesso vale per Winterland Ascona-Locarno, al quale Ascona parteciperà quest’anno per la prima volta», conclude Frey volgendo lo sguardo al futuro.
Valorizzare le potenzialità
In questo esercizio di analisi del settore alberghiero, devono necessariamente entrare in linea di conto le differenze tra i centri e le periferie. «I centri possono contare sul turismo business e sui tour operator, che sono dei vantaggi, le strutture più piccole sono invece più interessanti per il turista singolo – è la lettura di Fontana-Lupi –. Ma tutto dipende sempre da come ti posizioni e ti presenti. La sfida consiste quindi nel valorizzare le caratteristiche e le potenzialità specifiche delle periferie, come ad esempio le valli, sviluppando proposte adatte al territorio». Essere «periferico», per la nostra interlocutrice, non è quindi necessariamente un limite. Tutt’altro, ma bisogna rimboccarsi le maniche perché «è un mondo davvero complesso». Chi si è mosso in questa direzione è ad esempio l’Albergo Diffuso del Monte Generoso: «Nel Mendrisiotto questo progetto ha cercato di essere un po’ smart per affrontare il nodo dei costi, della visione e delle competenze: mettendo cioè in rete delle strutture dalle caratteristiche simili e uniche. Un’idea che si sta rivelando vincente».
Artioli: «Anche una posizione periferica può diventare punto di forza»
Tra chi ha deciso di puntare sul nostro territrio c’è l’imprenditore Stefano Artioli. E la sua scelta è stata di investire sia in centro sia in periferia. I progetti targati Artisa sparsi tra il Ticino e il Grigioni italiano si sprecano, dalla montagna con il rilancio di San Bernardino scendendo in città, con il Grand Hotel Locarno e la conversione in appartamenti dell’Hotel Bellevue au Lac. Potenzialità uguali o differenti? «Sono potenzialità diverse e complementari – premette Artioli raggiunto dal Corriere del Ticino –. A Locarno interveniamo su una vocazione turistica consolidata; a San Bernardino, nei Grigioni italiani, il rilancio coinvolge insieme alberghi, impianti, ristorazione e attività. In montagna è particolarmente importante che tutti questi elementi crescano in modo coordinato. Ovunque bisogna confrontarsi con i costi di gestione, il rinnovo delle strutture e la stagionalità: anche un luogo bellissimo deve trovare un equilibrio economico. Una posizione periferica può diventare un punto di forza quando natura, tranquillità e qualità dell’esperienza danno all’ospite una ragione precisa per sceglierla».
La domanda, quindi, è spontanea: i progetti di Artisa intendono colmare una lacuna ticinese? Tutt’altro, ci viene spiegato, piuttosto è una dimostrazione che si può investire nel nostro territorio e un incoraggiamento per altri imprenditori. «Il Ticino ha un’ospitalità di grande qualità. Credo ci sia spazio per proposte capaci di collegare soggiorno, cultura, gastronomia e benessere, attirando ospiti anche fuori stagione. Con il Grand Hotel Locarno vogliamo restituire alla regione un patrimonio storico e rafforzarne l’attrattività internazionale attraverso Arabella Hospitality e The Luxury Collection di Marriott. Vorrei che questo progetto fosse anche un esempio concreto per altri imprenditori. Significa incoraggiare nuove iniziative, creando benefici per le attività già presenti e per l’intera destinazione. Un imprenditore desidera investire nella propria terra e contribuire al suo futuro». Una terra in cui Artioli crede fortemente: «La Svizzera italiana riunisce qualità straordinarie: paesaggio, cultura, identità italiana e affidabilità svizzera. È un patrimonio con un potenziale ancora importante da esprimere. Recuperare luoghi di valore e arricchirli di nuovi contenuti può generare lavoro, attrattività e benefici duraturi per un’intera regione. Occorrono investimenti e la capacità di guardare oltre il ritorno immediato».

