I Cantoni sostengono l'intesa, ma il Ticino si è smarcato

«I Cantoni sostengono il pacchetto di accordi Svizzera-UE». Lo ha deciso, a larga maggioranza, la Conferenza dei governi cantonali (CdC), che ha deciso di elaborare una presa di posizione sostenuta da 21 Cantoni (Obvaldo non si è ancora espresso). Tra questi non c’è il Ticino.
Il Consiglio di Stato - al pari dei Governi di Svitto, Nidvaldo e Soletta - si è infatti detto contrario. Non solo, Bellinzona fa anche parte della minoranza che chiede di sottoporre il referendum alla doppia maggioranza. Invece, 15 Cantoni si sono pronunciati a favore del referendum facoltativo. Ne servono però almeno 18 per raggiungere il quorum necessario affinché la CdC possa rilasciare ufficialmente una dichiarazione a nome dei Cantoni.
«Non diamo carta bianca»
«Il pacchetto Svizzera-UE consente di stabilizzare in modo duraturo le relazioni bilaterali e di svilupparle, cosa che i Cantoni hanno costantemente auspicato», ha spiegato oggi Markus Dieth, consigliere di Stato argoviese e presidente della CdC.
Negli scorsi mesi, i Cantoni si erano già espressi sugli accordi tra Berna e Bruxelles, formulando una serie di aspettative. Ora, per Dieth e per la maggioranza dei Cantoni, «i risultati ottenuti dal Consiglio federale, così come le misure di attuazione a livello nazionale, sono conformi alle aspettative».
Tuttavia, la CdC con la sua presa di posizione (di ben 43 pagine) non intende dare carta bianca: i Cantoni dovranno essere coinvolti sia per quanto riguarda la politica estera, sia per quanto riguarda le misure interne. Questa partecipazione, per la CdC, va rafforzata e resa permanente.
Le richieste di Bellinzona
Già a inizio ottobre il Consiglio di Stato aveva lanciato un messaggio alla Conferenza dei Governi cantonali. L’Esecutivo ticinese esprimeva «disappunto» per la «mancata considerazione» di alcuni punti critici, ovvero le richieste di contemplare meccanismi di attuazione a livello regionale della clausola di salvaguardia, di prevedere misure di compensazione interna a favore dei Cantoni particolarmente colpiti (come il Ticino, ndr) dagli effetti negativi di alcune dinamiche bilaterali con l’UE e di sottoporre il pacchetto di accordi al referendum obbligatorio sui generis. Se queste richieste non fossero state prese in considerazione, il Ticino si sarebbe defilato. E così è accaduto.
Stando alla presa di posizione della maggioranza, inoltre, «l’aggiornamento e lo sviluppo degli accordi rafforzano le relazioni economiche dei Cantoni con i Paesi membri dell’UE, in particolare con le regioni frontaliere. Aumentano notevolmente la sicurezza giuridica nel campo della cooperazione istituzionale».
Il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, ha deplorato che alcuni elementi specifici richiesti dal Ticino non siano stati presi in considerazione, «in particolare le preoccupazioni relative alla libera circolazione in generale e alla libera circolazione degli studenti (riguarda la parificazione delle tasse pagate dagli studenti stranieri). Si tratta di una posizione che va contro gli interessi del nostro Cantone». A ciò si aggiunge la questione della doppia maggioranza per il referendum, aggiunge Gobbi.
Valori soglia
Eppure, su una richiesta del Ticino la Conferenza ha voluto prendere posizione: «I Cantoni chiedono che il Consiglio federale – su richiesta di uno o più Cantoni – esamini l’attivazione della clausola di salvaguardia e l’introduzione di misure specifiche a livello regionale. Inoltre, i Cantoni ritengono che il Consiglio federale debba anche esaminare la fissazione di valori soglia e indicatori che tengano conto in particolare della situazione dei Cantoni di confine». Sulla questione, anche i Cantoni dovranno poter dire la loro.
Situazione non paragonabile
Auspicando un chiaro coinvolgimento per l’elaborazione dei valori soglia, la CdC esprime dal canto suo soddisfazione per il fatto che ogni Cantone potrà richiedere l’attivazione della clausola qualora l’attuazione dovesse comportare gravi difficoltà di ordine economico o sociale. «Sì, questo punto ci è stato concesso», riconosce Gobbi, che tuttavia auspicava anche l’introduzione di misure compensatorie per i Cantoni più toccati dagli effetti negativi della libera circolazione. «Già nei bilaterali II il Ticino è stato l’agnello sacrificale: siamo una delle regioni di frontiera più toccate e abbiamo una situazione che non specifica che non è paragonabile ad altre realtà di confine elvetiche». E ora? Il Consiglio di Stato, conferma Gobbi, la prossima settimana risponderà alla consultazione del Consiglio federale facendo anche leva sui punti più critici dell’accordo che gli altri Cantoni non riconoscono.

