I droni che riportano la vela sulle navi

Intervistiamo Aldo Cattano e Michele Zoppi, co-founder della startup Windtracx, una delle 7 realtà che partecipano al Press Start Award 2026, il concorso promosso dal Gruppo Corriere del Ticino e Boldbrain Startup Challenge che premia la startup che meglio saprà trasmettere la propria idea e valore al pubblico ticinese.
Se doveste spiegare la vostra soluzione a chi non è del settore, come la raccontereste in poche parole?
Windtracx costruisce un aquilone-drone autonomo, il Dragonfly, collegato alla nave tramite un cavo. Vola ad alta quota, dove il vento è più forte e costante, e traina l'imbarcazione riducendo consumo di carburante ed emissioni: è come reintrodurre la vela sulle navi moderne, ma senza alberi né manovre manuali, con un sistema automatico pilotato da software. Volando in quota, il drone diventa anche un occhio sul mare: individua imbarcazioni sospette, come quelle della pirateria, fino a 20 km di distanza. Stiamo inoltre integrando una piccola stazione meteo di bordo, che incrocia dati satellitari e misurazioni dirette a 300 metri di quota per migliorare le previsioni meteo locali.
Qual è stato finora il momento più difficile del vostro percorso imprenditoriale, e come lo avete superato?
Il passaggio più delicato è stato ripartire da zero dopo Skypull, la mia precedente startup: ci vogliono forza di volontà, passione e la capacità di crederci fino in fondo. Abbiamo rilevato l'hardware e ricostruito un progetto industriale credibile in un settore, la propulsione eolica marittima, ancora poco conosciuto dagli investitori svizzeri, dimostrando con dati tecnici e simulazioni che la tecnologia funziona davvero prima ancora di parlare di mercato. Ci siamo riusciti lavorando sui fondamentali: un prototipo funzionante, nuovi brevetti che hanno già superato l'esame preliminare dell'ufficio PCT, partnership come quella con Helbling Technik, e la partecipazione a competizioni internazionali, tra cui l'acceleratore Ocean Community Challenge. Il riconoscimento è arrivato anche a livello internazionale, con inviti come speaker a eventi di settore, e in Svizzera, dove Innosuisse ci ha selezionati come startup innovativa, dandoci accesso a Innocheque per una collaborazione con la ZHAW e all'Early Coaching, con il sostegno concreto anche di AWS e SolidWorks.
Cosa vi ha dato l'ecosistema ticinese che non avreste trovato altrove e cosa, invece, vorreste che il territorio offrisse di più alle startup?
Il Ticino ci ha dato uno spazio fisico raro: lo Swiss Drone Competence Center di Lodrino, dove testiamo voli autonomi con vento medio in un contesto regolamentato, a stretto contatto con altre 24 aziende del settore droni. È un vantaggio difficile da trovare altrove in Svizzera, a cui presto si aggiungerà la collaborazione con il dipartimento di sistemi elettronici dell'USI (Prof. Daniele Allegri). Manca ancora capitale di rischio locale disposto a investire in deep-tech: le competenze e gli spazi ci sono, ma per il primo round serio dobbiamo spesso guardare oltre confine. Un ecosistema di investitori ticinesi più maturo su questi settori farebbe una grande differenza per chi, come noi, nasce qui e vuole restarci
Dove vedete la vostra startup fra tre anni, e qual è il prossimo traguardo concreto che volete raggiungere? Tra tre anni saremo un'azienda di 20 persone, con i primi 9 sistemi venduti e il prodotto certificato: un traguardo che ci porterà a essere riconosciuti a livello internazionale come pionieri di questa tecnologia. Ma il vero salto arriverà dopo, con il nostro modello di punta, un drone da 17 metri di apertura alare che ci porterà finalmente a un bilancio positivo. È quel modello che ci permetterà di dare un contributo reale alla decarbonizzazione del trasporto marittimo: meno CO2, meno consumi, meno inquinamento, per un settore che muove il 90% delle merci nel mondo ma che ancora oggi corre quasi interamente a combustibili fossili.
Se poteste "rubare" un superpotere alle altre startup in gara, quale scegliereste?
Le startup che si sono classificate ai primi posti lavoravano tutte su soluzioni per malattie umane: è naturale sentirsi vicini a chi promette di guarirci o di guarire chi amiamo. Noi, invece, lavoriamo per abbattere "solo" il 3% delle emissioni globali di CO2 legate ai trasporti marittimi — un numero che sembra piccolo, quasi astratto. Ma dietro quel 3% c'è l'aria che respireranno i nostri figli e i nostri nipoti, non solo la nostra vita di oggi. Se potessimo rubare un superpotere, sarebbe proprio questo: la capacità di far vedere alla gente che anche un impatto invisibile, distribuito nel tempo, riguarda tutti quanto una malattia — perché il clima che lasciamo in eredità è una questione di salute collettiva, solo con un orizzonte più lungo.
Perché i lettori del Corriere del Ticino dovrebbero votare proprio voi?
Perché vogliamo che il Ticino non sia solo un punto di passaggio, ma il cuore pulsante di questa tecnologia. Il nostro obiettivo è arrivare a 70 persone che lavorano e producono valore qui, in Ticino: stipendi, indotto, competenze che restano sul territorio. Le basi ci sono già: il nostro centro operativo si trova al SDCC di Lodrino, il polo svizzero dedicato ai droni. Ma possiamo fare molto di più, trasformando il Cantone nella capitale europea dello sviluppo dei droni, sfruttando un ecosistema unico che abbiamo già a portata di mano: la SUPSI a Lugano, il Politecnico di Milano a un'ora di macchina, l' ETH di Zurigo poco più lontano. Votare per noi significa scommettere su un futuro tecnologico che cresce qui, non altrove.
Per votare la startup Windtracx, aiutarla ad aggiudicarsi il premio di CHF 10'000 e provare a vincere un buono Digitec di CHF 200.-, visitate il portale di Press Start Award 2026.
