«I permessi di soggiorno? Solo presentando la fedina»

Tutti i Cantoni, per il rilascio dei permessi di soggiorno, devono essere obbligati a richiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale del Paese d’origine o di provenienza del richiedente, o un documento equivalente riconosciuto. È questa, in sostanza, la richiesta contenuta in una mozione appena depositata da Piero Marchesi all’indirizzo del Consiglio federale. Una mozione sostenuta trasversalmente da quasi tutti i consiglieri nazionali ticinesi a Berna (fatta eccezione per Greta Gysin, Verdi) così come da parlamentari UDC, PLR, Centro e PS grigionesi, vallesani e di altri Cantoni.
Ma come si è giunti a questa richiesta? Per il consigliere nazionale democentrista, il sistema svizzero presenta una «falla più che evidente». Per Marchesi, sono essenzialmente due i casus belli che hanno evidenziato un problema: la tragedia di Crans-Montana e la vasta operazione antimafia condotta a Roveredo. «Due eventi di cronaca che hanno fatto aprire gli occhi a molti», commenta al Corriere del Ticino il deputato ticinese. Durante l’inchiesta aperta in seguito al rogo di Capodanno – che ha causato 41 vittime –, è emerso da fonti di stampa che il responsabile del locale avrebbe avuto precedenti condanne in Francia, ricorda Marchesi. Situazione simile per il caso della Mesolcina: almeno una persona coinvolta nella vasta operazione antimafia (riciclaggio e traffico di droga) era residente a Roveredo e si era vista respingere dal Canton Ticino la domanda di permesso di soggiorno a causa di precedenti penali. Tuttavia, il permesso è stato concesso nei Grigioni, «dove la verifica non viene richiesta sistematicamente», prosegue il consigliere nazionale. «Questi due fatti di cronaca dimostrano che la Svizzera ha bisogno di regole chiare, valide per tutti i Cantoni. E non si tratta certo di una proposta fatta contro gli stranieri: va a tutela della sicurezza interna dei cittadini». Secondo Marchesi, infatti, la sicurezza pubblica non può dipendere da prassi cantonali divergenti. «Non è accettabile che una persona ritenuta non idonea in un Cantone possa ottenere un permesso in un altro semplicemente perché i controlli sono meno severi e meno completi».
Ci si muove in ordine sparso
Occorrono dunque regole chiare e uniformi. «Chi chiede di soggiornare in Svizzera deve dimostrare di non avere precedenti incompatibili con l’ordine e la sicurezza pubblici, tanto nel Paese d’origine o di provenienza quanto, in caso di rinnovo, in Svizzera», sottolinea Marchesi nella mozione. «L’obbligo di richiedere il casellario giudiziale costituisce uno strumento minimo di prevenzione, di protezione della popolazione e di credibilità di uno Stato». Secondo la mozione, come visto, non solo in caso di nuovo permesso, ma anche in caso di rinnovo va inserito l’obbligo di richiedere l’estratto del casellario giudiziale. «La proposta, inoltre, non aggiunge burocrazia», osserva ancora Marchesi. «È il richiedente che deve produrre la documentazione necessaria nel suo Paese d’origine».
Rimane però da chiarire la questione «legale». Come visto, alcuni Cantoni richiedono tale documento a chi fa domanda di soggiorno, altri no. Le norme ticinesi in materia prevedono la sistematica richiesta dell’estratto del casellario giudiziale malgrado siano in linea di principio vietati dagli accordi bilaterali. Come uscirne? Per il deputato democentrista, al di là dell’ampia adesione alla mozione, il tema richiama esclusivamente la politica interna di sicurezza. «La mozione va a tutelare i nostri cittadini, e non va dunque interpretata come una proposta contro gli stranieri che intendono risiedere in Svizzera».
