I tassisti ticinesi intasano Piazza Governo: «La politica è serva di Uber?»

Da un luogo completamente vuoto a causa della canicola, poco dopo le 14 Piazza Governo a Bellinzona si è riempita in pochissimi minuti. Alcune decine di Taxi si sono presentati davanti a Palazzo delle Orsoline per protestare contro la piattaforma internazionale Uber. E gli striscioni srotolati attorno alle vetture, essenzialmente, lanciavano un messaggio parecchio chiaro: «Stop alla concorrenza sleale; Costi svizzeri, tariffe no; Uber=no tasse, no AVS, no contributi=sfruttamento». E ancora, una domanda rivolta alla politica: «Il Governo è servo di Uber?».
In sintesi, infatti, i professionisti del settore lamentano tariffe (imposte da Uber) che, in Ticino, non permettono più loro di vivere nel nostro territorio. «Il problema principale sono le tariffe. Le hanno portate a un prezzo che non è sostenibile per noi che lo facciamo di mestiere e che paghiamo gli oneri sociali, i contributi e le tasse in Svizzera», ha spiegato a tal proposito Suzanna Miljkovic, che si è fatta portavoce della protesta. «In Sicilia la corsa minima di Uber sono 18 euro. In Ticino sono invece 9 franchi. È mai possibile?», si è chiesta la tassista, per poi affermare: «Non riusciamo più a vivere. Abbiamo perso il 60% del nostro lavoro. Ed è diventato insostenibile».
Le tariffe, ci hanno spiegato i professionisti presenti in piazza, almeno inizialmente erano sostenibili. Tanto è vero che molti tassisti hanno aderito alla piattaforma, utilizzandola a complemento del loro lavoro ufficiale. Ma poi, pian piano, quando il mercato locale è stato conquistato – «su 100 persone che cercano una corsa in stazione a Lugano, 80 prendono Uber», ha raccontato un altro tassista –, sono state diminuite. «La piattaforma – rileva Miljkovic – è entrata con una tariffa giusta, simile a quella dei Taxi di Lugano, dove la corsa minima è di 18 franchi. Uber era entrata con 17 franchi, e quindi diversi tassisti hanno aderito: pur perdendo quel franco, si pensava di poter acquisire un po’ di lavoro. Perché nessuno è contro la tecnologia e l’innovazione». Ma poi, appunto, «hanno fatto la furbata: con il passare dei mesi hanno abbassato le tariffe, due franchi alla volta, e contemporaneamente hanno alzato la loro commissione (ndr. quanto trattiene la piattaforma)». E oggi «siamo arrivati a una corsa minima di 9,30 franchi».
Gli arrivi (problematici) da Zurigo
La nostra interlocutrice racconta poi di episodi di precariato che lasciano l’amaro in bocca. Nell’ultimo periodo, infatti, sono giunti in Ticino pure diversi tassisti dalla Svizzera tedesca. In particolare da Zurigo, dove è stata imposta come condizione per poter operare come autista professionista quella di conoscere il tedesco a livello B1. Trovandosi senza lavoro, molto di essi si sono spostati, giungendo addirittura in Ticino. E alcuni di questi, ha raccontato Miljkovic, per riuscire a sopravvivere «lavorano in Ticino dal lunedì al venerdì, soggiornando magari in cinque o sei in una stanza, o addirittura dormendo nelle stazioni di servizio».

Quali sono, dunque, le richieste dei tassisiti? «Chiediamo l’abolizione di Uber, pur essendo coscienti che è una richiesta impossibile», risponde la tassista. «Ma almeno chiediamo che il Governo imponga alla piattaforma delle tariffe minime». Tariffe minime, va da sé, che permettano di vivere in Ticino.
