I Verdi contro il ritorno al nucleare: «Rösti sabota la svolta energetica»

I Verdi Svizzera e i Verdi Ticino lanciano l’allarme: il Consiglio federale, spinto dal ministro dell’energia Albert Rösti (UDC), apre la porta alla costruzione di nuove centrali nucleari in Svizzera, superando persino i contenuti dell’iniziativa “Stop al blackout”. Una scelta che, secondo gli ecologisti, rischia di bloccare la transizione energetica e di gravare sulle casse pubbliche.
«Albert Rösti sta sabotando la protezione del clima: il nucleare è troppo costoso, troppo pericoloso e ci rende dipendenti da Stati autoritari come la Russia», afferma il consigliere nazionale vallesano Christophe Clivaz.
Il partito cita i costi delle uniche due centrali entrate in funzione in Europa nell’ultimo quarto di secolo: oltre 19 miliardi di euro in Francia e 11 miliardi in Finlandia, a fronte di preventivi iniziali attorno ai 3 miliardi. «È un esempio chiaro di una tecnologia obsoleta e carissima», osserva la vicepresidente dei Verdi Svizzera Samantha Bourgoin.
Secondo gli ecologisti, il nucleare non solo assorbirebbe risorse pubbliche, ma renderebbe più difficile la gestione delle scorie radioattive, problema rimasto irrisolto da quasi 60 anni.
I Verdi ribadiscono che la transizione energetica può essere garantita dalle rinnovabili. «In Svizzera ci sono abbastanza tetti e facciate per produrre elettricità solare in grado di coprire l’intero fabbisogno nazionale», sottolinea la presidente del gruppo parlamentare Aline Trede, annunciando che, se la strada del nucleare sarà confermata, il partito lancerà il referendum.
Una risoluzione in merito sarà sottoposta ai delegati riuniti il prossimo 23 agosto.
Nel comunicato, i Verdi sottolineano anche l’inaffidabilità delle centrali esistenti. La centrale di Gösgen è ferma da tre mesi per problemi emersi durante la revisione, mentre a Beznau entrambi i reattori sono stati spenti all’inizio di luglio a causa delle alte temperature dell’Aare, necessarie al raffreddamento.
«Le centrali nucleari non garantiscono la sicurezza energetica – affermano i Verdi – e con il surriscaldamento climatico la situazione peggiorerà».
Gli ecologisti ricordano infine un recente studio dell’Accademia svizzera delle scienze, secondo cui la costruzione e la gestione di nuove centrali non sarebbero redditizie senza sussidi pubblici e sarebbero soggette a interruzioni sempre più frequenti dovute alle ondate di calore e alla siccità.
«Il ritorno al nucleare è e rimane un no-go», ribadiscono i Verdi Svizzera e Ticino. «L’unica strada percorribile è quella delle energie rinnovabili, a partire dal solare».
