Ticino

ICT, un settore strategico «ma ancora sottostimato»

La sottorappresentazione del settore ICT e digitale nei meccanismi istituzionali legati al mercato del lavoro è una criticità «sempre più evidente»: ATED ha avviato un confronto diretto con il Consiglio di Stato
© KEYSTONE/Gaetan Bally
Red. Online
30.04.2026 10:32

La sottorappresentazione del settore ICT e digitale nei meccanismi istituzionali legati al mercato del lavoro è una criticità «sempre più evidente». Motivo per cui ATED - Associazione  Mantello TECH, ICT e Digital Ticino ha avviato un confronto diretto con il Consiglio di Stato.

Come si legge in una nota di ATED, nella risposta ufficiale, il Consiglio di Stato ha riconosciuto il ruolo strategico della trasformazione digitale e delle tecnologie ICT per lo sviluppo del Cantone, sottolineandone l'impatto su competitività, innovazione e qualità dei servizi. Per quanto riguarda la richiesta di ingresso nella Commissione Tripartita, ha precisato che, secondo il quadro normativo vigente, le nomine avvengono su segnalazione delle parti rappresentate, indicando quindi la necessità di un confronto con gli attori della rappresentanza padronale, nello specifico Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, Associazione Industrie Ticinesi e Società Svizzera Impresari Costruttori Sezione Ticino.

A seguito di questo riconoscimento, ATED è stata invitata a partecipare alla seduta del 29 aprile 2026 della Commissione Tripartita, dove ha presentato il comparto ICT e digitale ticinese. Durante l’incontro, il presidente Luca Mauriello e la direttrice Cristina Boggia Giotto hanno evidenziato un punto chiave, ossia che il settore ICT, oggi, è un'infrastruttura trasversale dell'economia, «ma non è ancora adeguatamente rappresentato nei tavoli in cui si definiscono le condizioni di lavoro». 

Un settore centrale, ma ancora sottostimato

In altre parole, il settore ICT è ancora sottostimato in Svizzera, sebbene oggi conti oltre 260.000 professionisti, pari al 5-6% della forza lavoro, e abbia registrato una crescita superiore al +70% dal 2010. Guardando al nostro cantone, in Ticino si stimano tra i 14’000 e i 18’000 professionisti ICT, distribuiti non solo nel settore «J – informazione e comunicazione», ma trasversalmente in finanza, industria, sanità, pubblica amministrazione e formazione.

Come spiega ATED, questo significa che l'ICT «non è un settore tra gli altri: è una componente strutturale dell'intero sistema economico». Eppure, proprio questa trasversalità porta ancora oggi a una sottostima sistemica del suo peso reale.

Non solo. ATED ha sottolineato come il settore ICT non possa essere ridotto alla figura dell’«informatico generico». I principali framework internazionali e nazionali identificano oltre 200 ruoli distinti, con livelli di responsabilità e competenze profondamente diversi. «Continuare a trattare il comparto come una categoria uniforme significa non coglierne la reale complessità e rischiare di adottare strumenti normativi non adeguati», si legge nella nota. 

Un tema non più rinviabile

E non finisce qui. Nel corso dell'incontro, è emersa un'ulteriore criticità: l’attuale CNL per il settore informatico non riflette il valore reale del comparto. Secondo ATED, un livello salariale minimo non adeguato non è solo una questione retributiva, ma genera effetti concreti e misurabili sul mercato del lavoro e sull’economia. Tra questi, la distorsione della concorrenza, con dinamiche di dumping al ribasso, la fuga e mancata attrazione di talenti in un mercato internazionale, così come il disallineamento tra responsabilità e riconoscimento economico. Ma anche la riduzione della qualità e l'aumento dei rischi operativi, la pressione al ribasso su prezzi e appalti e l'indebolimento del posizionamento economico del settore.

«Un CNL non allineato alla realtà del settore non protegge il mercato, ma rischia di abbassarne qualità, competitività e sostenibilità nel medio-lungo periodo», osserva ATED.

La proposta di ATED

Alla luce di queste criticità, ATED ha avanzato una proposta chiara: «Contribuire, anche in via transitoria e in attesa di eventuali evoluzioni formali da parte della componente padronale, come interlocutore formale di settore ogni volta che vengono trattati temi legati al lavoro ICT e digitale». 

Per ATED «non si tratta di ridefinire gli equilibri esistenti», ma di colmare una mancanza strutturale, portando competenze specifiche in un ambito sempre più determinante per l’economia cantonale.

L’associazione ha ribadito la propria disponibilità al dialogo con tutte le parti coinvolte – istituzioni, associazioni economiche e parti sociali – con l’obiettivo di costruire soluzioni condivise e sostenibili. «Il nodo è chiaro: il settore ICT cresce, aumenta di complessità, diventa sempre più centrale. La domanda oggi non è più se rappresentarlo