Manifestazione

Il 20 novembre sciopero giovanile in Svizzera, Ticino compreso

La coalizione svizzera annuncia iniziative in diverse città contro il riarmo e le politiche di austerità – Nella Svizzera italiana aderiscono GISO, SISA, Sciopero per il Clima e altre organizzazioni
Bellinzona, 22 ottobre 2021, manifestazione giovani per il clima. © CdT/Gabriele Putzu
Red. Online
20.10.2026 10:21

Da Parigi a Milano, da Bruxelles a Lisbona: nelle ultime settimane le piazze europee si sono riempite di giovani e cittadini che protestano per ragioni diverse, ma con un malcontento che spesso ha radici comuni: il carovita, la difficoltà di trovare casa, le scuole sotto pressione e i servizi pubblici in affanno. Non si tratta di un’unica ondata coordinata, e le rivendicazioni non sono ovunque le stesse. Ma il disagio attraversa diversi Paesi, e in alcuni cortei le tensioni sono sfociate in scontri. In questo clima si inserisce anche lo «sciopero giovanile internazionale».

Il 20 novembre, si legge nel comunicato, «chiamiamo studenti, studentesse e giovani di tutta Europa a sollevarsi, scioperare e mobilitarsi» con lo slogan «Lottiamo per il nostro futuro, non per le loro guerre». L’iniziativa coinvolgerà anche la Svizzera e il Ticino: la Gioventù Socialista coordinerà le azioni, che saranno organizzate autonomamente a livello locale. Sono previste manifestazioni in diverse città e mobilitazioni in ambito universitario; per il Ticino, al momento, non sono stati comunicati dettagli su luoghi e orari.

Nella Svizzera italiana la coalizione comprende Gioventù Socialista, Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), Sciopero per il Clima, Gruppo per una Svizzera senza esercito, Gioventù Comunista e Giovani Verdi.

Da Parigi alla mobilitazione svizzera

La notizia – scrive il Tages-Anzeiger – arriva dopo la partecipazione a Parigi di alcuni rappresentanti della Gioventù Socialista svizzera, tra cui il vicepresidente Julien Berthod e Antonin Fournier, dei Giovani Socialisti neocastellani. I due hanno preso parte a un incontro con 27 organizzazioni di oltre dieci Paesi per preparare uno sciopero giovanile internazionale. Secondo Berthod, la coincidenza con la grande manifestazione parigina è stata casuale: ha inoltre riferito di aver partecipato a un corteo autorizzato senza assistere agli scontri.

La protesta contro riarmo e austerità

La coalizione svizzera contesta l’aumento delle spese militari e sostiene che le risorse destinate agli armamenti vadano a scapito di scuola, sanità, protezione del clima e servizi pubblici. Nel comunicato viene citato, tra gli altri, il programma europeo «ReArm Europe» e la spesa prevista per l’esercito svizzero, fino a 29,8 miliardi di franchi nel periodo 2025-2028.

«A una generazione privata di certezze si chiede ora di finanziare persino l’illusione che la sicurezza possa nascere dal riarmo», afferma Yannick Demaria, della Gioventù Socialista, che – come ha riferito Ticinonews – nel fine settimana si trovava a Parigi e si è unito alle manifestazioni di piazza, condannando le violenze ma difendendo le motivazioni alla base delle proteste. Filippo Beroggi, coordinatore del SISA, critica a sua volta i tagli alla scuola e quella che definisce la militarizzazione dell’istruzione.

Le rivendicazioni internazionali

Il manifesto internazionale allarga il campo delle richieste: chiede di destinare più risorse a istruzione, sanità, alloggi e giustizia climatica, e si oppone alla coscrizione e alla presenza di interessi militari nelle scuole e nelle università. Contiene inoltre posizioni contro la NATO e l’imperialismo e chiede di interrompere i rapporti con Stati che il testo considera responsabili di genocidio, citando Israele.

Le iniziative del 20 novembre si inseriscono così in una mobilitazione che, oltre al riarmo, contesta austerità e politiche economiche e sociali.

La mobilitazione si inserisce in una rete europea che riunisce numerose organizzazioni studentesche e giovanili. Il 20 novembre, giovani di tutta Europa sciopereranno contro l’austerità, la militarizzazione e l’aumento delle spese militari, mentre i tagli colpiscono la formazione, la sanità, la protezione del clima e gli altri servizi pubblici. Anche in Svizzera sono già in preparazione scioperi e giornate di mobilitazione in diverse università del Paese.
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