Ticino

Il bilancio amaro degli impianti: «Un’annata da dimenticare»

La stagione invernale ha messo a dura prova i comprensori sciistici ticinesi – Il proprietario della stazione di Bosco Gurin, Giovanni Frapolli, tuona: «Continuare con i finanziamenti senza una strategia chiara non è più sostenibile»
© Ti-Press/Samuel Golay
Matteo Generali
09.04.2026 06:00

La stagione sciistica, con l’arrivo della primavera, è ormai conclusa. Per gli impianti di risalita è quindi tempo di tracciare il bilancio di un inverno tutt’altro che semplice. La stagione fredda, iniziata con il Natale senza neve e senza incassi, aveva fatto scattare subito l’allarme. Poi, a ridosso di carnevale, sono arrivate le nevicate tanto attese, capaci di riaccendere, almeno in parte, le speranze. Una boccata d’ossigeno che ha evitato ulteriori perdite, ma che non è stata sufficiente per cancellare le incognite che continuano a pesare sul futuro del settore.

Nara, Carì e Campo Blenio

Al Nara, in Val di Blenio, il bilancio è a due velocità. Se da un lato la seconda parte dell’inverno ha riportato un po’ di fiducia, dall’altro resta il peso di un avvio a rilento. «La seconda parte di stagione, iniziata a febbraio, ci ha dato soddisfazione. In poche settimane abbiamo registrato numeri superiori alle nostre attese», spiega Matteo Milani, presidente degli Amici del Nara SA. Il problema, però, resta concentrato nei mesi precedenti. L’assenza di neve del periodo natalizio «ha segnato inevitabilmente la stagione in modo negativo e pesa sul bilancio complessivo». Anche la scelta di chiudere l’8 marzo è figlia di questo equilibrio precario: «L’ipotesi di prolungare la stagione è stata presa in considerazione, ma i costi per garantire sicurezza e qualità delle piste sarebbero stati troppo elevati rispetto ai possibili ricavi. È stata una scelta obbligata. Adesso ci prepariamo alla stagione estiva, che negli scorsi anni è stata molto positiva».

Anche il direttore degli impianti di Nuova Carì, Ettore Schranz, sottolinea come le preoccupazioni iniziali fossero concrete: «Temevamo una stagione negativa, e così è stato. Abbiamo trovato il sorriso solamente nel mese di febbraio, durante il quale siamo riusciti a contenere i danni». La seconda parte del periodo sciistico ha quindi permesso di rimettere in carreggiata i conti, almeno in parte, con risultati «paragonabili all’anno precedente». Tuttavia, il calo resta marcato: «I primi passaggi - continua Schranz - risultano inferiori anche del 50-60%». Un contributo importante è arrivato dalla ristorazione e dalle attività alternative che «hanno compensato parzialmente l’assenza di sci nei periodi più difficili» conclude Schranz .

Anche il direttore della stazione di Campo Blenio, Denis Vanbianchi, non ha vissuto una stagione facile, eppure «ce la siamo cavata». Un’annata, come ampiante ribadito, contraddistinta dalla mancanza di neve e sopperita dall’innevamento artificiale, che inevitabilmente ha finito per far lievitare i costi: «Ma è grazie a questo che abbiamo potuto aprire e soddisfare la richiesta, che non è tardata ad arrivare», spiega Vanbianchi. Eppure, a seguito della chiusura dell’8 marzo, vi sarebbe stata la possibilità di riaprire: «È una possibilità che abbiamo vagliato. Ma il gioco, secondo noi, non sarebbe valso la candela. Abbiamo voluto percorrere la strada della prudenza. Inoltre, a marzo inoltrato, il pubblico ticinese svolge molte altre attività: sarebbe stato un azzardo aprire ancora» chiosa Vanbianchi.

Airolo e Bosco Gurin

Anche in Alta Leventina l’inizio di stagione è stato condizionato dalla mancanza di neve. Una situazione che ha inciso direttamente sui primi passaggi, soprattutto durante le vacanze di Natale: «Un periodo che vale fino al 20-25% dell’intera stagione», sottolinea Nicola Mona, direttore di Airolo-Pesciüm. «E, soprattutto, che non è recuperabile: anche con una seconda metà di stagione ricca di neve, i passaggi che ci sono venuti a mancare in quel periodo rimangono persi». La seconda parte dell’inverno, ricca di precipitazioni nevose, ha permesso l’apertura completa del comprensorio, ma il bilancio complessivo resta comunque negativo. Sul prolungamento della stagione, Mona è combattuto: «Abbiamo valutato l’ipotesi, ma la realtà è che con l’arrivo della primavera l’interesse della clientela cala moltissimo. E la Pasqua, in questo senso, non aiuta affatto: il traffico a nord del Gottardo diventa un fattore dissuasivo». A fare la differenza, in questa stagione, sono stati gli eventi: la Coppa Europa di freestyle, i Mondiali junior e i Campionati svizzeri degli atleti paraplegici hanno portato un indotto significativo: «I soli eventi freestyle hanno generato oltre 2.000 pernottamenti e quasi mezzo milione di franchi di giro d’affari tra tutte le parti interessate», conclude Mona. «Considerando che i principali azionisti della società sono i Comuni di Airolo e Quinto, questo aspetto va letto anche in un’ottica territoriale, non solo aziendale».

Decisamente più critico il proprietario degli impianti di Bosco Gurin, Giovanni Frapolli, che non nasconde la propria irritazione per la situazione generale del settore. «Un problema di tutti e che va ben oltre la singola stagione», afferma. «La stagione è iniziata malissimo e i ricavi restano insufficienti». Nel mirino finiscono soprattutto le politiche di sostegno e la mancanza di visione. Secondo Frapolli, infatti, «continuare a finanziare gli impianti senza una strategia chiara non è più sostenibile e i cittadini se ne stanno rendendo conto. O si investe seriamente, oppure bisogna avere il coraggio di dire che alcune realtà non possono più andare avanti». Frapolli, infine, non lesina critiche alla burocrazia: «Per realizzare infrastrutture fondamentali come i pannelli solari o i bacini idrici discutiamo per anni. Nel frattempo, perdiamo e gettiamo al vento milioni di franchi. Oggi sembra che anziché risolvere i problemi li si rincorra, senza affrontarli mai».