In aula

Il brutto giro, la droga e poi il riscatto

Condannata a 18 mesi sospesi una ventinovenne del Luganese che consumava e vendeva cocaina - «La carcerazione preventiva mi ha fatto bene»
(foto archivio CdT)
Chiara Nacaroglu
04.03.2019 06:00

LUGANO - C’è una storia di brutte compagnie, di consumo e alienazione di cocaina ma anche di riscatto dietro al processo che ha avuto luogo nei giorni scorsi davanti alla corte delle Assise correzionali di Lugano presieduta dal giudice Marco Villa. Alla sbarra con la procedura di rito abbreviato una 29.enne del Luganese condannata a 18 mesi di detenzione, sospesi per un periodo di prova di tre anni, perché ritenuta colpevole dei reati di infrazione aggravata e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, guida senza autorizzazione e in stato di attitudine e furto d’uso (per aver sottratto un’auto per farne uso). L’imputata - il cui nome era comparso in altri procedimenti legati al consumo e all’alienazione di droga - in un anno, tra il 2017 e il 2018, ha consumato circa 180 grammi di cocaina e, poco dopo aver iniziato a far uso della polvere bianca, si è data anche all’alienazione procurando a terzi circa 250 grammi di droga in un anno. «Colpa di un brutto giro» è stato detto in aula, dove il consumatore rischia di trasformarsi in spacciatore. Infatti, nell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Pamela Pedretti i nomi dei venditori coincidono in alcuni casi con quelli dei compratori. La giovane - difesa dall’avvocato d’ufficio Luisa Polli - aveva già scontato due mesi di carcerazione preventiva la scorsa estate. «Proprio grazie a quel periodo trascorso alla Farera - ha raccontato l’imputata, - sono riuscita a riprendere in mano la mia vita e riguadagnare la fiducia della mia famiglia». «Lei è un fiume in piena - ha detto Villa alla 29.enne - e mi fa piacere perché di solito in questi casi gli imputati si comportano come pesci lessi. Se in futuro le verrà voglia di ricascarci - ha concluso - pensi a questo processo e non butti via la sua vita».