«Il Cantone non ha dormito: per l’hangar 1 c’erano nuove prospettive»

«Trovo ingiusto accusare il Cantone, affermando che abbia dormito sul dossier hangar 1. Piuttosto all’aeroporto si sono affacciate nuove prospettive che ci vedono direttamente coinvolti ed è proprio su queste ultime che si stava discutendo con Bellinzona. Immagino che quanto accaduto l’altro giorno non farà altro che accelerare i tempi». Sfodera il suo abituale pragmatismo Stefano Buratti, uno dei comproprietari dell’Aero Locarno SA, la scuola di volo passata di mano tre anni fa e che da allora ha allargato notevolmente il suo raggio d’azione (nei prossimi giorni dedicheremo un ampio servizio al tema), acquisendo, fra l’altro, da Ruag tutta l’attività manutentiva a Locarno-Magadino e diventando dunque, di fatto, l’inquilino dell’aviorimessa devastata dalla tempesta scatenatasi martedì, sulla quale ieri è anche stato firmato un atto parlamentare.
«Per fortuna nessun ferito»
Buratti lo incontriamo proprio all’aeroporto cantonale, mentre attorno all’hangar 1, semi scoperchiato, ferve l’attività per allontanare con cautela i detriti, nei quali si trovano anche tracce d’amianto. «Diciamo subito – premette il socio di maggioranza di Aero Locarno – che la cosa più importante è che quanto avvenuto non abbia provocato feriti. Per il resto si rimedierà». Le operazioni di ripristino sono iniziate immediatamente e l’attività della scuola di volo è già ricominciata. «Proprio nello scorso aprile – spiega ancora Buratti al CdT – siamo diventati proprietari, investendo 1,6 milioni di franchi, dell’hangar 4 e la cosa è stata provvidenziale, visto che la gran parte dei nostri velivoli si trova proprio lì e non ha quindi subito danni. Nell’aviorimessa 1 ne avevamo solo uno e anch’esso ha riportato solo lievi conseguenze». L’espansione della società l’aveva anche portata a diventare comproprietaria dell’hangar 5 e sarà proprio qui che lunedì riprenderà il servizio di manutenzione. «Il quale ad oggi – aggiunge il nostro interlocutore – riguarda per l’85 per cento velivoli privati di terzi e quindi esterni alla scuola». Nel frattempo si valuterà con il Cantone eventuali interventi provvisori sull’aviorimessa devastata dal maltempo. «L’ideale per noi sarebbe trovare una soluzione temporanea concretizzabile, possibilmente, già dal prossimo autunno e che copra un periodo di circa due anni». In tale fascia di tempo Aero Locarno spera di dare una spinta decisiva al dossier riguardante la nuova aviorimessa 1. Che i vertici della società hanno ribattezzato hangar 0, «perché – spiega Buratti – avrebbe caratteristiche che vanno oltre quanto pensato finora e sarebbe fondamentale per un ulteriore rilancio dello scalo locarnese». Quale l’idea concreta già messa sul tavolo e sulla quale si era entrati in materia con il Cantone? «La nostra attività – ribadisce il socio di maggioranza di Aero Locarno SA – è in continua espansione e abbiamo nuove esigenze sia logistiche sia di spazio. Già stavamo valutando l’ipotesi di realizzare un nuovo edificio all’aeroporto. Da qui è nata l’idea di sposare le nostre necessità con quelle di Bellinzona, operando di concerto».
Un edificio, tanti contenuti
L’ipotesi è quella di progettare l’edificazione di una nuova struttura che sopra il nuovo hangar contenga anche gli uffici della scuola di volo e del servizio di manutenzione, oltre a camere per gli allievi piloti. «Non solo – aggiunge Buratti – per noi l’ideale sarebbe una totale centralizzazione delle strutture, spostando dunque nel nuovo edificio a Locarno-Magadino pure il simulatore di volo per il quale abbiamo attualmente affittato spazi nella zona della stazione di Mendrisio». Un vero centro polifunzionale, insomma. Per il quale la società ha già qualche idea anche dal punto di vista finanziario. «Stimiamo il costo di realizzazione attorno ai 5 milioni di franchi. Si potrebbe ipotizzare di affidarne la progettazione al Cantone, tramite il credito di 490 mila franchi votato a tale scopo dal Gran Consiglio nel 2018, mentre noi, dal canto nostro, saremmo disposti a finanziarne la costruzione». Tutte ipotesi che saranno discusse a breve con i rappresentanti di Bellinzona.
Il caso sul tavolo del Governo
Inevitabile che quanto accaduto l’altro giorno all’aeroporto cantonale finisse anche sul tavolo del Consiglio di Stato sotto forma di atti parlamentari. Di oggi quello sottoscritto dal gruppo UDC in Gran Consiglio (primo firmatario Tiziano Galeazzi). Oltre alle domande riguardanti i ritardi nella progettazione, interrogativi sono rivolti al Governo anche su presunti mancati interventi di manutenzione straordinaria, sulle coperture assicurative e sul rischio che Bellinzona sia chiamata a rifondere i danni ai proprietari privati (da segnalare, fra l’altro, che tre della dozzina di velivoli che si trovavano nell’hangar sono andati completamente distrutti).
Per concludere val la pena ricordare che l’ormai famoso hangar 1 fu edificato nel 1938, divenne proprietà del Cantone nel 1955 e da allora fu sottoposto a diversi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. «Che avevano però raggiunto il loro limite – sottolinea René Grossi, co-presidente dell’Alba, l’Associazione locarnese e bellinzonese per l’aeroporto, interpellato dal CdT –. Per questo l’avvio della progettazione del nuovo edificio era quantomai urgente. Noi avevamo più volte sollecitato Bellinzona in tal senso e, dopo quanto accaduto, forse lo rifaremo, in modo da evitare che ulteriori ritardi pesino sul futuro dello scalo locarnese».
