Mendrisiotto

Il cartello delle concessionarie era attivo anche a Coldrerio

La COMCO, nel 2022, ha multato per 44 milioni di franchi sette autorivenditori attivi in Ticino colpevoli di mantenere i prezzi di vendita elevati – Una ditta del Distretto si è sempre dichiarata estranea: tesi che non ha convinto i giudici
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Stefano Lippmann
29.07.2026 06:00

Sì, anche un’autoconcessionaria del Mendrisiotto ha fatto parte del cartello illecito che, tra il 2006 e il 2018, ha influenzato i prezzi di vendita di nuovi veicoli a clienti privati e pubblici. Nel 2022, al termine dell’inchiesta, la Commissione della concorrenza (COMCO) ha inflitto una multa di 44 milioni di franchi al Gruppo AMAG e a sette concessionarie attive in Ticino, tra la quali una con sede a Coldrerio. Il cartello comprendeva la cooperazione nell’ambito delle commesse pubbliche, il coordinamento in materia di politica dei prezzi e l’intesa sulla ripartizione del mercato in funzione del territorio nel quale erano ubicate le concessionarie. In particolare l’intesa consisteva nell’astensione reciproca dal partecipare a delle commesse pubbliche al di fuori della zona di rispettiva competenza, dal formulare offerte più vantaggiose a clienti provenienti da territori al di fuori dell’area d’attività e dallo svolgere promozione in zone attribuite ad altri concorrenti.

Al termine dell’inchiesta – denominata «Concessionari Volkswagen» – e una volta annunciata la multa, la governance di AMAG aveva accettato il provvedimento, specificando che «alcuni responsabili dei garage AMAG hanno tenuto in passato un comportamento inaccettabile nel Canton Ticino». Con gran parte delle ditte indagate si era conclusa una procedura di conciliazione. Tre di queste avevano riconosciuto i fatti quando ancora il risultato probatorio dell’inchiesta era provvisorio. Una concessionaria del Locarnese, inoltre, si era pubblicamente scusata con la clientela.

Ricorso respinto

Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda la ditta di Coldrerio, la quale ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo federale che ha emesso la propria sentenza nelle scorse settimane. La realtà attiva nel Mendrisiotto, in sostanza, dinanzi ai giudici ha ribadito la propria estraneità ai fatti e ha contestato il suo coinvolgimento. A suo dire, la ditta aveva sempre stabilito in piena autonomia la propria politica dei prezzi e degli sconti, considerando le tabelle inviate da AMAG come semplici linee guida non vincolanti. Una tesi che, però, non ha convinto i giudici. Secondo il Tribunale, infatti, il semplice fatto di aver ricevuto le tabelle sconti senza mai prendere pubblicamente le distanze dal loro contenuto è sufficiente, secondo la giurisprudenza consolidata, a configurare una partecipazione all’intesa. «Finché un’impresa non respinge attivamente le informazioni ottenute, si presuppone che le abbia accettate», si legge nella sentenza. I giudici, ad ogni modo, hanno riconosciuto un ruolo marginale della concessionaria momò: non aveva preso parte alla componente più grave del cartello, quella relativa alla manipolazione degli appalti pubblici. Il ricorso è stato quindi respinto integralmente e l’azienda (salvo ulteriore ricorso) dovrà pagare la sanzione pecuniaria comminata dalla COMCO — il cui importo esatto non è stato reso pubblico — oltre a una quota dei costi del procedimento pari a 76.000 franchi. Alla concessionaria è inoltre fatto divieto, per il futuro, di coordinare prezzi o spartire il mercato con i concorrenti.