Il caso del ministro maltese porta a una società di Bissone

È passato oltre un anno e mezzo da quando il ministro del Turismo di Malta Clayton Bartolo dovette lasciare l’incarico a causa di uno scandalo che toccò sua moglie. E se ne parliamo oggi, nelle pagine luganesi del Corriere del Ticino, è perché le tracce di quello scandalo portano a Bissone. È sulle rive del Ceresio, infatti, che ha sede la società che ha offerto un contratto di lavoro alla moglie di Bartolo. Lavoro, a mente degli inquirenti maltesi, in realtà fittizio. Un escamotage per tornare nelle disponibilità dei Bartolo parte di un contratto firmato dal titolare di quella società, un ex ciclista professionista italiano, con l’Autorità turistica maltese per promuovere la mountain bike nella regione. Una mazzetta, in altre parole. Un atto corruttivo.
Spedita della documentazione
Il lato elvetico della vicenda emerge da una recente sentenza della Corte dei reclami penali (CRP) del Tribunale penale federale, la quale ha concesso nelle scorse settimane l’invio a Malta di documentazione bancaria relativa al conto da cui è partito il pagamento. La sentenza non è però definitiva in quanto, afferma l’avvocato Davide Corti, legale dell’ex ciclista, è stato inoltrato ricorso al Tribunale federale.
Marito e moglie, si apprende dalla decisione della CRP, sono indagati a Malta per i presunti reati di riciclaggio di denaro, corruzione, malversazione commessa da pubblici ufficiali o funzionari, e appropriazione indebita. Parimenti, risulta fra gli indagati anche l’ex ciclista. Non sono invece aperti procedimenti penali sulla fattispecie in Svizzera. Le Autorità elvetiche si sono quindi limitate a dar seguito alla richiesta rogatoriale giunta dall’isola.
Le posizioni delle parti
Stando a quanto si apprende dalla sentenza riguardante l’evasione della rogatoria, gli inquirenti maltesi sospettano dei 50.000 euro versati dalla società bissonese alla moglie di Bartolo per diversi motivi. Innanzitutto perché la società è stata creata due giorni prima della data segnata sul contratto, «circostanza che suggerisce che la società possa essere stata creata specificamente per facilitare tali pagamenti». Ma non solo. «Gli investigatori - si legge nella rogatoria - sono a conoscenza che l’ex ciclista aveva in precedenza intrattenuto rapporti d’affari con Bartolo e aveva partecipato a numerose collaborazioni con Enti e Autorità di proprietà statale maltese. I profili social dell’ex ciclista mostrano numerose fotografie in compagnia dell’ex ministro». Inoltre, la moglie del ministro «sembra non possedere le qualifiche e l’esperienza necessarie per fornire servizi di consulenza, dato che il suo percorso professionale risulta limitato a mansioni amministrative di base. I compensi di consulenza, pari a circa 8.000 euro al mese, sono ritenuti eccessivi in considerazione dei dubbi relativi alle sue competenze».
Il processo a Malta è pendente, e Bartolo – che continua a fare politica – lo racconta come politicamente motivato: «Si sta suggerendo che essere sposati a un ministro significa automaticamente che non si può lavorare nel settore privato», ha detto polemicamente ad esempio in alcuni post su Facebook ancora negli scorsi mesi. Tutti e tre gli indagati – l’ex ciclista non mette più piede a Malta dall’apertura dell’inchiesta – professano la loro innocenza: il contratto era reale, le prestazioni sono state fornite.
