Lugano

Il Cinema Corso fa 70 anni e c’è l’idea di farlo rivivere

A eccezione del Film Festival Diritti Umani, che usa la sala cinematografica una volta l’anno, da tempo l’edificio progettato dall’architetto Rino Tami è inutilizzato – Nonostante ciò, non è ancora tramontata l’ipotesi di dargli lustro
Il Cinema Corso è stato inaugurato nel 1956. © CdT / Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
21.09.2026 06:00

Inaugurato il 30 ottobre 1956 con il film in prima visione svizzera «L’uomo che sapeva troppo» di Alfred Hitchcock, da anni il cinema Corso di Lugano, situato in via Pioda all’angolo con Corso Pestalozzi, vive in una sorta di limbo. A parte alcuni eventi e rassegne, tra cui ad esempio il Film Festival Diritti Umani (Festival che quest’anno si svolgerà i prossimi 11-18 ottobre e da anni ha scelto il Corso per la sua manifestazione), la sala cinematografica risulta per il resto chiusa al pubblico. Sono insomma lontani i tempi, in cui al Corso – edificio progettato dall’architetto Rino Tami e perciò protetto in virtù della Legge sulla protezione dei beni culturali - non solo si proiettavano film, ma venivano anche organizzati piccoli concerti. A settant’anni esatti dalla sua fondazione però qualcosa si starebbe muovendo.

Secondo nostre informazioni, la famiglia Tami, che è proprietaria della struttura, oggi starebbe seriamente valutando il suo futuro. Una delle ipotesi più approfondite sarebbe quella di farlo rivivere. Sul tavolo vi sarebbero alcune idee sul «come», prendendo come esempio quanto già fatto nel resto del Paese per i cinema storici cittadini.

Se la direzione dovesse essere quella del rilancio, vi sarebbero però prima degli interventi «strutturali» da considerare. Il Corso, così come spiegato due anni fa dal Municipio di Lugano, rispondendo a un’interrogazione di Edoardo Cappelletti (La Sinistra), necessiterebbe infatti di tutta una serie di lavori di manutenzione. «La struttura – scriveva l’Esecutivo nel 2024 – si trova in un pessimo stato di conservazione: bagni da rifare, infiltrazioni d’acqua, sistema di proiezione obsoleto». Detto altrimenti, «gli investimenti per un utilizzo conformi agli standard odierni sarebbero molto ingenti». Palazzo Civico segue infatti da anni il cinema. Tanto che in passato, si legge sempre nella risposta all’interrogazione, ha intavolato diverse discussioni con i proprietari del cinema e la società che lo gestiva per valutare la possibilità di un intervento diretto di presa a carico o nell’acquisto dello spazio. Questo perché il Corso, si specificava, si presterebbe a numerose sinergie sul piano cinematografico e culturale. Ecco perché «il Municipio è disponibile a riaprire il dialogo con la proprietà per valutare i diversi scenari con le diverse implicazioni finanziarie».

La Città insomma è sempre alla finestra. Perché il cinema Corso interessa e piace. E non solo a lei. «Una sua riapertura – scriveva infatti Cappelletti nella sua interrogazione - apporterebbe un prezioso apporto al tessuto culturale cittadino e alla politica della Città in questo ambito», tanto più che «viene sempre più avvertito il bisogno di disporre di un luogo centrale in grado di ospitare le varie rassegne».

A 70 anni dalla sua apertura, una tra le più belle sale in Svizzera (che offre circa 500 posti a sedere) potrebbe molto presto trovare una strada per il suo futuro. Certo, il condizionale è sempre d’obbligo. Anche perché anche in passato si è parlato di un rilancio senza che si sia arrivati a qualcosa di concreto.

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